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18 luglio 2015 , ,

Rosetta

Il determinismo della moralità – Italian/English version


rosetta                                  I N T R O

 

L'idea di una intervista ai Rosetta è nata cinque anni fa, dopo un ascolto prolungato di “The Galilean Satellites” (2005). La lettura appassionata di quell'album pubblicata originariamente su Distorsioni Blosgpot piacque a Mike Armine che commentò via mail: "Thank you for sending this my way. Your notes captured the emotional message of the record from my perspective.You summed it up correctly, it's about a journey with no return". Dopo l'uscita di “Flies to Flame” (2014), abbiamo deciso di approfondire con Mike gli argomenti che stanno dietro quel suono che mescola metal e hardcore in una miscela davvero unica. Questa intervista esce in corrispondenza dell'uscita del loro quinto full length “Quintessential Ephemera” (22 Giugno 2015) il cui streaming è proposto in coda all'intervista. Buona lettura e buon ascolto.        (Felice Marotta)

 

 

L'INTERVISTA

 

Felice Marotta (Distorsioni) - Ciao Mike, è davvero un piacere avere l’occasione di conversare con te. Considero i Rosetta una delle migliori band metal attualmente in circolazione. A distanza di quasi dieci anni “The Galilean Satellites” (2005) continua a imporsi come un album grandioso. E' un viaggio senza ritorno. Il contrasto tra l’opacità del mondo materiale e la coscienza diviene metafora dell’isolamento esistenziale. E’ questo contrasto che rende la vostra musica cosi intensa?

rosettaultimoMike Armine (Rosetta) - Per alcuni ascoltatori è certamente così. Ci sono molti ascoltatori che hanno dichiarato che The Galilean Satellites è stato per loro un album trascendentale. ll mio istinto mi dice che questo gruppo demografico sia emotivamente più sensibile rispetto agli altri. The Galilean Satellites è stato realizzato da quattro ragazzi introversi. Per questo non è casuale che molti ascoltatori percepiscano o abbiano percepito una mancanza di collegamento con il mondo che li circonda. Riflettendo su chi eravamo e dove ci trovavamo quando abbiamo scritto The Galilean Satellites, ritengo che rifletta bene il senso d’isolamento che provavamo allora, ma in aspetti differenti nella nostra vita. La speranza attuale, a distanza di dieci anni, è che quegli stessi ascoltatori che una volta si sentivano così soli riescano un giorno a trovare il modo di entrare a far parte della comunità in cui credono. A noi è successo.

 

In The Galilean Satellites  vi è una sorta di fascinazione per i corpi celesti smisuratamente grandi, come può averla percepita Icaro. La definizione di “Metal for astronauts” è particolarmente efficace. C'è ancora spazio per quel suono oggi?

Mi è sempre piaciuta la definizione di “Metal For Astronauts” perché nel tempo il significato si è ampliato. Noi quattro (attualmente cinque) viviamo ognuno nel loro piccolo mondo per la maggior parte del tempo, cercando di dare il meglio alle nostre comunità. Quando ci riuniamo e facciamo musica, questa risulta sempre un poco spacy. Il nostro suono è sempre stato pesante, annichilente, aperto. Noi continueremo a costruirlo e perfezionarlo The Galilean Satellites Disc 2ogni qual volta lo riterremo opportuno. Se non altro, Dave, Matt, e Bj hanno davvero eliminato tutto il grasso possibile dall’etichetta di “post-metal” e “cult-of-neurosis" che ci ha seguito per molto tempo. Per quanto riguarda i testi, invece, non è più così. Non c'è più spazio per le metafore celesti. Non ci saranno più riferimenti all’Europa o alla mitologia greca, ai monoliti o a qualsiasi altro film di Stanley Kubrick, che ho guardato più di una dozzina di volte. Siamo una band diversa ora, nei modi in cui lottiamo. Inoltre anch’io sono una persona diversa. Le cose per cui ero arrabbiato durante la scrittura di The Galilean Satellites e le cose che cantavo in quel periodo non sono più rilevanti nella mia vita. I problemi di quel tempo si sono risolti nel miglior modo possibile, meglio di quanto avessi mai sperato. Se continuassi con quelle metafore, allora significa essenzialmente che non sarei in grado di proseguire nella mia vita personale.

