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28 febbraio 2015

IL VINILE RIUSCIRA’ A SALVARE I NEGOZI DI DISCHI DALL’ESTINZIONE? DUE INTERVISTE


PREFAZIONE --- Il vinile salverà l'industria discografica. Una frase di una superficialità unica, chiunque l'abbia pronunciata...

e diffusa è, o un folle utopista, o totalmente all'oscuro delle ridicole cifre di vendita dei dischi a livello mondiale. L'incremento c'è stato ma l'idea è che possedere un disco altre foto adesso sembra un fenomeno di moda, qualcosa da ostentare per farsi belli con agli amici. Quando esisteva solo il disco a 45 0 33 giri non c'erano alternative. Prendere o lasciare. Solo le copie sulle storiche cassette, ottime per le autoradio, costituivano l'eccezione, tra l'altro di bassa qualità. E gli album si potevano maneggiare, si leggevano i testi, quando erano allegati, le copertine erano spesso delle opere d'arte, ma soprattutto si ascoltavano. Il tutto era una specie di rito, 4-5 amici in una stanza in religioso silenzio ad apprezzare e gustare l'ultima novità dell'artista preferito. Ci si scambiava commenti ed opinioni, a volte con toni sostenuti, ma mai con gli eccessi di adesso, senza le feroci diatribe che la rete ha amplificato e trasformato in risse da bar. Bello il disco in vinile, così desiderato dagli appassionati che molti prendevano l'aereo per raggiungere Londra, la mecca del mercato collezionistico e non. Tutto è iniziato a declinare e vacillare con l'avvento del cd, ma di questo vi abbiamo già parlato in un precedente Primo Piano su Distorsioni. Le mostre del disco sono state - e lo sono tutt'ora - un'ottima occasione, non solo per comprare e scambiarsi gli ambiti oggetti di vinile ma soprattutto per incontrare altri fedeli adepti assetati di cultura musicale.

 

AmoebaLa rivoluzione cibernetica che procede inarrestabile ha indiscutibilmente contribuito a ridurre il profitto dell'industria discografica provocando allo stesso tempo la chiusura di molti esercizi commerciali che alla musica dovevano il loro mezzo di sostentamento. Internet ha fatto sì che quelli che prima erano fisicamente dischi adesso sono "files", tristemente compressi in cartelle che riempiono gli hard disk di milioni di famelici ascoltatori. Con il risultato che, mentre prima il vinile, o il cd, si sentiva con un buon impianto stereo, in alta fedeltà,  adesso il computer di casa è diventato, per molti il principale lettore musicale. Tra le altre cose la quantità illimitata disponibile sul web fa sì che adesso i dischi non si degustino più, visto che l'urgenza e la voglia di sentirne uno dopo l'altro riduce l'ascolto a non più di 3-4 canzoni alla volta. Tutto molto triste, dischipeggiorato ulteriormente dalle numerose piattaforme virtuali come Spotify e Deezer che teoricamente potrebbero essere ottime guide all'acquisto se usate al meglio. Ma davvero chi ascolta un disco sul pc e lo trova di suo gradimento poi corre al negozio a comprarlo? Un negozio di dischi può sopravvivere senza avere un catalogo on line? Per risolvere questo enigma e molti altri abbiamo interpellato due addetti ai lavori che sono stati gentilissimi a concederci qualche minuto del loro tempo prezioso. Sono Massimo del Pozzo (leader di The Others, grande gruppo garage italiano) della Misty Lane/Teen Sound Records di Roma, che guida con la sua compagna nonché illustratrice e grafica Alessandra Monoriti; e Rosalba Guastella (anche con i favolosi No Strange) che gestisce insieme al compagno Claudio Belletti il negozio Rubber Soul a Torino.  Ecco cosa ci hanno raccontato. 

 

LE INTERVISTE

 

Ricardo Martillos (Distorsioni) - Un minimo di presentazione. Parlatemi delle vostre realtà e da quanto tempo siete dentro l'ambiente discografico.

