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4 gennaio 2017

Antonio Cecchi

NO MORE PAIN

2016 - Area Pirata, pp. 250, € 19,00

«In quel tour avrei amato e odiato con tutta la mia forza me stesso e la band in cui ormai suonavo quasi da dieci anni e nelle cui idiosincrasie mi rispecchiavo appieno; avrei toccato vette indicibili con amici sinceri sparsi qua e là in tutta Europa, avendo l'onore di condividere con loro palchi e momenti incancellabili. Ciononostante avrei come sempre provato solitudine, sensazione di inadeguatezza e la frustrazione di sentirsi o forse solo credersi incompreso. Ero sull'orlo dell'abisso, ma ancora una volta non me ne rendevo conto; sono sempre stato un paranoico, ma se avessi avuto anche solo lontanamente l'idea di cosa mi aspettava credo che, codardamente, avrei mollato tutto»

 

La band pisana dei Cheetah Chrome Motherfuckers, più semplicemente conosciuta con l'acronimo CCM, è stata nel corso degli anni '80 uno dei nomi di punta della scena hardcore, di quel gruppo Antonio Cecchi, autore di questo “No More Pain”, è stato prima bassista e poi chitarrista oltre che fondatore della band, inoltre insieme al frontman Sid è stato quello che ha vissuto tutta la storia dei CCM, dalla fondazione nel 1979 al loro scioglimento 'provocato' dallo stesso Antonio con il suo abbandono dopo il concerto del 30 giugno 1987 al Casalone di Bologna.

Un addio alla band che non è giunto improvviso, da mesi Antonio Cecchi manifestava insofferenza per certi riti, qualcosa si era fatalmente rotto nei rapporti personali («Una band è una famiglia disfunzionale» Kim Gordon), finiti i CCM ognuno troverà una propria strada che raramente incrocerà quelle degli altri, un addio che deve essere stato traumatico, se da quel momento non toccherà più quella chitarra che fino a quel momento è stata la sua inseparabile compagna. E forse, azzardiamo, il libro è il tentativo di darsi una risposta, che solo una debita distanza temporale può dare, sul perché di quella fine, su cosa quell'esperienza gli ha lasciato.

 

Infatti, questo non è solo un libro sulla storia dei CCM, anche se questa c'è tutta, raccontata con la precisione e la passione di un protagonista, né tanto meno un libro sul movimento hardcore, anche se questo lo troverete nel libro, ma “No More Pain” nasce soprattutto dal bisogno del suo autore di fare i conti con se stesso, con una parte così rilevante del suo passato, a quasi trentanni dalla sua traumatica e definitiva conclusione. Leggendo queste pagine, che a volte assumono il tono intimo e confidenziale di un diario, sia pur scritto a distanza dagli avvenimenti e col filtro della memoria, a volte indulgente, altre spietato, a volte lucido, altre nebuloso, ma sempre sincero e mai compiaciuto, possiamo così (ri)vivere uno straordinario momento della storia musicale del secolo scorso. Infatti nel film della memoria dell'autore c'è un pezzo di storia, non solo musicale, ma politico, sociale, di costume, che ha segnato molte esistenze; ci sono i centri sociali, gli squat, le fanzine, i locali ormai mitici del circuito alternativo, dal Virus di Milano al CBGB di New York, passando per quelli di Germania, Olanda, Francia, ecc., i protagonisti della scena punk hardcore (Jello Biafra, Henry Rollins, False Prophets coi quali i CCM cementeranno una lunga amicizia durante un lungo tuor americano, D.O.A., No MeansNo, e ovviamente gli italiani Negazione, Indigesti, i gruppi che diedero vita al Granducato Hardcore, per non citare che i primi fra i moltissimi personaggi che popolano le pagine del libro), le traversie di lunghi tour fra disagi materiali, fame, furgoni scassati, furti, risse, e la potente energia di vulcanici gig. Il tutto sempre vissuto con una radicale opposizione alla società borghese, si vive in comunità, si occupano le case, ci si autoproduce al di fuori dai canali ufficiali, soprattutto non si scende ad alcun compromesso nell'opposizione a qualunque forma di fascismo, nell'intransigente opposizione ad ogni forma di potere.

No More Pain” è un libro importante, anche perché rinnova l'attenzione su una band di grande valore e su un momento decisivo nella musica italiana, un interesse che, immaginiamo, riceverà nuovo impulso dall'annunciata imminente ristampa di “Into the Void” e degli ep dei CCM, fino ad ora introvabili.

Ignazio Gulotta

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