 

“Wake/Lift” (2007) è l’album della maturità, caratterizzato da un equilibrio tra atmosfere metal e hardcore. La splendida copertina evoca utopie e la sfida dell’uomo nel raggiungere altezze sempre maggiori. C’è sempre un aspetto legato alla monumentalità nel vostro suono. Cosa c’è dietro questa fascinazione?

In parte si tratta di fascino e in parte di dipendenza. Mi piace sempre pensare al "suono" come la confluenza di diverse abilità che Matt, Dave e Bj mettono sul tavolo. Matt letteralmente costruisce il suo suono. Ogni pezzo del suo equipaggiamento è stato modificato a mano per ottenere quel che voleva. Così, quando guardo il suo stack di amplificatori e casse (che egli stesso ha costruito/modificato) e quando ascolto le sue tonalità, quel che sto sentendo è un suono lavorato a mano. La maggior parte dei chitarristi gira qualche manopola, aggiunge qualche effetto sino a quando non ritengono di Rosetta_WakeLift_CDessere soddisfatti. Matt ha invece smontato più volte il suo equipaggiamento solo perché aveva bisogno di più bassi. Quando prendi il suo suono che non trovi in natura e ci inserisci sopra una solida, creativa ed emotiva linea di basso e trovi un equilibrio con la batteria che batte un movimento costante … ecco allora hai trovato il nostro suono. L’elemento legato alla dipendenza è cresciuto negli ultimi tre, quattro anni. The Anaesthete è stato il primo passo in quella direzione, verso un qualcosa di cui avevamo bisogno. Una cosa non che volevamo, ma di cui avevamo bisogno. Abbiamo altre esigenze in questo momento di cui stiamo cercando di occuparci. E come per ogni tossicodipendente, stiamo facendo tutto quello che vogliamo senza ulteriori pensieri nella mente. Ad un sacco di gente non è piaciuto The Anaesthete, ma di questo non ci siamo preoccupati. Ad un sacco di gente non piacerà il nuovo album “Quintessential Ephemera” . Non importa. Abbiamo ottenuto la nostra dose. Abbiamo fatto l’album che volevamo e siamo felici così. Prendere o lasciare. Devi capire tuttavia che il suono non è cambiato, è sempre lo stesso: pesante, annichilente, aperto. E' stato soltanto affinato.

 

Wake/Lift  affronta anche tematiche legate alla tua esperienza come insegnante. I bambini dovrebbero aver diritto a un’infanzia migliore e a una crescita più giusta. Tematiche sempre attuali. Cosa puoi dirci a riguardo?

Ci sono due cose che mi vengono in mente. La prima è che quasi nessuno ha avuto una grande infanzia. Ognuno di noi ha avuto una sorta di trauma che li ha formati. La seconda cosa è che ci sarà sempre una gerarchia sociale all’interno della quale i bisogni di pochi saranno realizzati attraverso il lavoro di molti. La domanda è: come diminuiamo la rosetta-400ak032910disuguaglianza e rendiamo migliore la vita di chi vive ininterrottamente al lavoro (e in lotta). Mike Armine a ventiquattro anni non aveva particolari pensieri su questo. Il Mike Armine di trentaquattro anni invece li ha. I bambini per i quali lavoro come insegnante hanno problemi che dovrebbero avere solo gli adulti. Tuttavia questi problemi sono presenti e di conseguenza sono costretto a lavorarci su, sebbene non dovrei esserne gravato. Per questo inveisco su cosa i genitori dovrebbero fare e su cosa invece non devono fare per aiutare i miei ragazzi, il mio lavoro e la loro situazione. Quel che ho capito tuttavia è che la maggior parte dei genitori, non importa quanto disillusi, non importa in che modo, vogliono il meglio per i loro bambini. Al di sotto la frustrazione, la rabbia ed il risentimento, l'amore cerca sempre di scavare un sentiero. Quindi, in questo senso, Wake/Lift non è un album maturo, ma lo sproloquio ideologico di un insegnante inesperto.

