Migliora leggibilitàStampa
29 giugno 2015

Chris Squire

Al cuore dell’alba

2015

chris-squire                       1948 - 2015

 

Chris Squire (Christopher Russell Edward Squire), famoso musicista, bassista, compositore della seminale progressive band britannica Yes, nato a Londra nel 1948, è morto a 67 anni il 28 Giugno 2015, per eritremia acuta, una rara e grave forma di leucemia che da qualche tempo a questa parte lo aveva visto profondamente segnato nel corpo e in parte anche nello spirito. Uno dei musicisti e compositori più influenti della musica rock, tra gli anni 60 e i primi anni 2000, per quanto l'ultima pubblicazione a nome Yes, nei negozi tra appena 5 giorni e pubblicata dall'etichetta italiana Frontiers, sia il live "Like it is - YES at the Mesa Arts Centre", a testimonianza di un'agguerrita continuità di percorso, purtroppo non sempre vinta.

 

Chris Squire è stato l'unico membro degli Yes presente in tutti gli album della band e tra i bassisti più creativi mai esistiti. Il suo suono, distante miglia dai padri blues, ha profondamente cambiato le coordinate dell'intendere il ruolo del basso nel rock (come poi avrebbe fatto Mick Karn, prevalentemente lontano dai Japan) ed è stato imprescindibile fonte d'ispirazione per musicisti jazz e fusion (Percy Jones quanto Jaco Pastorius), grazie anche ad innegabili doti improvvisative. Le sue geometrie di chitarra basso hanno letteralmente teso solide ragnatele architettoniche in uno spazio sonico carico di vitalità. Il suo “ballare d'architettura” per citare l'ormai abusato (quanto in realtà, ben poco indagato con cognizione di causa) Frank Zappa, era un definire geometrie impossibili, immaginifiche quanto estremamente solide. Chris Squire è stato anche cantante a supporto di Jon Anderson, grazie ad un timbro da voce bianca, conservato fino alla fine. Non è possibile parlare di controtenore, la scuola da cui veniva è proprio quella dei cori liturgici protestanti, per voci di bambini

 

Il gorgoglio tentacolare, proteso verso il cielo, dell'architetto degli Yes

 

squireSquire, come strumentista, aveva chiaramente desunto una modalità propria, non da bassisti, ma da chitarristi, in primis Jimi Hendrix, dal quale aveva raccolto il testimone di un suono raramente puro, profondamente distorto, grazie all'impiego di pedali, un doppio amplificatore e qualsiasi cosa fosse necessaria per un'esecuzione. La sua grandezza, pur dopo la bellezza prettamente americana di "The Yes Album" (1971), emerse nell'album "Fragile" (1971) del gruppo madre, dove si rivelò con un suono inaudito e una tecnica impressionante, che lo portava all'unisono virtuoso con chitarre e tastiere. Memorabile a tal proposito il riff (quasi “fuga”) che caratterizza la magnifica Heart of the Sunrise. Stessa, incommensurabile tecnica fu applicata all'acclamata suite Close to the Edge, dall'omonimo album successivo (1972). Sarà però nel live "Yessongs" (1973) che Squire estremizzerà il suo approccio al basso con un solo (The Fish) devastante, un autentico “buco nero”, che ha come termine di paragone la sola Sailor's Tale dei King Crimson (di due anni prima), con la chitarra-mandolino futuribile di un Fripp dalle dita scorticate, ma dall'animo lanciato verso quelle porte della percezione invocate da Huxley che ben pochi vortici (floydiani, vandergraffiani, dei Popol Vuh, degli Hawkwind, degli High Tide, per citarne alcuni dei più vicini all'idea di “gorgo”) hanno raggiunto. Quella versione di The Fish sarà un autentico monumento al suono e alla tecnica strumentale e rimane tuttora qualcosa di imprescindibile.

