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17 novembre 2016 , , , , ,

Leon Russell

Il grande protagonista dietro le quinte

2016

   leon                        1942 - 2016 

 

Impresa non facile quella di sviscerare la figura di Leon Russell nonostante abbia navigato a vele spiegate nel variegato oceano rock degli ultimi quarant’anni. Ancora più difficile farlo per il pubblico italiano che non ha mai visto una copertina della stampa specializzata con il suo barbuto faccione sormontato dall’eccentrico cappello a cilindro, un’intervista esaustiva sulla sua produzione, un suo album in classifica o citato tra quelli imprescindibili della storia del rock nelle varie enciclopedie del settore. Una figura di seconda fila verrebbe da dire, ma preferendo ricorrere a una metafora cinematografica è risaputo che in quel mondo esistono i protagonisti e i caratteristi e che spesso questi ultimi hanno bravura e capacità istrioniche pari o a volte superiori ai più osannati divi dello schermo diventando personaggi di culto che ai protagonisti rubano la scena. Bene, trasportando il tutto nel mondo del rock ecco che il compositore, cantante, arrangiatore, produttore e polistrumentista Leon Russell (basso, chitarre, tastiere) appartiene alla categoria dei migliori caratteristi. Leon Russell nasce a Lawton, Oklahoma, il 2 aprile 1942 dove resterà pochissimo per poi trasferirsi con la famiglia nella più 157470604movimentata Tulsa. Ha solo quattro anni quando comincia a studiare il piano e soltanto sedici quando nel 1958 è già Los Angeles ben inserito nel giro dei musicisti che contano (James Burton in persona gli insegna a suonare la chitarra) e frequentatore studi di registrazioni rinomati quali quelli di Phil Spector.

 

Come si è detto la sua figura nella storia del rock non è stata appariscente come i mostri sacri che tutti conosciamo ma possiede la prerogativa di essere sempre presente nelle grandi occasioni. A metà anni sessanta è lui che suona non accreditato in brani di notevole successo negli USA, tra i quali Mr. Tambourine Man nella versione dei grandi Byrds e arrangia diverse hit di artisti commerciali quali Herp Albert, Bob Lind, Harper Bizarre e altri. Nel 1967 partecipa in modo significativo al primo album di Gene Clark, poi, affascinato dalle tecniche di incisione delle quali è già un esperto, investe i suoi guadagni di turnista e arrangiatore fondando i suoi personali studi di registrazione.

 

Look_Inside_the_Asylum_ChoirNel 1969 incide il suo primo album in comproprietà col chitarrista Marc BennoLook Inside The Asylum Choir”, nel 1970 l'omonimo, bellissimo "Leon Russell". Si unisce per un periodo ai già quasi famosi Friends di Delaney and Bonnie e fa l’incontro che darà più visibilità alla sua carriera: quello con Joe Cocker. Cocker non è molto di più di un bravo cantante inglese dalla voce roca che non sa scrivere una nota o una parola. Ha inciso un discreto primo album di cover in Inghilterra e sta facendo un tour americano per promuoverlo quando la sua strada incrocia 220px-LeonRussellAlbumquella di Leon Russell. Russell scrive per lui la mitica Delta Lady che figurerà tra i maggiori successi di sempre del cantante di Sheffield, produce a Los Angeles il suo secondo album, anch’esso infarcito di cover famose, e soprattutto crea per lui la corposa band Mad Dogs & Englishmen di cui egli stesso fa parte come tastierista e coordinatore. L’attività live dei MD&E, incessante e spettacolare, dà luogo anche alla realizzazione di "Mad Dogs & Englishmen" (1970), un bellissimo e omonimo doppio album dal vivo e di un film che riprende le gesta di quella quarantina di elementi tra madcoristi e musicisti. E’ questo forse il punto più alto della parabola artistica di Russell (e del sopravvalutato Joe Cocker che comunque in questa occasione dà il meglio di sé), il successo di disco e film dischiude altre importanti porte che lo portano a entrare nelle case di Bob Dylan, Rolling Stones, J.J.Cale, Eric Clapton, Ringo Starr, The Band, B.B. King, Frank Sinatra, John Lennon, Ray Charles, Dave Mason, Willie Nelson, Beach Boys, George Benson e mille altri, portando in omaggio quella miscela di blues, country, gospel, e southern rock, che sempre ha caratterizzato la sua musica.

 

Leon Russell 1Ancora nel 1971 partecipa al mitico live “Concert For The Bangla Desh” voluto da George Harrison eseguendo, insieme a Billy Preston, un’infuocata cover di Jumpin’ Jack Flash degli Stones. Gli anni settanta vedono ancora Leon Russell autore di una dozzina di album a suo nome di discreta fattura, ma non imprescindibili nonostante il conseguimento del disco d’oro per almeno un terzetto di loro. Gli anni ottanta, novanta e la prima decina dei duemila lo vedono ancora instancabile autore di album in proprio (in totale raggiungeranno la quarantina), produttore e arrangiatore, ma la stella a cavallo tra i sessanta e settanta si è piuttosto offuscata se non altro a livello di fama e di visibilità al punto che enciclopedie del rock che nel decennio precedente gli dedicavano più di una pagina lo dimenticano completamente.

 

Leon Russell 2Non si dimentica di lui invece Elton John (e qui entriamo in un’aneddotica che merita di essere citata) al quale, durante una vacanza in Africa nel 2010, capita di ascoltare per caso dall’Ipod del suo compagno un CD antologico di Russell che lo fa commuovere e ritornare al tempo in cui il musicista di Tulsa era tra i suoi maggiori idoli. Si chiede che fine abbia fatto il suo maestro ispiratore, fa una ricerca e viene a sapere che Russell non se la passa tanto bene al punto che nei piccoli tour che ancora compie, guida egli stesso il bus e si scarica da solo la strumentazione. Detto e fatto: il baronetto inglese contatta Russell e gli propone una collaborazione per risollevargli le sorti avverse. carneyNel 2010 nasce così “The Union” album intriso di gospel, soul e blues che ottiene una buona accoglienza arrivando al terzo posto in classifica negli Stati Uniti, cosa che a Leon Russell non accadeva dai tempi di ”Carney”, bellissimo triplo album live del 1972. Russell è stato anche un musicista “coverizzato” nel tempo da centinaia di artisti della musica di ogni parte del mondo; tra le curiosità nostrane in questo senso citiamo la cover di Delta lady eseguita da Mina nell’album “Baby Gate” del 1974; ancora Mina omaggia il musicista di Tulsa con la cover di A song for you tradotta in italiano col titolo Quasi come musica nell’album “La Mina” del 1975, mentre Mia Martini fa sua This Masquerade nel live “In Concerto” del 1991. Sarà sempre il devoto Elton John nel 2011 ad introdurre Leon Russell nella Rock & Roll Hall Of Fame.

 

Leon Russell se n’è andato nel sonno il 13 Novembre 2016 poche ore dopo la morte di Leonard Cohen, ma mentre a quest’ultimo i media italiani hanno tributato articoli, ricordi, The Unione riproposte di concerti in televisione, il musicista americano non ha avuto questi onori. E chissà se mai vedremo il film che documenta quasi interamente le registrazioni di “The Union” girato da un regista del calibro di Cameron Crowe che contiene momenti di grande commozione da parte di un Leon Russell riconoscente nei confronti di Elton John “per avergli salvato la vita”, quella vita che pur essendosi adesso definitivamente spenta, risuonerà per sempre nella sua musica. 

 

Pupi Bracali

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