 

Nel 2009 pubblicate una splendida versione di Homesick, un brano dei Cure. Perché avete scelto questo brano e in che modo vi sentite vicini ai Cure?

Dave è venuto a suonare un giorno e ha detto che avremmo dovuto fare la cover del brano Homesick dei Cure, perché esprimeva bene quel che stavamo facendo. Tutti d'accordo. Amiamo i Cure. Tutto abbastanza semplice.

 

rosetta-adeterminismofIl titolo “A Determinism of Morality” (2010) è particolarmente intrigante e insiste sulla questione di quanto il corpo umano e la sua genetica incidano sui comportamenti e sull’etica. L’album sembra voler affrontare un tema pieno di contrasti. Cos’è il determinismo della moralità?

Dal punto di vista dei testi l’album è come se fosse stato scritto da un uomo senza bussola. Volevo solo un po’ di pace interiore in quel periodo e non ho trovato un modo per sfogarmi o le persone giuste con cui sfogarmi. E’ stato realizzato con un buon materiale ed è stata un'esperienza molto terapeutica. Visto che l'uscita di A Determinism of Morality non mi aveva fornito una direzione in cui proseguire, tutto questo annullò la necessità di dotarmi di una bussola. A Determinism of Morality è stata la release perfetta per me. Non sono più in quello stato d’animo poiché A Determinism of Morality mi ha aiutato a bloccare quei pensieri in un particolare spazio e tempo.

 

rosettaanesteteNel 2013 decidete di gestire in piena autonomia la pubblicazione e la distribuzione di “The Anaesthete”.  A distanza di due anni come giudicate questa scelta?

Ci sono due modi per valutarlo dal mio punto di vista. In primo luogo, finanziariamente. Stavamo pensando di farla finita sino alla pubblicazione di The Anaesthete, la band non aveva più soldi ed avevamo esaurito tutti i nostri fondi personali. I proventi di The Anaesthete hanno finanziato la sua registrazione, un tour in Cina e una buona parte della registrazione del nostro ultimo full length. Per me, quel che è successo testimonia che abbiamo preso la decisione giusta. In secondo luogo, il sostegno. La pubblicazione di The Anaesthete in modo indipendente e su Bandcamp ci ha dato l'accesso diretto ad una rete di supporto di cui non conoscevamo l'esistenza. Non possiamo parlare direttamente con coloro che hanno scelto di sostenerci. Rosetta è sempre stata una band guidata dal consenso e il consenso vi è stato, come dettato dai nostri fan che hanno decretato che dovessimo rimanere una band. Una cosa è quando i fan cantano le tue canzoni su Internet, una cosa diversa è quando su internet contribuiscono con i loro portafogli. Siamo rimasti una band, perché le persone ci hanno sostenuto direttamente, finanziando i nostri impegni futuri. Questo è davvero potente. Mi fa sentire come un politico americano (ovviamente lo dico in senso ironico).

 

The Anaesthete è “colui che non riesce ad apprezzare la bellezza” ed anche “colui che non riesce a percepire le sensazioni” ed esprime la condizione di chi, nell’allontanare il dolore, rimuove con esso anche la sensibilità. Dolore e bellezza sembrano essere intrecciati a doppio filo nella musica dei Rosetta. Cosa pensi a riguardo?

