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23 maggio 2015 , ,

Steve Von Till

A LIFE UNTO ITSELF

2015 - Neurot Recordings
[Uscita: 11/05/2015]

Stati Uniti  #consigliatodadistorsioni

 

steve-von-till-a-life-unto-itself-album-coverCi piace pensare a Steve Von Till come ad un tranquillo maestro elementare che vive con la famiglia nello stato dell'Idaho e che, oltre a suonare nella band post metal Neurosis ed avere pubblicato dischi con il moniker Harvestman, nelle pause di una vita piena di impegni, imbracci la chitarra acustica per cantare un folk lunare.A life unto itself” è il quarto album solista del frontman dei Neurosis, pubblicato a distanza di sette anni dal precedente “A Grave is a Grim Horse”. Anche in questo caso, Von Till prosegue nella declinazione di un cantautorato che attinge alla tradizione blues e folk senza voler nascondere il suo debito di riconoscenza nei confronti di Townes Van Zandt al quale ha, tra l'altro, dedicato “Songs of Townes Van Zandt”, un accorato album di cover reinterpretate assieme al sodale Scott Kelly ed a Scott “Wino” Weinrich. Se da un lato A life unto itself compie uno scatto in avanti rispetto ai lavori precedenti, mantenendosi comunque nel solco di un folk dai toni apocalittici ma con una maggiore ampiezza di registri, dall'altro si pone in un sostanziale continuum rispetto alla monoliticità dei Neurosis, ravvisabile in un suono denso, ieratico e decisamente oscuro. Steve Von Till si cala nei panni di un personaggio che sembra uscito da un romanzo di Cormac McCarthy per raccontare la conquista di una frontiera interiore attraverso il passaggio obbligato nei territori oscuri popolati dai propri demoni. 

 

In questo senso, la musica di Von Till ha una valenza esoterica perché parla attraverso i simboli di quelle inquietudini che sono tracciate nell'inconscio di ciascuno, come a volere richiamare un linguaggio ormai dimenticato che ha lo stesso suono di formule rituali e il steve von tillcalore di un fuoco acceso per tenere lontano i lupi. Le sette canzoni dell'album vivono di sospensioni, di echi lontani strappati al silenzio, di chitarre che si sovrappongono in un lavoro di grande impatto emotivo; la struttura armonica dei pezzi è semplice, tutto ruota spesso attorno alla ripetizione di pochi accordi su cui viene intessuta una stratificazione lenta di suoni. A fare la differenza è la voce di Von Till, con le profondità di una timbrica che ricorda le cupezze di Mark Lanegan e il Tom Waits meno brechtiano. Il disco si apre con la drammaticità di In your wings dove bagliori elettrici si intrecciano alle note dolenti della viola di Eyvind Kang, con la successiva A life unto itself la pedal steel di tthm_ScreenShot20150211at213612Jason Kardong fa da splendido contrappunto ad un cantato di toccante intensità, in cui le increspature della voce di Von Till diventano vere e proprie cicatrici dell'anima. Se A language of blood  è un mantra sciamanico, la ripetizione ossessiva e la cortina di suoni via via più pesanti di Night of the moon tradisce maggiormente l'eredità dei Neurosis. Con A life unto itself Steve Von Till ha pubblicato il disco della maturità, riuscendo a cantare l'oscurità solo per esorcizzare quelle inquietudini che ognuno porta con sé, prima che diventino sabbie mobili.

Voto: 7/10
Giuseppe Rapisarda

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