Massimo del Pozzo (Misty Lane/Teen Sound Records) - Misty Lane nasce nel 1989 e quindi ha compiuto 25 anni di attività. Siamo partiti come fanzine, divenuta nel giro di qualche anno una rivista stampata tipograficamente con disco in allegato, scritta in Inglese e distribuita soprattutto mdp5all’estero. Il lavoro di vendita e distribuzione di dischi è partito contemporaneamente alla creazione della nostra etichetta. Dal 1997 Teen Sound records è diventata la label delle garage band contemporanee mentre Misty Lane si è dedicata alle compilation ristampe di materiale raro dei sixties. Garage, Psych, Freakbeat ecc. Contiamo oltre 200 titoli prodotti dalle due etichette. Ho avuto un negozio “fisico” qualche anno fa qui a Roma, però le difficoltà erano enormi, non era ancora partito il movimento del Record Store Day. Mentre molti avevano chiuso pensai di potercela fare, soprattutto in una zona di Roma (ovest) povera di negozi di dischi, ma mi sbagliavo, le persone che frequentano i negozi di dischi frequentano spesso anche i quartieri dove fa figo andare. L’avessi fatto in tempi più recenti avrei avuto sicuramente più visibilità. Ad ogni modo sono tornato ad occuparmi di produzioni con le mie etichette e la cosa mi fa piacere perché devo ammettere che soffrivo parecchio a stare fermo in negozio per tutto il giorno. Mi diverto di più come produttore, viaggiando e vendendo dischi ovunque, facendo i miei DJ set, soprattutto all’estero.

 

Rubber Soul 1Rosalba Guastella (Rubber Soul)Rubber Soul Dischi Torino prende il suo nome dal famoso disco dei Beatles e si ispira proprio allo spirito di quel tempo, lavora nell'ambiente del disco usato e da collezione da circa 20 anni, cominciando a vendere vinile e cd presso mercatini e fiere del disco e successivamente diventando un negozio di dischi a tutti gli effetti da 18 anni. La politica di Rubber Soul è basata principalmente sulla vendita di dischi e di cd usati. Il negozio si presenta come un luogo rosalbaampio, colorato e luminoso che riporta ai negozietti anni '70, con i posters dei concerti inquadrati e appesi alle pareti. I generi musicali sono ben separati in vasche per essere sfogliati comodamente, imbustati, ordinati e prezzati con grande cura; la musica può essere ascoltata dal cliente prima dell'acquisto insieme a noi attraverso un giradischi ed un lettore cd. E' anche possibile acquistare gadgets vari realizzati in vinile (progetto di riciclo e recupero del vinile) e farsi stampare le magliette ispirate alla musica preferita nel nostro laboratorio interno Music & Creative. Spesso si possono anche trovare in vendita giradischi, casse, mangiadischi, strumenti musicali, libri, dvd, biglietti dei concerti usati e da collezione. A proposito di biglietti abbiamo fatto uscire un libro intitolato "Sold out" nel 2012 per Edizioni Applausi di Claudio Aloi. Inoltre Rubber Soul è distributore e partner dell'etichetta Onde Italiane con la quale stanno uscendo in vinile diverse produzioni interessanti del panorama musicale italiano underground, pezzi mai incisi da parte di bands come Sick rose, Statuto ed altri.

 

Quanto può essere redditizio tenere aperto un negozio di dischi nel 2014? Senza la vendita online è impossibile sopravvivere?

M.D.P. - Come ti dicevo da qualche anno la mia attività di store è esclusivamente on line. E’ vero che passo comunque molte ore al giorno fermo, al computer e non c’è il contatto visivo con le persone ma è pur sempre un contatto. Senza i vari Discogs e leMDP1 varie piattaforme non potrei farcela a vendere ed è un sistema efficace per tenere sott’occhio il “mercato”. Alcune realtà, come eBay, alla fine posso dare fregature a mio avviso, quindi farcela vuol dire aver sviluppato un senso critico, avere gli occhi aperti. Non necessariamente per seguire le tendenze, ma per potersi “aggiornare” nel servizio con i clienti. Clienti che spesso finiscono per essere amici, persone con le quali dialoghi, anche se non faccia a faccia. Credo sia molto importante saper valutare bene i dischi, trattarli bene e quindi trattare bene chi li compra. Io sono “costretto” a lavorare molto per farcela economicamente, ho spese altissime e occupandomi di un settore abbastanza di nicchia non è facile, però da quando ho iniziato amo farlo ogni giorno e finora tra alti e bassi non ho comunque mai pensato di mollare.

 

R.G.- Il negozio di dischi nel 2014 è chiaramente una attività redditizia in termini di piccolo commercio e di impresa individuale, essendo proprio un'attività che lavora molto sull'usato su di un prodotto abbastanza "di nicchia". Le vendite ci sono, certo, ma non nei termini di largo consumo, certamente anche la vendita on-line aiuta e serve molto, soprattutto per far fuori ciò che magari in negozio non è richiesto mentre in rete magari è ricercato.