The Anaesthete è stato un album doloroso sia da scrivere che da registrare. Per due anni abbiamo avuto sulle nostre teste un futuro con cui nessuno voleva confrontarsi: il fallimento dei Rosetta. Non la fine, ma il fallimento. Stava per arrivare il momento in cui avremmo dovuto farla finita. Quel giorno sarebbe stato doloroso o comunque triste. E man mano che quel giorno si avvicinava, potevamo tenere alte la nostre teste e dire che MikeArmineavevamo avuto successo. Che avevamo costruito comunque qualcosa d’importante. Ma eravamo di fronte alla possibilità di un fallimento. Stavamo a litigare inutilmente sul fatto di dovere smettere senza avere mai davvero avuto la conferma del valore di dieci anni di lavoro. Ci sono state le persone che ci hanno sostenuto, per ringraziarci per quel che avevamo fatto sinora. Alla fine non siamo falliti. La gente ci ha aiutato affinché potessimo continuare. Lo sappiamo poichè ce lo hanno detto. Dobbiamo ringraziare molto anche la Translation Loss. Ci ha sempre sostenuto in tutto quel che avevamo deciso di fare. La Translation Loss ha sempre avuto a cuore il nostro interesse e sono probabilmente la ragione principale per la quale la gente si preoccupa ancora oggi di noi. Quando abbiamo deciso di iniziare a pubblicare album in modo indipendente, sono stati di grande aiuto e ci hanno offerto una mano per quello che era nelle loro possibilità.

 

rosettaflameCon "Flies to Flame" (2014) recuperate le sonorità delle origini. L’album mi è piaciuto molto. La splendida Les Mots et les Choses (che riprende un impegnativo testo di Foucault) costituisce un affresco del mondo naturale in cui l’uomo appare debolmente sullo sfondo. C’è un ritorno al metal for astronauts delle origini?

No. Il suono non è mai cambiato. E’ sempre stato lo stesso all'interno di un processo di affinamento continuo.

 

I Rosetta hanno sempre avuto una predilezione per la sperimentazione sin dai tempi di The Galilean Satellites. In una tua intervista ho letto che ascolti anche musica elettronica del tipo Scorn, CSSC, Terminal Sound System e che hai del materiale inedito nel cassetto. Pensi di farlo diventare un progetto prima o poi? "Rosetta: Audio/Visual Original Score" uscito il 6 gennaio va in questa direzione ?

Ho rilasciato un disco solista per Translation Loss di cui sono molto contento. Ma mentre penso che potrei fare di meglio rispetto al mio lavoro precedente, non credo riuscirei a MikeArmine2reggere il confronto con Terminal Sound System o Scorn. Skye Klein è un maestro nell’arte dell’elettronica glitch e Mic Harris fa le cose dub che un moderno artista dubstep potrebbe solo sognare. Jesse Yanell ed io abbiamo un progetto noise chiamato The Rise of Because. Abbiamo pubblicato un album su Desolation House qualche anno fa e stiamo lavorando su un secondo. Personalmente sto lavorando ad un disco hip hop, nel quale vorrei davvero riuscire a ricreare l'intero catalogo Dalek perché per me Dalek rappresenta il picco della heavy music.

 

Mike, grazie davvero per il tempo che ci hai dedicato. Spero di vederti presto in concerto qui a Roma.

 

 

 

INTERVIEW with Mike Armine (Rosetta)

 

 

Felice Marotta (Distorsioni) - Ciao Mike, I am very pleased to talk to you. I currently consider Rosetta one of the most interesting metal bands. After almost ten years, "The Galilean Satellites" remains a great album. It’s a journey with no return. The contrast between the opacity of the material world and the human consciousness becomes a metaphor of the existential isolation. Is this contrast that makes your music so intense?

0005207054_10Mike Armine (Rosetta) - To some listeners I’m sure. There are listeners out there who have made references to TGS being a transcendental album for them. My gut tells me that this demographic is more emotionally sensitive than the rest. TGS was made by four introverts. So it makes sense that the record appeals to those listeners who feel/felt a lack of connection to the world around them. Reflecting on who we were and where we were when we wrote TGS, I think that each of us felt a sense of isolation at the time, but in different aspects of our lives. The current hope, now ten years later, is that someday those same listeners who once felt so isolated and alone find a way to be comfortably connected to a community they believe in. We have.

 

In The Galilean Satellites there is a kind of fascination for the celestial bodies immeasurably large, the same fascination that involved Icarus. The definition of "Metal for astronauts" is always particularly evocative. There is still room for that sound?

