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26 febbraio 2013 ,

Funeral Suits

FIORI VELENOSI – ITALIAN/ENGLISH VERSION


funeral suits intervistaIn occasione della serata milanese - l'8 Febbraio 2013 - del tour italiano di quattro date che ha portato gli irlandesi Funeral Suits alla promozione del loro disco d’esordio “Lily of the Valley” li abbiamo incontrati e abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Brian James (voce, chitarra e synth) e Dar Grant (Basso, voce e synth).

 

L'INTERVISTA

 

Ubaldo Tarantino (Distorsioni) - Ci raccontate come vi siete incontrati?
Brian James - Niente di speciale, ognuno di noi suonava già in altre band a Dublino e quattro anni fa io e Mick (Michael McKeogh, chitarra, synth e voce) abbiamo iniziato a fare cose insieme e in seguito, si sono aggiunti Greg ( (McCarthy, batteria) e Dar, tutto è avvenuto  in maniera molto naturale senza particolari ricerche

 

Da cosa ha origine il vostro nome?

Brian - Qualche anno fa ho lavorato in un ufficio e dovevo indossare un abito e la cosa proprio non mi andava così pensai di metter su una band e chiamarla The Suits ma credo ci fosse già una band australiana con quel nome. Quando scoprii questa cosa ero al computer e sul tavolo di fronte a me c’era una copia di “Funeral” degli Arcade Fire un disco e un gruppo che amo molto, e così mi venne l’idea di accostare le due cose e da lì è nato il nome.

 

Il vostro disco ha richiesto due anni di lavorazione, è stato a causa di una lunga gestazione dei vari brani o cos’altro?

funeral suits intervistaBrian - Abbiamo iniziato a comporlo 18 mesi fa, poi ci siamo fermati per intensificare l’esperienza live e poi riprenderlo per registrare in studio. Questo ha portato qualche piccolo cambiamento alla struttura dei brani ma non più di tanto.

 

Il fare da gruppo di supporto a bands quali Franz Ferdinand, Local Natives, Passion Pit, Two Door Cinema Club e The Maccabees, cosa ha portato ai Funeral Suits?


Dar Grant
- Suonare dal vivo con gruppi così ci ha aiutato ad avere più consapevolezza di noi stessi e a non prestare attenzione solo all’aspetto tecnico della strumentazione e del suono, ma semplicemente a "sentire” le canzoni che stiamo suonando.

 

Da cosa ha origine il titolo del disco “Lily of the Valley”?

Brian - Un giorno stavo guardando la serie TV “Breaking Bad” e spesso viene citato questo fiore e se ne fa un uso alquanto particolare data la sua velenosità. Sono rimasto folgorato da ciò e in più sembrava che anche le parole suonassero molto bene per il titolo di un disco.

 

funaralintervistaCom’è stato lavorare con un produttore del calibro di Stephen Street (Blur e The Smiths)?


Brian
- Quando arrivò, l’idea di lavorare con uno con la sua esperienza ci rendeva parecchio nervosi ma poi, appena lo abbiamo incontrato lui ci ha messo subito a nostro agio e il lavorare insieme è riuscito in maniera molto naturale.

 

Quali sono i vostri ascolti oggi, che so, mentre siete sul tour bus o simili?

Brian - Ognuno di noi ascolta cose diverse e lo stare insieme sta aiutando una specie di processo di integrazione dei gusti musicali di ognuno di noi, in generale ci piacciono gruppi come Tokyo Police Club, Metric, The Knife e un sacco di gruppi svedesi.
Dar - La ragazza di Mick è svedese (ride) e ci tocca ascoltare un sacco di cose che arrivano da lì.

 

Ho notato che i testi sono molto profondi  a differenza di un sacco di bands Inglesi che hanno in genere testi abbastanza scarni. Hanno una parte predominante all’interno del vostro modo di comporre le canzoni? Come nascono le vostre canzoni, prima la musica e poi ci si costruisce intorno un testo oppure si parte da un’idea di parlare di qualcosa che vi ha colpito per poi lavorarci sopra a livello musicale?

Brian - Il fatto è che noi siamo irlandesi (ride) e rispetto agli inglesi abbiamo un sacco di cose che ci passano per la testa e che abbiamo voglia di raccontare. A parte gli scherzi, non c’è un processo creativo specifico dietro alla nascita di una nostra canzone. A volte uno di noi arriva con un’idea per una base e poi ci costruiamo sopra un testo, altre volte partiamo da una frase o un’idea e ci lavoriamo sopra a livello musicale. In generale, i nostri testi parlano della vita di tutti i giorni e delle cose che viviamo, non ci sono significati nascosti o cose del genere.

 

funeral suits INTERVISTAL’esperienza live sembra ricoprire una certa importanza per voi, è così?

Dar - Sì, dal vivo riusciamo ad esprimere un maggiore impatto che su disco e abbiamo l’occasione di sperimentare quelle piccole modifiche alla struttura dei brani che magari ci sono venute in mente a disco terminato.
Brian - Anche se siamo totalmente soddisfatti di come il disco è venuto.

 

Avete iniziato un tour mondiale: ci dite, ad oggi, il concerto che più ricordate?

Dar - Direi Reading, è stato fantastico suonare davanti a così tanta gente
Brian - Sì lo direi anche io, ma aggiungerei anche un concerto di questo tour a  Tourcoing, in Francia, una serata davvero bella anche se per aspetti totalmente diversi.