 

squire2Seguiranno le parossistiche, ma raggelate, fughe in contrappunto, su "Relayer" del 1974 (incredibile Sound Chaser) con la chitarra acidissima e agilissima, oltre che  inarrestabile, in perenne assolo, di Steve Howe e le tastiere scolasticamente europee del sopravvalutato Rick Wakeman, anche lui “mago” (anche per narcisismo da palco) del suono. Il bell'album (bellissimo, a tratti) "Going for the One" (1977) troverà, come accadrà poi tra la metà degli anni 90 e i primi 2000, un equilibrio corale, ben espresso nella magnifica AwakenCon "Drama" (1980) Squire torna pienamente al centro della composizione degli Yes, che incontrando i Buggles, definiranno una gradevolissima fusione tra soluzioni figlie degli insaziabili '70 e un suono modernissimo, sempre ipertecnologico, ma propulsivo, fatto di scatti, accelerazioni e decelerazioni memorabili, contemporanee, come nella splendida Does It Really Happen? e in Into the Lens. L'alternanza di musicisti nuovi e storici sui dischi a seguire, liti, ripicche tra i titolari del marchio Yes, regalerà singoli dal successo grande quanto insperato (Owner of a Lonely Heart), qualche deja vu piacevole, ma niente di indispensabile.

 

Uniche eccezioni, "Keys to Ascension I" e "II" (1996-1997) e "Magnification" (2001), lavori assai corali, dove sarà la voce di Anderson, incredibilmente, ancora più consolidata nel registro angelico che l'ha resa immortale, più precisa e matura nell'emissione, ad emozionare, assieme ad una band tutta che ritrovava ispirazione da regalare alle nuove scene progressive (incluse quelle metal) e al post-rock più monumentale. Eppure Squire è chris-squire-624x420-1359577584stato tra i pochi musicisti che hanno dato il meglio alla causa di un marchio, ad incidere un disco di gran pregio (chi ricorda "Fictitious Sports" di Nick Mason e Carla Bley?): Fish Out of Water, del 1975, unica prova solista di un membro del marchio Yes, lontano dalla storica sigla, se si escludono i considerevoli "Feels Good To Me" e "Earthworks" di Bill Bruford. Assai meno degni di nota i progetti con Billy Sherwood, Steve Hackett, Alan White/Jimmy Page. Ma Squire rimarrà unica costante e detentore di un marchio sonico, Yes, che non produrrà più grandi album, ma influenzerà, proprio grazie a quelle geometrie in continuo movimento e protese verso l'alto, nomi importanti del nuovo rock (inutile citare gli epigoni progressivi, che di progressivo hanno solo un'etichetta cucita addosso, ad uso e consumo di collezionisti, Spock's Beard su tutti): i June of 44 di "Four Great Points", i Battles di "Mirrored", gli His Name Is Alive di "Tecuciztecatl", i 5uu's di "Hunger's Teeth", senza contare il peso sui contemporanei, dal primo Sting, ai Queen, ai Supertramp, ma neanche John Paul Jones ne è stato immune.

 

600full-chris-squireSe ne va, Chris Squire, suo malgrado: morire per malattia a 67 anni, mentre hai un disco in programma, non è bello per nessuno, sapendo di aver lasciato un solco importante, il che vuol dire non andarsene sul serio e questo è un privilegio che spetta a pochissimi. E' una eredità la sua, che rimane ad alcuni musicisti illuminati. Le nuove generazioni non mostrano interesse per un suono, una cultura che ha perso valore, non trovando rispondenza in un mondo artistico che antepone leggerezza, intrattenimento a sostanza e ricerca, che sostituisce l'eccezionalità con l' “anch'io posso farlo”. Per questa generazione restano certo i Pink Floyd, per qualcuno i Led Zeppelin, forse Bowie, ma il resto diverrà presto leggenda riservata a pochi. Che ne resterà di Lindsay Cooper, del succitato Mick Karn, di Daevid Allen?. Sta alla critica ora, per quel poco che può, ai mass media più illuminati (che tanto potrebbero) e ai musicisti e didatti che non hanno paura di risultare “alieni”, muovere il passo più importante: aiutare a non dimenticare, per ritrovare lo spirito necessario a generare eccezionalità, un passo oltre quello a cui si è abituati, un corto circuito che mette in moto scenari inimmaginabili.

 

Claudio Milano

Video

Inizio pagina