I’ve always liked the Metal For Astronauts tag because overtime the meaning has broadened. The four (now five) of us are off in our own little worlds for the most part, and making meaningful contributions that way to our communities. When we come together and make music, it’s going to be a bit spacy. The sound we craft: Heavy. Crushing. Open, has always been the sound. We will continue to craft, and refine that sound anyway we want. If anything, Dave, Matt, and Bj, have really trimmed the fat off of the postmetal/cultofneurosis tag that has followed us for so long. Lyrically however, no. There is no more room for celestial metaphor. There will be no more references to Europa or Greek Mythology, or monoliths, or any other Stanly Kubrick film I’ve watched more than two dozen times (That’s all of them). We’re a different band now in ways I’m still wrestling with. Furthermore, I’m a different person.  What I was angry about at that time we were writing TGS, and what I was singing about at that time is no longer relevant to my life. The problems of that time worked out as best as we could have hoped. If I continued on with those metaphors, then I would be essentially unable to move forward with my personal life.

 

"Wake/Lift" is the album of maturity, characterized by a balance between atmospheres and hardcore. The beautiful cover evokes the utopias and the human challenges to reach heights ever greater. There is always monumentality in your sound. What's behind this fascination?

It’s part fascination, part addiction. I always like to think of “the sound” as the convergence of skills that Matt, Dave, and Bj bring to the table. Matt literally built his sound. Every piece of equipment he owns has been modified by his hands to meet his needs. So when I look imagesat his stack of amps and cabinets (that he built/modified), and when I listen to his tone, what I’m hearing is a hand crafted sound. Most guitar players turn a few knobs, add petals to the chain, and come to a place of complacency. Matt on the other hand has torn his equipment apart several times just because he “needed more low end”. When you take his sound, which is lose in nature, and insert a solid, creative, emotionally driven bass line that strikes a balance with drumming dedicated to constant motion …you have our sound. The addictive element has reared it’s head over the last 3 or 4 years. The Anaesthete was the first step at addressing a need. Not a want. A need. Now we have other needs that we’re attending to. And like any addict, we’re doing everything we want without the thoughts of others in mind. A lot of people didn’t like The Anaesthete, and we don’t care. A lot of people are not going to like the new record. We don’t care. We got our fix. We made a record we want and are happy with. Take it or leave it. Understand however, that the sound has not changed: Heavy, crushing, open. It’s just been refined.

 

"Wake/Lift" also addresses issues related to your experience as a teacher. Children should have the right to a better childhood and growth. Issues that are always current. What is your opinion about it?

Where are two things that come to mind here; First,very few, if anyone, has a great childhood. Everyone has some sort of trauma that defines them. Second, there will always be a social hierarchy where the needs of the few are met by the work of the many. The question is, how to we lessen inequality and make life better for those constantly working (struggling). Twenty four year old Mike Armine didn’t really think much about this. Thirty Four year old Mike Armine does. The kids I work for have problems that only adults should have. But they have them none the less and so it’s my job to work with that, not be burdened by it. Ranting about what parents should and should not do does nothing to help my kids, my job, and their situation. What I’ve come to realize is that most parents, no matter how disillusioned, no matter what they are dealing with, want what is best for their child. Underneath the frustration, anger, and resentment, love is trying to forge a path. So in that regard, Wake/Lift is not a mature album, but an ideological rant of an inexperienced teacher.  

 

In 2009 you published a beautiful version of "Homesick", a Cure song. Why did you choose this song?

Dave came to practice one day and said we should cover Homesick by The Cure because it would translate well in regard to what we do. We all agreed. We love The Cure. Pretty easy.

 

tumblr_n81g8du5eQ1qb3aiao4_500The title "A Determinism of Morality" is particularly intriguing and insists on the question of how the human body and its genetic affect on behavior and on ethics. The album seems to want to tackle a topic full of contrasts. What is, from your point of view, the determinism of morality?

