Migliora leggibilitàStampa
19 febbraio 2015

Spain

15 Febbraio 2015, Firenze, Sala Vanni


Spain_by_Miriam_BrummelAd un certo punto pensavamo proprio di averli persi. Negli anni a cavallo del nuovo millennio gli Spain erano una delle formazioni di punta di un movimento, più che di un genere musicale vero e proprio, nel quale si riconoscevano un gruppo di musicisti americani, comunque figli del punk (e del post-punk), che si rifaceva all’inquietudine dei cantautori classici (il Neil Young di “On The Beach” era per molti il disco di riferimento), all’insegna della bassa fedeltà e dei ritmi rallentatissimi, talvolta al limite della narcolessia. Dietro a nomi di fantasia che di solito contraddistinguono delle bands (nomi per la verità che di frequente cambiavano da disco a disco) si nascondevano spesso dei personaggi solitari, attorno ai quali roteavano vari comprimari: Songs:Ohia, Palace Brothers, Bonnie Prince Billy, Smog. Alcuni di questi musicisti sono ancora attivi e con successo, altri per vari motivi li abbiamo persi per strada. Gli Spain di Josh Haden avevano colpito assai la critica con un disco di debutto che ormai, strano a dirsi, festeggia i vent’anni di anzianità. Quel “Blue Moods Of Spain” che rimane comunque la perla di una discografia che si arricchiva, negli anni seguenti, di dischi seppur buoni che segnavano però una progressiva ‘normalizzazione’ della loro musica. Dopo il terzo e – relativamente – più solare dei precedenti dischi, la band chiudeva temporaneamente i battenti. Non li avevamo persi, gli Spain. Si trattava solo di una pausa, benché discograficamente l’assenza della band sia durata ben 9 anni.

 

SpainCon una nuova formazione ridotta ad un trio che a fianco del leader indiscusso presenta oggi il chitarrista Daniel Brummel (ormai navigato musicista del sottobosco indie americano, già con Elected, Ozma e Sunglorians, nonché membro aggiunto, dal vivo, dei Weezer) ed il batterista di colore Matt Mayall, gli Spain tornano dal vivo in Italia, dopo essersi già affacciati dalle nostre parti un paio di anni fa. Ed è un ottimo ritorno, quello che vede la formazione esibirsi a Firenze, nell’appropriata cornice della Sala Vanni, che colpisce per l’inaspettata energia e per l’anima che la band riesce a profondere nella propria esibizione. A dispetto del contegno quasi impassibile tenuto da Josh Haden (fermo davanti al microfono, ad occhi socchiusi per quasi tutta la performance), la band propone una musica che con lo scorrere dei brani, si rivela assai più calda e coinvolgente del previsto e perché no, venata di soul, seppur sui generis. Niente chitarre acustiche, ma una chitarra elettrica che non disdegna l’uso del distorsore e che si avventura anche in code strumentali ai confini dell’acid-rock ed un drumming vario ed all’occorrenza deciso. Del resto, l’album del ritorno del gruppo si intitolava proprio “The Soul Of Spain” (2012).

 

Il concerto è aperto da un trittico di canzoni proveniente dal recente e forse meno convincente album della formazione (“Sergeant Place”, dello scorso anno), ma è con una spainlunga resa dell’ottima Everytime I Try, risalente al secondo album “She Haunts My Dreams” (1999) e già contenuta nella colonna sonora di “End Of The Violence” di Wim Wenders, che il concerto prende veramente quota. La scaletta prosegue alternando brani dagli album più recenti, nei quali si apprezzano i tentativi della band di cercare nuove soluzioni, a ripescaggi dai primi due dischi, sicuramente i più apprezzati dal pubblico. Al primo lotto di canzoni appartengono ad esempio In My Soul, che già dal titolo è una dichiarazione di intenti; To Be A Man, eseguita interamente da Brummel con una chitarrina a quattro corde; o Miracle Man, dall’inconsueta andatura decisamente rock. Dal vecchio repertorio spiccano Nobody Us To Know e gli apprezzati ed attesi brani tratti dal disco di debutto: Ray Of Light, salutata con giubilo dai presenti, con tanto di slide guitar e melodica, la bellissima Untitled e tra i bis, quella Spiritual che negli anni di maggior esposizione della band, venne ripresa nientemeno che da Johnny Cash nelle sue “American Recordings”.

 

La band dimostra di essere assai affiatata sul palco. Non a caso questa line-up rischia di diventare forse la più stabile della storia del gruppo, se consideriamo che Mayall è al fianco di Haden sin da quando quest’ultimo, nel 2007, ha rimesso in piedi la band e che anche Brummel è nei ranghi dal 2010. Il set si chiude, prima del ritorno sul palco per i bis, con la roccheggiante Waking Song, ancora proveniente dall’ultima prova del gruppo e con I’m Still Free, in cui di nuovo la chitarra di Brummel prende il centro della scena. Per il finale, oltre alla già citata Spiritual, gli Spain ricorrono a World Of Blue, ancora ad un brano di Blue Moods Of Spain. Brani vecchi e nuovi si sono fusi comunque alla perfezione, contribuendo a formare una scaletta molto ben bilanciata, in cui non è stato lasciato alcuno spazio alla noia.

Filippo Tagliaferri
foto 3: di Filippo Tagliaferri


Inizio pagina