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17 luglio 2016 , , , ,

Alan Vega

Il lato marcio di New York

2016

vega1                                   1938 - 2016 

 

Il primo a renderlo noto è stato Henry Rollins nel suo sito, in seguito alla comunicazione della famiglia: ieri, 16 Luglio 2016, è deceduto a 78 anni Alan Vega (Boruch Alan Bermowitz), compositore, cantante, pittore newyorkese, tranquillamente, mentre dormiva. Se ne va uno dei protagonisti iconici e carismatici (per chi ha seguito anche non assiduamente le sue intense vicende artistiche) della scena punk-new wave-no wave americana della seconda meta del '900...

 

con i Suicide

 

...a partire da quel "Suicide", album fondamentale del 1977 (Red Star Records) inciso col duo omonimo che lo vedeva a fianco del tastierista Martin RevUn'opera di una creatività malata ed attualità sconvolgenti (ancora, più che mai oggi nel terzo millennio!), che suicidesegnerà Vega e Rev a vita, anomala anche per la fervida scena newyorkese che pure aveva avuto prodromi seminali come New York Dolls, Velvet Underground e appena un anno prima Ramones (anche loro con un album omonimo). In quei solchi gli inquietanti, riverberati vocalismi-singhiozzi pseudo-rockabilly di Alan Vega disseminano di chiazze di sangue i minimali incubi suburbani disegnati dalle elettroniche e dalle tastiere iper-ipnotiche di Martin Rev; sino all'allucinata tragedia greca di Frankie che stermina la sua famiglia in preda alla depressione.

 

Solo "The Modern Dance" dei Pere Ubu (l'anno dopo) lascerà nella no wave americana della seconda metà del XX° secolo un'impronta espressionista altrettanto profonda. Che MI0003194214i Suicide fossero realmente degli 'outsiders' incompresi lo dimostravano le reazioni scomposte del pubblico alle loro performances live in quegli anni, osteggiate violentemente. Poi altri tre album, sin dentro i primi anni '90, con ancora freddi splendori espressivi, soprattutto nel secondo "Suicide: Alan Vega/Martin Rev" del 1980 (ZE Records, prodotto da Ric Ocasek dei Cars. Sino ad un inaspettato ritorno nel 2002 con "American Supreme" (Blast First-Mute), strapazzato dalla critica, ma contenente (nonostante ambigue sonorità da dancefloor) molti sprazzi di  moderna genialità hip hop-elettronica. Con modalità diverse i due continuavano nella loro perfida opera di distruzione del sogno americano.   

 

Alan Vega

 

Nelle opere solistiche di Vega si ritrova l'inconfondibile primitivo, orgasmico, vocalismo a strappi, anti-virtuosistico per eccellenza, splendidamente astratto ed approssimativo che aveva caratterizzato i Suicide, accostabile ad altri magnifici newyorkesi (Lou Reed in testa). Vega aveva iniziato la sua carriera a Brooklyn (NY) come artista visuale, era noto vega2per le sue "light sculptures": in qualche modo era riuscito a trasferire quella stessa estetica nelle sue performances vocali. Imperdibili i primi tre album in studio, "Collision Drive" (1981) e "Alan Vega" (1981), improntati ad una sorta di stravolto recupero suburbano del rockabilly e "Saturn Strip" (1983, prodotto ancora da Ric Ocasek), vero sfaccettato capolavoro ancora pregno di umori Suicide. Una incessante inquietudine artistica porta Vega a lavorare per tutti gli anni '90 sfornando dischi eclettici, non sempre a ottimi livelli, come Deuce Avenue, Dujang Prang, New Raceion, Power on to Zero Hour. 

 

vega3Collabora con outsiders come Alex Chilton, Ben Vaughn in "Cubist Blues" (1996, Light In The Attic Records), un disco poco noto, fuori dagli usuali canoni rock, che raccomandiamo di riscoprire. Del 1998 è la coraggiosa partnership, in "Endless", con il duo sperimentale elettronico finlandese Pan Sonic, esperienza che si ripete nel 2005 in "Resurrection River" a nome VVV (Vainio/Väisänen/Vega). Nel terzo millennio,dopo la pubblicazione di "Station" (2007, Mute R.), Vega lavora in "Sniper" vega_03_body(2010) con il musicista/regista/scrittore marocchino Marc Hurtado, autore del documentario sui Suicide "Infinite Dreamers". 