Lyrically it was written by a man without a compass. I just wanted a little peace of mind at the time and didn’t have an appropriate way to vent/person to vent to. It made for decent writing material at the time and was a very therapeutic experience. While the release of ADOM didn’t give me direction, it nullified my need for compass. ADOM was the perfect release for me. I’m not in that headspace anymore because ADOM helped me lock that mindset in a particular space and time.

 

In 2013 you decided to manage independently the publication and distribution of "The Anaesthete". How have you evaluated, at a distance of two years, this choice?

Their are two ways to measure this in my opintion. First, fiscually: We were about to call it quits as up until the release of The Anaesthete Rosetta had made us no money and we had exausted all personal funds. The profits from The Anaesthese have funded it’s recording, a tour ofChina, and a good portion of the recording of our latest full length. To me, that’s success and is a testiment that we made the right decision. Second, support: Releasing The Anaesthete independently and on Bandcamp gave us direct access to a support network we never knew existed. We can not talk directly to those who chose to support us. Rosetta has always been a band that has governed on consensus, and the consensus was, as dictated by our fans, that we should remain a band. It’s one thing when fans sing your phrases on the internet. It’s another when the internet contributes with their wallets. We can remain a band because people are supporting us directly and funding our future endeavors. That’s powerful. Makes me feel like an American politician (scarcasm intended).   

 

The Anaesthete is "one who fails to appreciate the beauty" and also "the one who can not perceive the sensations" and expresses the condition of who, to avoid pain, removes with it also the sensitivity. Pain and beauty seem to be intertwined in glove in the music of Rosetta. What do you think about that?

The Anaesthete was a painful album to write and record. Looming over our heads for two years was a possible future that no one wanted to confront: Rosetta failing. Not ending, but failing. There is going to come a time when we have to call it quits. That’s fine. That day will be painful and full or sorrow regardless. And when that day comes we can at the very rosetta-bandleast hold our heads high and say that we were successful. We can at least say that we built something important. But we were looking at possibly being a failure. We were splitting hairs on having to call it a day without ever having a real shot and knowing for certain what ten years of work had amounted to. We have the people who have supported us  to thank for getting us this far. We’re not failures. We know that because people spoke, and helped us continue on. We also have Translation Loss to thank as well. They have always been supportive of us in all that we decided to do. What I know now is that TL always had our best interest at heart and that they are probably the number one reason people even care about us today. When we decided to start releasing albums independently, they were very supportive and offered to help anyway they could.

 

"Flies to Flame" retrieves the sound of the first album. The beautiful "Les Mots et les Choses" (which resumes a challenging text of Foucault) is a fresco of the natural world in which men appear weakly in the background. Is a return to the "metal for astronauts"?

No. The sound never changed. The sound has always been in a process of refinement.

 

Rosetta have always had a fondness for experimentation since the days of The Galilean Satellites. In one of your interviews I read that you like electronic music like Scorn, CSSC, Terminal Sound System and that you have material in the drawer. Do you think to a side project ?

Rosetta-band2I have a solo record out on Translation Loss that I”m happy with. While I think I can do better than my previous work I could never hold a candle to Terminal Sound System or Scorn. Skye Klein is a master at electronic glitch art and Mic Harris does things to dub that modern dubstep artist only dream of. Jesse Yanell and I do a noise project called The Rise of Because. We released a record on Desolation House years ago and are currently working on another. Personally I’m working on a hip hop record where I really just want to recreate the entire Dalek catalog because to me, Dalek represents the pinicle of heavy music.

 

Mike, thank you so much for your time. I hope to see you soon in a concert with Rosetta here in Rome.

Felice Marotta

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Ascolta       The Anaesthete         Quintessential Ephemera 

 

Rosetta su Distorsioni Blogspot  

 

Line Up

Matt Weed - guitar

BJ McMurtrie - drums

Dave Grossman - bass

Mike Armine - vocals, electronics

Eric Jernigan - guitar

 

Discografia

The Galilean Satellites (Translation Loss, 2005)

Wake/Lift (Translation Loss, 2007)

A Determinism of Morality (Translation Loss, 2010)

The Anaesthete (self released, 2013)

Quintessential Ephemera (self released, 2015)


Video

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