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27 settembre 2017 ,

Charles Bradley

Black Velvet: l’aquila del soul

2017

BRADLEY 3                               1948 - 2017

 

Se avessi avuto questo successo a 25 anni, il mondo non avrebbe saputo cosa farsene di me: oggi conosco così tanto di più e so come affrontare le situazioni”. Così nel 2014 Charles Bradley (5 novembre 1948, Gainesville, FL - 23 settembre 2017, Brooklyn, NY) scendeva a patti con il successo tardivo e un’esistenza errabonda. Cresciuto dalla nonna materna, ignorando chi fosse suo padre, a otto anni ha raggiunto i fratelli a Brooklyn, dove sua madre si era trasferita quando lui aveva 8 mesi. Una sera la sorella lo portò con sé all’Apollo Theatre per assistere a un concerto di James Brown, cosa che gli cambierà la vita; ha vissuto nel Maine, in Alaska, una ventina d’anni nella Bay Area, conducendo anche la vita da homeless, prima di tornare a Brooklyn, dove sua madre si era trasferita quando lui aveva otto mesi.

 

BRADLEY 1Considerato l’erede di James Brown e Otis Redding, soprannominato “The Screamin’ Eagle Of Soul” o “Black Velvet”, Bradley non vide il suo nome stampato sull’etichetta di un disco fino al 2002, quando la solita, benemerita, Daptone gli offrì un contratto e pubblicò il primo singolo, Take It As It Come, seguito da ulteriori 7” fino all’approdo, nel 2011, al formato long playing con il bellissimo “No Time For Dreaming”: una boccata d’aria fresca per gli appassionati di soul, con brani scritti da lui e Tom Brenneck, il deus ex machina della Daptone, che finirono anche nelle colonne sonore di alcune serie TV. L’album finì tra i 50 dell’anno selezionati dalla rivista Rolling Stone e per il Nostro si aprirono le porte del successo, alla verde età di 63 anni. 

 

BRADLEY 2Il successivo lavoro “Victim Of Love” (2013) lo conferma performer notevole e riscuote nuovamente il plauso della critica, ma sarà con il successivo “Changes” che Charles realizzerà il suo capolavoro, contenente quella title track che, trasformando un originale dei Black Sabbath (!), otterrà ammirazione incondizionata. Le sue performance dal vivo lo rivelano vero animale da palcoscenico, uno che dà tutto se stesso, fino all’ultima goccia di sudore. Ma, come nel caso della divina Sharon Jones prima di lui, il destino cinico e baro non gli consentirà di continuare a godersi il successo: proprio mentre l’ultimo disco veniva pubblicato, gli venne diagnosticato un cancro allo stomaco. Operato e giudicato guarito, nel bel mezzo di una tournée, a marzo di quest’anno, la malattia torna a colpirlo al fegato, senza lasciargli speranza. Ci mancherai, vecchio Charles. 

 

Massimo Perolini

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