Un viaggiatore visionario, un cavaliere di ectoplasmi metropolitani la cui opera è destinata a rimanere e a scoperchiare le scatole craniche delle nuove generazioni, o almeno così si spera.  

 

 

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Alan Vega Graffiti    

 

LIVE: Bari, Camelot, 28 Febbraio 1985  (Cronaca scritta e pubblicata in origine su un cartaceo barese nel 1985, trascritta e ottimizzata per il web).                                                                    

vegabiglietto

Gli organizzatori di questo concerto (il biglietto originale nella foto a destra), non potevano aspettarsi più di quelle scarse centinaia di persone presenti, eppure la delusione c'è stata lo stesso. Il newyorkese Alan Vega, l'anti-eroe dei mitici Suicide, non ha goduto dello stesso pubblico foltissimo accorso nella stessa sala concerti barese del Camelot poco tempo prima per il 'live' degli inglesissimi Prefab Sprout. L'anglofilìa del pubblico locale ha mietuto una vittima illustre! Gli appassionati presenti si conoscevano più o meno tutti, e avevano una lunga frequentazione d'ascolto con Vega iniziata quasi dieci anni prima. Pur avendo levigato molto, di recente, con il nuovo album "Just A Million Dreams" (Elektra, 1985), la 115482550durezza della sua musica, l'artista non è di quelli che vanno di moda, rimane un personaggio ostico per molti.

Eseguito dal vivo Just A Million Dreams il 28 Febbraio al Camelot, è risultato comunque tutt'altra cosa rispetto alla blanda resa in studio. Gli altri brani proposti erano tratti soprattutto da "Collision Drive" e "Saturn Strip", due delle tre precedenti ottime opere soliste: molto rockabilly servito in quello stile vocale sfrontato, dissennato, percorso da brividi 'sessuali' e rotto da monosillabi allusivi e improvvise urla paniche, che così bene conosciamo dai tempi di brani come Ghost Rider e di quello storico album di 500x500debutto dei Suicide di tanti anni fa. Alan Vega figlio degenere di Elvis Presley? Sì certo, le coordinate stilistiche sono quelle, affogate però dal vivo in una sequela di ritmi elettronici che non danno tregua.

 

La batteria elettronica è in concerto la sua fedele compagna, insieme ad un tastierista e a un chitarrista che ha il rock'n'roll scritto sui polpastrelli. Gelo quindi e angoscia ritmica, ma anche monotonia e staticità eccessive suscitate dall'artificialità del percuotere. Vega vi sopperisce dal vivo R-1350726-1434649771-5720.jpegcon la sua animalità da palco, tutta giocata su un alto tasso di machismo, sul massacro sistematico di asta e microfono, sulle aperte provocazioni ai ragazzi, ma soprattutto i suoi sforzi sono diretti nella ricerca del giusto feeling con il pubblico. Quando ciò non succede, a causa dell'incomprensione della lingua e dell'eccessivo autocompiacimento del front man, lui volta le spalle con palese disprezzo tornandosene sui suoi passi.

Un rapporto di amore-odio col pubblico da sempre nell'essenza stessa del rock'n'roll: Vega è pericolosamente vicino ad esso, in come veste, nell'insolenza dei suoi gesti. Outlaw, Goodbye Darling, Every's A Winner, Ghost Rider,download (1)  questi alcuni dei brani eseguiti più una personale rivisitazione di Born In The USA: il suo riff ridicolizzato da una pianola asfittica, Springsteen messo alla berlina... "Vi piace Bruce Springsteen? Davvero? Beh, andate affanculo lui e voi!". Citazioni poi di Stooges, Doors, Suicide: No Fun, Light My Fire, Frankie Teardrop. Peccato non abbia eseguito l'eccezionale I Believe, e altri brani lenti in cui viene fuori il suo soul stravolto, memore anche degli insegnamenti di Otis Redding. Alan Vega: un grande performer, uno degli ultimi dissacratori del rock'n'roll ancora in circolazione, ecco chi ho avuto il privilegio di vedere dal vivo! 

 

N.B.: si ringrazia Alfonso Massari per aver gentilmente fornito il biglietto originale del concerto del 1985

Pasquale Wally Boffoli

Video

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