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20 ottobre 2014

Spazio Poesia: Gianni Milano

L’OROLOGIO-DELLE-12

2014

Gianni_Milano_anni_sessantaGianni Milano, il poeta beat torinese recentemente intervistato da Rossana Morriello per Distorsioni, ci ha concesso la possibilità di pubblicare alcune sue poesie. Inauguriamo con la sua "L'orologio-delle-12" (a Bob Dylan) un periodico spazio POESIA all'interno della rubrica LIBRI. Scritta nel 1965 da Gianni Milano, L'orologio-delle-12" (a Bob Dylan) è contenuta nella raccolta "Un beat con le ali" (Poesie Sparse, 1965-1968), curata e pubblicata nel 2009 da Giulio Tedeschi, in edizione privata e limitata. Lasciamo che sia Gianni Milano stesso ad introdurla.

 

                                                            

                         INTRO 

 

Dice: “Ma che significa per te essere poeta?”. “No, di certo, uno che scrive poesie”. “Allora?” “Allora credo che l’essere poeta significhi possedere una cifra di lettura del mondo non frantumata, non dissociata anche se agli occhi di molti il poeta è lui stesso dissociato, ai margini della comprensione comune….”. “Perché scrivi?”. “Perché respiro…”. Dialoghetto ipotetico ma non improbabile. In realtà ho provato nella mia vita a classificare la poesia senza mai riuscirci. So che essa è me, naturalmente. So che essamilano rifugge da scuole, rifugge da classificazioni: anarchica e ribelle si muove col ritmo delle emozioni. So che, leggendola poi, m’ accorgo che è un pendolo, intento a segnare il tempo di mia vita. Flusso unificante, amore della vita. E alla domanda che vorrebbe una risposta atta a classificare invio uno “rinviare al mittente”. Sediamoci in cerchio, ascoltiamo le storie, il ritmo, le sonorità. Lasciamo ballare le immagini evocate e condividiamo grappa ed amicizia: sarà una poesia di tutti per tutti.

(Gianni Milano)

 

 

L’OROLOGIO-DELLE-12                      

                                                             (a Bob Dylan)

 

venerdì magro camminano le ombre lungo i binari (ruggine d’amore

per il treno che porterà alle Verdi Vallate) e scenderà dall’ortica

lo zampillo d’acciaio fuso e trombe per la parata (se Dio in stelle

e strisce patrocinerà la morte) – ma questo era la Veronica

del venerdì magro amico lascia stare – noi non eravamo ancora legatidylan1c

dall’ora e dal luogo ma comunità di liberi uccelli stravaganti

che cuocevano il riso sui bordi dell’arcobaleno / io te lo stavo dicendo

amico E questa è l’alba làvati gli occhi ed abbraccia il mondo

infìlati le scarpe e cammina – se qualcuno ti dirà buongiorno e

se qualcuno verrà dall’est con l’esca dei salmoni e l’aria

dei grandi laghi irochesi e Oggi la pioggia scenderà agli Oceani

con le parole dell’Ovest / io te lo stavo dicendo amico Questa è la vita

e Questo è l’amore poi prenderemo la marmellata di lamponi e sarà giorno

sui timpani degli alberi dove passò la flagellazione e l’indiano fumò

il calumet della pace / anche allora te lo stavo dicendo amico non

t’eri fatta la barba avevi dormito sull’erba e conoscevi il cervo

che bramiva (felicità feriale uomo che eri uomo ed Eva giungerà

nel pomeriggio col fagotto della spesa sulla metropolitana e il sudore

alle ascelle) / se tu m’ascolti

 