 

Una descrizione sintetica del vostro cliente tipo. Avete molti vinildipendenti o se vi chiedono un disco si accontentano anche del cd ?

M.D.P. - Anni fa sarebbe stato più facile rispondere.  Il cliente tipo era il garagers che aveva vissuto gli anni '80 o il ragazzo che aveva appena scoperto certi gruppi sixties grazie alle compilation. I festival, come il Festival Beat hanno fatto molto per mantenere unita questa scena, per farla crescere. Oggi come oggi trovo molti 45enni che purtroppo sono passati al CD per poi pentirsene e un buon numero di 20enni che per lo più compra vinile o scarica. Il CD credo sia definitivamente “andato” e non credo che lo rimpiangeranno in molti. Da quando si è parlato in modo onesto di cosa significa la fedeltà del vinile e la cosa è presto diventata un elemento (anche) di tendenza è chiaro cosa possiamo aspettarci nei prossimi anni. Sempre che non si tratti di una tendenza passeggera. L’unico senso per me, i CD li avevano per via della “capienza”. Per realizzare (e vendere) ad esempio delle buone compilation a prezzo contenuto.

 

R.G. - Il cliente tipo si può dividere in due categorie: i compro tutto, passo, vedo cosa trovo, spendo poco ma mi ascolto musica, acquisto un pò di tutto, magari anche il film, il libro, il gadget e altro. Poi c'è il cliente appassionato che magari viene tutti i giorni ed è anche affezionato, passa tutta la giornata da noi e non vive senza visitarci quotidianamente.

 

mdp4Riguardo ai dischi rari a quale valutazione prezzi fate riferimento?

M.D.P. - E’ l’argomento del giorno. Basarsi sul prezzo fatto da altri venditori folli. Bisognerebbe sempre partire dall’anno di uscita, dalla reperibilità, dalle condizioni del disco, oltre ad una sana vecchia valutazione “artistica”, ovvero se si parla di un’artista/di una band che ha oggettivamente un “valore", storico, di mercato, affettivo etc. La rete fa capire cosa cerca il cliente, fa intravedere la possibilità di recuperare il disco da un prezzo, ma poi quando ci si trova alle fiere, ai concerti, festival etc, a meno che non si vada in giro “armati” di cellulare prima di acquistare ogni singolo disco, ci si deve basare anche su criteri personali. Quanto si è disposti a pagare per qualcosa che si vuole. Io non mi occupo di rarità pazzesche. Mi capitano spesso dischi molto rari, introvabili, ma quotidianamente ho più a che fare con una fascia di dischi che sono già di per se rari in quanto stampati in poche centinaia di copie e quindi in un modo o nell’altro destinati a non essere sul mercato a lungo. Conosco amici in questo settore che si sono comprati addirittura una casa vendendo il disco estremamente raro al collezionista giapponese di turno. Non è il mio caso, almeno finora!

 

R.G. - Come riferimenti per la valutazione dei dischi utilizziamo soprattutto l'esperienza (soprattutto quella di Claudio Belletti in primis), in questo caso è la cosa migliore, ma anche informarsi tramite il web ed i cataloghi certamente può aiutare in caso di dubbio o per comparare i prezzi.

 

Qual'è il principale motivo che ha portato alla chiusura di molti negozi di dischi?

M.D.P. - E’ un processo lungo partito a mio avviso dal crollo della fiducia nel sistema/major. Quando tutti hanno iniziato a criticare i prezzi alti dei dischi (dei CD in particolare) e grazie ai primi sistemi di download pirata hanno iniziato a attaccare delpozzoil sistema, non si sono accorti che era un falso problema. In realtà quello che si è andato disintegrando è il collegamento essenziale per questo universo musicale che unisce l'artista alla sala d’incisione, all’etichetta, alla fabbrica, al grafico, al pubblicitario, al distributore, negozio, alle radio e giornali di settore. Sono andati tutti in crisi. I negozi sono sono un anello della catena. Questo è  folle e pochi hanno capito cosa stava succedendo. L’indotto italiano ha perso milioni (in Euro). Posso dirti quello che ho visto di persona. Le grandi fabbriche si sono spostate da Roma a Milano, poi a Londra, per finire in India e in Cina. Così come nella macro-economia. L’illusione di poter avere la musica gratis ha di fatto creato un collasso. La qualità in un mondo privo di etichette discografiche ne risentirà sempre di più. L’autoproduzione a mio avviso non potrà mai superare qualitativamente né quantitativamente il lavoro ben fatto di una label. E chi ne ha sofferto di più sono proprio le etichette discografiche indipendenti, non le major, che comunque grazie alle pubblicità dei grandi marchi, al cinema e cose così,  sono comunque riuscite a sopravvivere.

