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10 novembre 2014

Francesco Dezio

Qualcuno è uscito vivo dagli anni Ottanta

2014 - Stilo Editrice - pagg. 128 - euro 12

libro dezio FRONTE OK

 

Qualcuno è uscito vivo dagli anni Ottanta - Storie di provincia e di altri mali

 

Piccolo mondo antico a suon di rock e punk

 

In “Qualcuno è uscito vivo dagli anni Ottanta - Storie di provincia e di altri mali” Francesco Dezio ha riunito otto racconti scritti nell’ultimo decennio, dopo il fortunato romanzo “Nicola Rubino è entrato in fabbrica” (Feltrinelli). I temi ancora attualissimi del lavoro, del non lavoro e del licenziamento facile sono presenti anche in quest’opera, ma passano in secondo piano. Protagonisti sono il rock e il punk. I personaggi del libro trovano nella musica l’unica possibilità di espressione e l’unica evasione rispetto ai mali di un’Italia in pieno sconquasso e rispetto ai vizi di una provincia ammalata di conformismo, caporalato, abusivismo edilizio, disoccupazione e lavoro nero: questi sono i mali che scandiscono gli anni Ottanta, gli anni Novanta, i primi anni Duemila, senza che nulla cambi, senza che nulla migliori. Campeggiano in queste storie i Giganti della musica punk, post-punk, rock, post-rock e new wave. Ma non sono loro in carne ed ossa: sono già Miti, fantasie di personaggi sbandati, sempre-precari, apolidi, emigrati e contro-emigrati, quando non tossicodipendenti o quasi-delinquenti; e ancora: studenti, impiegatucoli, disoccupati o laureandi. Le star possono manifestarsi in miracolose epifanie, come Iggy Pop, l’Iguana, rocambolescamente invitato a Melpignano (per lo storico concerto del 20 giugno 2005) da un gruppo di giovani che s’inventano nella terra-del-lavoro-che-non-c’è un nuovo mestiere: quello dell’organizzatore di concerti ed eventi culturali, in un Salento che vuole stare fuori del marketing di pizziche e tarante. E scoprite voi come andrà a finire.

 

Francesco Dezio

Il contrasto antropologico tra il ritmo forsennato della vita delle metropoli (Londra, Amsterdam, Berlino, con le biografie movimentate dei cantanti citati) e l’adagio del Qui non succede mai nienteè il fascino di questa lettura, che pure non concede nulla al lamento di maniera in salsa meridionalista, perché i racconti sono più comici che tragici e i personaggi sono delle macchiette esilaranti. C’è Carla, che accetta di cantare i brani di Mina e Célin Dion con voce pseudo-arrapata su una nave da crociera, vestita da Jessica Rubbit, e rimpiange di aver lasciato l’Inghilterra: nel suo flusso di coscienza i

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rimpianti personali si mescolano ai giudizi critici sui Sex Pistols e Joy Division. Ci sono Mino e Mimmo, che mentre litigano col datore di lavoro pensano a quanto sono diversi i loro gusti musicali. Vieni fuori così, un po’ alla volta, un inventario critico della musica di due decenni: dai Church ai Matmos, dai Kranio ai Delgados; e ancora: Lingomania, Wretched, AC/DC, Negative Disarcore, Boohoos, CCCP, Clash, Afterhours, Underage, Tortoise, Nick Cave, Arab Strap, Ramones, Pink Floyd, Litfiba, Afterhours, Led Zeppelin, Yumi Yumi, Orda, Ultravox, Not Moving, Chain Reaction,  Rich Fish in Hand, fino ad una settantina di formazioni inglesi, americane, italiane, australiane, rievocate in modo solo apparentemente caotico, tra storie private, bozzetti disegnati dall’autore e playlist scaricabile nell’ultima pagina del libro. La scansione sonora e spassosissima di un’epoca.

                               

Stefano Fonte

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