Ecco il cuore del girasole che tambureggia

sulla bandiera e qualcuno stava passando con bottiglie di birra

l’orologio (e l’orologio per quel che vale sul piede ho depositatodylan

l’orologio che l’acqua del fiume lo portasse a te dall’altro capo del mondo

e certamente fu che leggesti nelle mie mani aperte e leccasti

la mia sofferenza la sera sotto le stelle della luce e il qualcuno

di me gridava piano accarezzami nel vento) ehi amico alza la fronte

e scendi nelle strade sfruttate dall’Orologio-delle-12 ehi amico

alza la fronte ed accomoda il Bambino in grembo la pipa nella tasca

e gli oroscopi indecifrati nelle rughe perché le fogne hanno vomitato

spuma sui marciapiedi dei poliziotti E se ti picchieranno   (non sarà

il grattacielo a bruciarmi la lingua e le mie ossa conoscono la storia

dove pisciai all’angolo una notte ch’ero ubriaco di tristezza e nessuno

c’era a dirmi quanti morti allineati nella morgue e quali nuove canzoni

suonava nella tromba l’Angelo) / dove discenderai là sarà il Fiume della Freccia

 

che ti libererà i palloncini coi messaggi dei colombi

selvatici e l’amplificatore nella mano  Signori questo è il canto del

passero che saltellò sul banjo – Bene questo è il canto del passeromilano11

che insegnò alle farfalle a volare nell’inverno e lei partorì il primo

figlio e tu fosti contento ma non per questo conobbi le birrerie

dell’Orologio-delle-12 e chiesi Quando si spegnerà la Luna– e la Luna

ingravidata (partorirà topolini la Luna ingravidata?) – e qualcuno

rispose 150 per una mazzata in testa Ubriaco / disarticolato e Bene

tu lavori in birreria io / lavoro in parolìa ma se davvero la Luna

si spegnerà e la Luna era ingravidata – e lui lavora in birreria

e lui rispose 150 / perché risprofondi ME / nei calci in culo

e vanifichi la torta di mele Quanti uncinasti nella pianura che

non fecero all’amore e non suonarono e non bevvero tequila – bene

tu lavori in birreria finché il sonno non ci separi Io abito

nel buco vicino al cielo / amico io abito nel buco e lasciami fuori

dalla porta perché mi raccolga lo Spazzino dello Spirito Santo

(oh io so che l’Orologio-delle-12 sgranocchiò tutti i vostri

ragazzi che giocavano al pallone) lungo l’anca discende la formica

ed eserciti di formiche se domani vedrete le formiche e

le formiche nere e le formiche rosse

lungo l’anca discendono le formiche per far ballare la mia lingua

rancida di parole e le mie orecchie afone

 

dylanEhi domani ragazzo eh eh

domani ragazzo è un altro giorno – bene chi mi dirà salute?

su zigomi non lavorati dalla pioggia Scusa t’ho fatto male? è là

il neon che mi scivola in harakiri ed odalische per la gloria

degli sprazzi d’aghi (un quieto ghetto con arpe vestali – lo so

la scaletta di nylon colorato sulle colline delle mele dove

scoprimmo per la prima volta i bruchi soddisfatti nel vestito

della domenica a piene mani) – s’alzerà dalla vasca dei giardini

pubblici col muso inghirlandato della foca e mi solleticherà

l’anima che fischietterà una canzone Ricordi il cotone dei meli

ragazzo mio? / sarà una città con uomini e donne di città

(nella città sarà una città Salvami dalla città nella città)

per questo un giorno m’alzerò dal marciapiede e sistemerò la giberna

ed il sorriso nel vuoto dei denti nella chiocciola dell’anima

cercherò la foglia per la sinfonia e nei totem i fratelli – se

vieni con me io te lo stavo dicendo amico perché l’uomo hamilano9

incastrato l’uomo che puzzava d’uomo e s’era venduto alla birreria

la sua civiltà perché il Ragazzo non affogasse nella cravatta

e così Che cosa fai Tommy? Che cosa fai nella giacca stirata

e la camicia con le mani pulite e le unghie-lavoro-in-

acidi / Che cosa fai Tommy questa mattina sui marciapiedi e presto?