 

rubber soulR.G. - I negozi di dischi purtroppo hanno chiuso e continuano a chiudere perchè molti hanno fatto l'errore di trattare troppo il nuovo e non l'usato, non hanno creduto abbastanza nel vinile e nelle sue potenzialità spostandosi sul cd e sulle nuove uscite. Chi ha creduto in noi e nel vinile fa veramente tantissimo bene ai pochi negozi rimasti aperti con impegno e dedizione, tutto il giorno e tutti i santi giorni, feste, giornate alle fiere incluse e momenti liberi passati a cercare il materiale, un lavoro a tempo pieno, da fare con passione, dedizione e spirito del commercio. Chiaramente c'entra anche il rosalbatrasporto che si ha nel vendere una passione con passione, partecipando come espositori a festivals, collaborando a progetti come il laboratorio di riciclo del vinile music & creative dell'etichetta Onde Italiane, scrivendo il libro sui biglietti sold out, organizzando eventi con bands come i No Strange per il Record Store Day. Tutto questo ha fatto sì che nonostante si è e si rimane un negozio di usato non ci si chiuda in un ghetto, ma che la cultura del vinile venga apprezzata e divulgata. Aggiungerei poi che più che avere una vasta scelta di dischi è importante far trovare sempre roba nuova ogni giorno, ogni settimana, avere tanta roba diversa da visionare. Offrire vari generi (pur avendo sempre un settore preferenziale) è un altro punto importante che spesso viene sottovalutato.

 

Amazon, Ebay, Mostre del Disco, quale considerato il vostro principale nemico?

M.D.P. - Nessuno di questi a mio avviso. Credi si tratti di realtà che potrebbero essere destinate a essere le ultime grandi realtà funzionanti per la vendita, bisogna farci i conti. Come produttore mi interessa che i miei dischi siano distribuiti il più possibile. Come shop credo di fornire un servizio diverso dai grandi gruppi che hai citato, quindi in realtà non mi sento spaventato. Ritengo che la cosa migliore sia saperci convivere, imparare a lavorare assieme. Cosa che in altri paesi ha dato buoni frutti.

 

rubberR.G. - Attualmente il peggior nemico per i negozi di dischi usati è chiaramente E-bay, nonostante lo utilizziamo noi stessi per vendere dischi difficili da far girare tra i clienti abituali. Certo, ci sono anche le spese di spedizione, e molto spesso non si riesce a competere con chi non ha da pagare commercialista, luce, affitto, bollette, inps e via dicendo.

 

Siamo passati dal vinile al cd, poi agli mp3, il download selvaggio, adesso con spotify sembra essere sparito anche l'oggetto fisico. Mediamente chi ascolta un disco sul web e poi gli piace poi lo compra anche in negozio? Trovate che l'utente medio adesso venga in negozio molto piu' informato sulla musica rock, grazie ad Internet, rispetto a 20 anni fa?

M.D.P. - Non esattamente. Di certo ascoltarlo è diventato essenziale: mentre prima la mia generazione comprava spesso ad occhi chiusi, grazie ad una recensione positiva o al consiglio di un’amico, adesso siamo costretti a fare tutto da soli. Dico costretti perché apparentemente siamo tutti felici di fare da soli, ma in fondo non credo sia un risultato umanamente vincente. Spotify è una vetrina. Bisogna esserci? Ci saremo. Basta che questo non pregiudichi la volontà di acquistare un disco, metterlo sul piatto e vivere mdp2un’esperienza del tutto diversa. Il nemico è la pigrizia. Riguardo ai nuovi clienti direi che c’è una falsa informazione, quella del “so tutto perché tanto sono connesso in qualunque momento”. Di persone così purtroppo ce ne sono molte, ma per fortuna chi si avvicina al mondo del disco, specialmente in vinile, prima o poi deve fare i conti con la propria conoscenza, o la propria ignoranza. 25 anni fa prima di suonare You’re gonna miss me bisognava spiegare al pubblico chi fossero i 13th Floor Elevators, idem per i Sonics; o raccontare che gli ZZ Top erano nati come gruppo Garage Texano con “99th Floor” etc. Oggi, se non proprio queste, molte informazioni “da cultore” sono alla portata di tutti ma avendo curato una rivista di settore per oltre 15 anni posso dire che lo spirito che animava i lettori delle Fanzines non potrà essere superato dall’informazione “fai da te/in tempo reale”. La memoria si è fatta molto breve, mentre chi ha sudato per avere quelle informazioni in passato, le mantiene vive e probabilmente non le scorderà mai.

