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2 gennaio 2014

Yusef Lateef

Tra Oriente ed Occidente

2014

yusef lateefChattanooga, Tennessee, 9 ottobre 1920 – Shutesbury, Massachusetts, 23 dicembre 2013

 

Il 2013 si chiude con la perdita del più longevo artista jazz in attività: Yusef Lateef (all'anagrafe William Emanuel Huddleston) si è spento a 93 anni dopo una malattia combattuta con grande dignità, quasi sottovoce. La sua vicenda ha attraversato la storia della musica afroamericana con grande coraggio, capace di superare confini (non solo geografici) mai per imporsi, bensì per mettere il suo talento al servizio della cultura musicale della seconda metà del secolo scorso e ancora oltre. Passato attraverso esperienze che ne hanno modellato uno stile unico, sia nella vita che nel suo approccio al pensiero e alla religione islamica, Lateef lascia una traccia feconda per quella nutrita schiera di giovani che si affacciano senza velleità allo studio e alla pratica del jazz, in modo aperto e senza preclusioni. Esponente di quella schiera di musicisti che hanno presto abbandonato i canoni del bebop convenzionale, Yusef ha affermato la propria originalità ispirandosi alle musiche mediorientali, per lui fonte ricca di spunti, da cui ha attinto la capacità di "inventare" nuovi strumenti (quale l'argol, una sorta di oboe) e innumerevoli flauti di legno. Ha definito  nuove scale, pubblicate nel 1981 nel "Repository Of Scales And Melodic1965 - YL Psychicemotus Patterns", opera fondamentale per i sassofonisti e per i polistrumentisti in genere. Nel 1940 si converte alla religione dell'Islam, impegnandosi nella "Comunità Ahmadiyya Muslim" di stampo riformista; cambia il suo nome in Yusef Lateef Abdul. Le ance e i fiati sono i territori elettivi di uno dei polistrumentisti più affermati nella storia del jazz: a 25 anni, dopo aver avviato gli studi di sax alto al "Miller High School" di Detroit si trasferisce dal Tennessee a New York.

 

 

Grazie a Lucky Thompson dal '46 collabora prima con il bandleader Lucky Millinder (rhythm' blues e swing), poi con Hot Lips Page, Roy Eldridge per unirsi nel 1949 al gruppo diretto da Dizzy Gillespie, dove incontra un giovane Coltrane al quale trasmette, ricambiato, le suggestioni e gli insegnamenti della via religiosa e delle discipline orientali; entra a far parte dell'Orchestra di Count Basie. Nel 1950 torna a Detroit per assistere la moglie ammalata e vi resta per un decennio; si iscrive alla Wayne State 1969 - Yusef_Lateef's_DetroitUniversity, dove studia flauto, oboe e composizione; fonda un proprio quintetto, attivo dal 1955 al 1959, comprendente il trombonista Curtis Fuller, Wilbur Harden (tromba), il pianista Hugh Lawson, Ernie Farrow al contrabbasso e Louis Hayes alla batteria (cui succede Oliver Jackson), si esibisce prevalentemente a Detroit, salvo qualche ingaggio a New York e incide una dozzina di album per la Savoy e per la Prestige. Il quintetto muta la sua fisionomia: all’euphonium Bernard McKinney (alias Kiane Zawadi), al piano Terry Pollard, al basso Wiliam Austin e Frank Gant alla batteria. Di ritorno a New York nel 1959-60, dirige un quartetto con qualche fugace apparizione fra il 1959 e il 1961 nell’orchestra di Charles Mingus, nonché nel gruppo del percussionista Michael Babatunde Olatunji (1961-62). Si unisce poi al sestetto di Cannonball Adderley (occasione, questa, per dimostrare il proprio talento di compositore) e prende parte a diverse incisioni e tournée del sassofonista (1962-64); lasciata la formazione di Cannonball compone colonne sonore per il cinema; dal 1963 al 1966 incide per l'etichetta Impulse!

 

 

1963 - YL Jazz_'Round_the_WorldNel 1964 dirige un quartetto con il pianista Barry Harris, quindi un quintetto ancora con Hugh Lawson (piano); sempre più ricercato come insegnante, ha vissuto in Nigeria, come titolare di una cattedra (esercitando, sino alla fine degli anni Settanta, al Manhattan Community College), o negli Stati Uniti, ad Amherst (Massachusetts). Continua a suonare in diverse formazioni, eseguendo quello che egli definisce «una musica autofisiopsichica». Dopo aver acquisito una solida reputazione come musicista decisamente non convenzionale, alla fine degli anni ’80 Lateef si consacra sempre più alla composizione, incidendo una smisurata quantità di album in particolare per la propria etichetta, la YAL (fondata nel 1992), spesso in compagnia di altri sassofonisti come Archie Shepp, Ricky Ford, Chico Freeman e molti altri. Negli anni Duemila, alla soglia dei novant’anni, Lateef ha continuato ancora a registrare dischi, a comporre e a effettuare tournée, un’autentica forza della natura. L'abbiamo ascoltato a Torino, nell'ottobre 2012. Nel 2010 è stato nominato maestro di jazz dal "National Endowment for the Arts". La vicenda artistica e creativa di Yusef Lateef non 2008 - voiceprintssi è limitata alla musica: si è accostato alla pittura, alla poesia e ha pubblicato alcuni libri di narrativa. E' rimasto musicalmente attivo fino a pochi mesi dalla morte: nell'aprile 2013 è apparso a Brooklyn in un programma intitolato "Yusef Lateef : Celebrating 75 Years of Music", esibendosi con il percussionista Adam Rudolph e presentando la prima di due opere, una per quartetto d'archi e l'altra per pianoforte. La musica di Yusef Lateef è sempre stata riconoscibile: al suo interno il jazz, con la sua enfasi improvvisativa melodica e ritmica, ricca di blues, l'originalità della sua opera.

Luciano Viotto

Yusef Lateef  official site  

 

Discografia consigliata

  • Before Dawn: The Music of Yusef Lateef  (Verve, 1957)

  • Prayer to the East  (Savoy, 1957)

  • The Fabric of Jazz  (Savoy, 1959)

  • The Centaur and the Phoenix  (Riverside, 1960)

  • Jazz 'Round the World  (Impulse!, 1963)

  • Psychicemotus  (Impulse!, 1965)

  • The Golden Flute  (Impulse!, 1966)

  • Yusef Lateef's Detroit  (Atlantic, 1969)

  • Autophysiopsychic  (1977, CTI Records)

  • Yusef Lateef's Little Symphony  (Atlantic, 1987)

  • Yusef Lateef Plays Ballads  (Yal, 1993)

  • Beyond the Sky  (2000)

  • Voiceprints  (2008)

 


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