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11 febbraio 2018 , ,

Afterhours: “Foto di Pura Gioia - Antologia 1987-2017”

Ristampe, Antologie, Box

Uscita: 17 Novembre 2017 - Universal - Box 4 CD (76 brani)

afterhours foto di pura gioiaLa più importante e influente band “alternative” italiana forse di sempre, gli Afterhours, ha compiuto trent’anni nel 2017: per l’occasione Manuel Agnelli e soci hanno deciso di fare un regalo ai devoti fan pubblicando la monumentale antologia “Foto di Pura Gioia - Antologia 1987-2017. Il formato è un quadruplo disco, in cui si ripercorre tutta la storia edita della band milanese con un’importante aggiunta, nel quarto CD, di rarità, demo e chicche inedite scritte da Agnelli nella seconda metà degli anni ’80, quando iniziava a prendere forma il mito italico dell’alternative rock. Una storia intrigante e avvincente, che dopo il 2009 e la partecipazione a San Remo vive un momento di svolta che porterà lo stesso Agnelli ad abbracciare (nel 2016) il mondo del mainstream televisivo accettando la sedia di giudice nel programma X-Factor Italia. L’intento, nonostante il nome degli Afterhours abbia negli ultimi due anni iniziato a circolare con maggior frequenza nel panorama musicale nostrano, non è comunque quello di raccogliere delle hits da classifica che, come lo stesso Agnelli ha sottolineato più volte, non sono mai state una costante nella storia del gruppo. La scelta è di ripercorrere con criterio diacronico le imprese musicali degli Afterhours, partendo dagli esordi fino ai giorni del successo televisivo.

 

manuel-agnelliFin dalle battute iniziali si può apprezzare il primo, epocale, cambiamento nello stile della band, con il passaggio dall’inglese degli esordi indipendenti “My Bit Boy” e “During Christine’s Sleep” (in cui la band si muove tra Velvet Underground e new wave inglese) all’italiano nel secondo disco, “Germi”, contenente oltre la title-track brani come Siete Proprio dei Pulcini, Pop, Ossigeno, Strategie e Dentro Marylin, il pezzo con cui Agnelli e soci iniziarono a farsi conoscere da un pubblico più vasto. Il primo disco della raccolta, e con esso il viaggio negli esordi della band, si conclude con ben otto tracce estratte da quel piccolo capolavoro di violenza rock-psichedelica che fu “Hai Paura del Buio?”: 1.9.9.6, Male di Miele, Rapace, Dea, Pelle, Veleno, Voglio una Pelle Splendida e Sui Giovani d’Oggi ci Scatarro Su. Con il secondo CD la “visita guidata” nell’universo AH si sposta dal terreno del ruvido rock degli inizi sul più conciliante suolo della canzone d’autore, di cui Agnelli resta uno dei maggiori interpreti contemporanei, anche dopo l’esplosione dell’autoproclamatosi afterourhs“cantautorato indie” nostrano. Si arriva così al 1999 e alla pubblicazione di “Non è per Sempre”, album in cui Agnelli prova a dare alla sua scrittura una maggiore fruibilità da parte del pubblico, tirando fuori dal cilindro pezzi di mirabile fattura come Non si Esce Vivi dagli Anni ’80, Le Verità che Ricordavo, Tutto Fa un Po’ Male, L’Estate e soprattutto la title-track, vera e propria gemma in una discografia pressoché sterminata.

 

Il salto nel nuovo millennio fa rima con un altro grande disco, “Quello che Non C’è”, dalla cui title-track è estratto il verso che dà il nome alla raccolta. Di questa preziosa opera compaiono nell’antologia cinque brani (Quello che Non C’è, Bye Bye Bombay, Sulle Labbra, Varanasi Baby, Bungee Jumping), che fanno il paio con i sei brani tratti da “Ballate per Piccole Iene” (La Sottile Linea Bianca, Il Sangue di Giuda, Ballata per la Mia Piccola Iena, Ci Sono Molti Modi, La Vedova Bianca, Male in Polvere). Con il terzo disco si entra nella fase contemporanea della carriera degli AH, contraddistinta da picchi, sperimentazioni e brusche frenate. Nella raccolta spiccano le cinque citazioni dal disco “I Milanesi Ammazzano il Sabato” (dalla title-track a Riprendere Berlino, passando per Musa di Nessuno, È Solo Febbre e Tutto Domani) e le sei canzoni tratte da “Padania” (La tempesta è in Arrivo, Costruire per Distruggere, Ci Sarà una Bella Luce, Nostro Anche se afterhoursci Fa Male, Io So Chi Sono, Padania). Si arriva così all’ultima fatica, il lavoro del 2016 “Folfiri o Folfox”, una cruda e disincantata riflessione sul cancro che rappresenta forse il punto più alto della discografia contemporanea della band lombarda. Sono, infatti, ben otto i brani estratti che trovano spazio nell’antologia: Folfiri o Folfox, Grande, Il Mio Popolo si Fa, L'Odore della Giacca di Mio Padre, Non Voglio Ritrovare il Tuo Nome, Oggi, Né Pani né Pesci, Se Io Fossi il Giudice. In questo capitolo della storia compare anche Il Paese è Reale, il brano con cui gli AH parteciparono al festival di San Remo nel 2009.

 

Nel quarto disco, come detto, sono raccolte alcune gemme nascoste risalenti ai primi passi mossi nell’industria musicale: una vera manna per fan e collezionisti che porta il conto di questa mastodontica raccolta a 76 brani totali. Una sorta di trait d’union tra le molteplici fasi della carriera di una band che più di molte altre è riuscita a usare a proprio favore la liquidità del prodotto musicale odierno, mantenendo sempre una dignità e una coerenza sconosciute a diverse altre realtà italiane. 

 

Riccardo Resta

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