così e anche per questo Il mio Bambino succhiava le farfalle

 

e negli occhi gli volavano i fiori Era un magnifico Bambino SAI

un magnifico ragazzo che camminava nell’aria dimenando le braccia

il sorriso sulla cima dell’azzurro chi mai poteva volere un

ragazzo diverso dal ragazzo ch’egli era? – chi poteva volere

sul filo della piroetta bene chi poteva volere qualcosa di diverso? /

ed ecco – i due mostri s’incontrarono sulle piste della polvere

che cosa nascerà dall’antenna (il richiamo dello scoiattolo sul

filo dell’acciaio) – per le pecore che perdesti varicella spugnosadylan7

sul grugno ed epitaffi sulla torre ma se una soltanto

si perde io andrò a cercarla anche in fondo alle fogne dello

spirito dove giaceva masturbandosi a ritmo di jazz ed è vero se

i mulini delle tue braccia e la gora dei tuoi occhi limpidi

d’aguzze disperazioni impossibili per questo figlio che muore

e se ne va dal fiato e imbroncia le divise dei vigili bianchi

sulla staccionata aperta alla merda dei prati industriali / e che

cosa fai Tommy e dove andrai Tommy e che ne sarà della tua giacca

vuota Tommy e della tua dentiera acerba di parole Tommy

e delle barzellette sui marziani Tommy e di tutti i marciapiedi

 

di questa santa vita in santo mondo in santa alba che

nel rigurgito mi svegliai e ti vidi battere la meridiana

con scarpe da ginnastica ed il tuo Bambino a tracolla che

il fagiano balbettava e tu non eri cacciatore mite uomo

di pace ed il medico che dirà se non ci sono più farfalle

ed aquiloni sul Viet-nam? / scendi dall’alambicco e porta

il Bambino dove il mio cuore batte nel girasole e canta pure

tu sulla pista della polvere (ed agguanterai il sole ed

il bastone da viaggio del santo zen che scoprì l’acqua nelmilano10

pozzo e sorrise alla luna) scendi dal marciapiede puttano

della pace e dammi il Bambino gli fischierò il ritornello

d’amore delle allodole e la sinfonia delle sirene e le bestemmie

delle macchine e la cagata dell’acciaio fuso (se saremo in tre

il paradiso ci aprirà le porte senza carte da bollo) / la tua

bella giacca di serpente e le mele nelle mani di cavallo

domato vieni o vai ma non restare a consumarti nell’orina

 

(nell’orina lacrima della luna del barcaiolo invernale che

discese dai monti alla pianura per portarti il pesce del cielo) /

moriremo assieme se l’armonica non sarà spinge fluenti

di mandrie felici tra le fragole e dimenticherà la donna che

camminava sorridendo a se stessa nel ventre piatto della sua

giovinezza / così e anche per questo la sua strada saliva la mia

stava ferma e i cordoni ombelicali fluttuavano sui cappelli

delle signore ed il feto sorrideva nell’aiuola della morgue

fu un incidente increscioso che io persi la mia infanzia

in un bordello di macerie e mi svegliai con le scarpe ai piedi

la cicatrice a lato e tutto un universo hawaiano bbbllliiimmmdylan8

con palme e datteri e donne e donne che non guardano e donne

che non sono mie e non possederò e la fontana del costato che

zampillava miele e parolacce e solenni coiti con le stelle

e mirabolanti discorsi notturni e cattedrali di fiammiferi

paranoici per una santità che si stringeva stretta a me nel letto

da campo e Iuuuhuuuh gli Uroni sono scesi per la danza della pioggia

 

Uomo Bianco balla con noi la Danza della Pioggia per il gran

Dio Manitou oh certo (oh certo oh certo oh certo oh – certo per

la Danza della Pioggia ed il lupo mi è fratello e le sbronze

di gente che non sa bere e l’acqua nel colletto ai piedi sporchi

e la lirica pace di bach che potrebbe sgolarsi nella prateria

e nelle bettole lungo il fiume e il rododendro raccolto che

partorisce la montagna e il girasole aspro del messico e

la mia fronte sudata Adelante chiquita mentre il cavallo bianco

di Pancho Villa attraversa sfollagente le mie costole e si perde

nella marijuana) – andiamo ragazzi

                             Se il Bambino è morto doppia pioggia

                             di      s t e l l e –

 

                                                            

Gianni Milano
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