 

soulR.G. - In effetti ormai tutti, chi più chi meno, usano il web per la musica (ascolto, ricerca, info, concerti, video) e bisogna dire che comunque ancora diverse persone sono attratte fortemente dall'oggetto. Soprattutto si nota una maggiore attenzione all'ascolto prima dell'acquisto e anche alla scoperta del prodotto proprio tramite internet. Fortunatamente il vinile al contrario del cd non è riproducibile ed è un oggetto di culto che invece di sparire attrae moltissimo proprio i fruitori del web. Apparentemente sembrerebbe una moda ma in realtà sembra sia una questione più alchemica.

 

Vale anche da voi vale la regola "se un disco non si vende va ribassato" ? O lo lasciate ammuffire sullo scaffale?

M.D.P. - Ho appena terminato di mettere on line qualche centinaio di dischi che erano “ad ammuffire” (per fortuna non in senso letterale!) in magazzino da almeno 15 anni. Grazie al cielo li ho conservati bene, stanno andando a ruba. Corsi e ricorsi ed il valore in linea di massima è raddoppiato.

 

R.G. La politica del ribassare un disco se non viene venduto in tempi che altrimenti diventerebbero biblici, è chiaramente da utilizzare: probabilmente non è il suo prezzo o non è cercato, ma comunque senza svendere le cose, non mi sembra troppo sensato.

 

Pensate che il vinile possa salvare l'industria discografia o è semplice utopia?

mdp3M.D.P. - Il vinile come ti ho detto sta facendo la sua parte. C’è molta “Tendenza” nel senso di “Trendy” in questa che molti definiscono addirittura un’operazione mediatica. Si è detto anche ai tempi di Alta Fedeltà. Potrebbe essere così strettamente connessa al mondo della celluloide da poter crescere molto di più negli anni a venire. Ma va detto che la qualità non risiede solo nel solco del vinile. Il problema è a monte. Se si registra a casa con il computer non si avrà mai il suono caldo del vinile di una volta perché è mancato un passaggio fondamentale: lo studio di registrazione, il registratore analogico, il missaggio manuale. Io con il mio gruppo, The Others,  ho registrato in uno studio analogico per 15 anni, con strumentazione veramente vintage, non simulatori di amplificatori a valvole. Il punto è questo. La “Verità” ha un prezzo. E dato che molti musicisti vogliono apparire cool a tutti i costi stampano in vinile ciò che è stato suonato, registrato e prodotto tramite computer con un master digitale che non potrà mai regalarci un suono che richiede il procedimento che ti ho descritto prima. Ciò detto il vinile ha anche altri pregi. Il ritorno all’oggetto, alla grafica come parte integrante dell’opera. Si, opera, perché a mio avviso non dovremmo dimenticarci che parliamo di un’arte.

 

R.G. - Il vinile salverà l'industria discografica, non è una totale utopia,  le possibilità ci sono tutte. Lo stesso vale per i negozi di dischi, bisogna crederci. Siamo in una era imprevedibile e virtuale in cui però il vintage va alla grande, quindi se continueranno ad andare a braccetto le due cose ed una a non escludere l'altra, forse funzionerà e si salverà. Io ci credo.

 

Grazie mille a Massimo e Rosalba per il fondamentale apporto a questa discussione che tiene banco fra migliaia di appassionati. Aspettiamo le vostre opinioni a commento di questo articolo.

 

Ricardo Martillos

foto 2: Amoeba Records, Los Angeles - foto 4-13-15: Massimo del Pozzo e Alessandra Monoriti - foto 6: Rosalba Guastella - foto 11: Rosalba Guastella e Claudio Belletti - foto 9: Massimo del Pozzo

 

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