 

Una menzione particolare ai video che avete girato di All those friendly people,  Health, e Hands down, sono davvero belli e particolari e sembra che diate una grande importanza alla parte visual, è così?

Brian - Hai detto bene, diamo una grande importanza ai video, per noi sono una forma d’arte che ci piace esplorare e coloro che li hanno realizzati sono nostri amici con i quali abbiamo condiviso l’idea di creare una specie di nostro mondo in cui la musica che facciamo si integra totalmente.

 

funeral suits intervistaCome si vedono i  Funeral Suits tra tre anni?

Brian - In un castello enorme come quello che abbiamo visitato ieri a Firenze (ride). A parte gli scherzi, non guardiamo troppo avanti. Oggi ci interessa suonare il più possibile in quanti più posti possibili e abbiamo già iniziato a lavorare ai brani del prossimo disco, perché non siamo una band che programma la promozione del disco, il tour e poi inizia a lavorare a nuovo materiale; le cose ci escono in maniera spontanea e senza programmare, è la nostra attitudine e ci piace l’idea di poterla mantenere.

 

 

INTERVIEW WITH FUNERAL SUITS

 (Milan, 08/02/2013)

 

In occasion of the gig in Milan, one of the four Italian dates of the tour that has brought the Irish band Funeral Suits to the promotion of their debut album “Lily of the Valley Distorsioni met them for a chat with Brian James (vocals, guitar and synth) and Dar Grant (Bass guitar, vocals and synth).

 

Ubaldo Tarantino (Distorsioni) - Can you tell us how you met?
Brian James - Really nothing special, everyone of us was playing in others Dublin’s bands and four years ago myself and Mick (Michael McKeogh, guitar, synth and vocals) have started to team up and then Greg (McCarty, drums) and Dar join us. Everything has happened in a very natural way without any special research for it.

 

FuneralWhere did the name Funeral Suits come from?
Brian - Some years ago I used to work in an office where I had to wear a suit. I completely hated the job and having to wear a suit. So i thought it’d cool to start a band called ‘The Suits’ but I think some Australian band were already called like that. When i found that out i was sitting beside my computer and a copy of ‘Funeral’ by Arcade Fire was on a table in front of me. I really love that band and album so the idea to join the two things just hit me and the name Funeral Suits came out

 

Your record took two years of work, has it been due a long gestation of the different tracks or what else?
Brian - We started to built it up eighteen months ago, then we stopped in order to increase our live esperience as a band and then, retake it to record it in the studio. This has brought some small change to the track’s structure but, not so big at the end.

 

Being a support band to groups like  Franz Ferdinand, Local Natives, Passion Pit, Two Door Cinema Club e  The Maccabees, what has given to Funeral Suits?
Dar Grant - Playing live with such kind of bands has helped us to get more  awareness in ourselves and to avoid to take attention only to the technical side of the instruments and sound but, simply, to “hear” from the inside the songs we are playing to.

 

funeralintervistaWhere did the name of the album  “Lily of the Valley” come from?
Brian -One day, I was watching a TV Serie called “Breaking Bad” and, on it this flower and his particular use due to his poisonousness is often cited. I stood thunderstruck by it and, in further, it seemed that even the words sounded very good for the title of an album.

 

How has it been to work with such a well known producer like Stephen Street (Blur and The Smiths)?
Brian - When he arrived, the idea to work with one person with such experience were making us really nervous but then, once we met him, he has taken us immediately at ease and working together has just become really natural.

 

Which kind of music are you listening to nowadays, I don’t know, while you are on the tour bus or something like that?
Brian - Each one of us listen to different things and being together is helping a sort of integration process of our musical’s tastes. Let’s say that we like bands like Tokyo Police Club, Metric, The Knife and a lot of Swedish ones.
Dar - Mick’s girlfriend is Swedish (he laughs) and we are forced to listen to a lot of things coming from there.

 

I noticed that your lyrics are pretty deep and intense differently from a lot of indie bands mainly from England that typically have pretty skinny lyrics. Are the lyrics a predominant part inside your way to compose the songs? How your songs born, first music and then lyrics or vice versa?
funeralintervista5Brian - Main issue is that we are Irish (he laughs) and compared to Brits we have a lot of things crossing our mind and that we want to tell. By the way, there is not a specific creative process behind the composition of our songs. Sometimes, one of us just come with an idea for a base and then we built up a text for it, while some others we start from a phrase or an idea and we start working on it at musical level.Typically, our lyrics talks about our daylife and of what we experience, there aren’t hidden meaning or similar.

 

Live experience seems to be really an important part for you, isn’t it?
Dar - Yes, playing live we are able to express a stronger impact and we have the occasion to experience that small changes to the tracks’ structure that we, maybe, just thought once the record was ended.
Brian - Even f, we are totally satisfied of how the record plays.

 

You have started a very intense worldwide tour, could you tell us , by now, the show that you best remember?
Dar - I would say Reading, it has been fantastic to play in front of such a huge audience
Brian -Yes, I would say the same but, I would add even a date from this tour, in Tourcoing, France, a really wonderful night even if for totally different aspects.

 

A special note to the videos you have realized up till now for  All those friendly people, Health, and Hands down, they are really beautiful and singular, and it seems that you are taking really care to the visual part, isn’t it?
funeralsoundcheckBrian - Yes, you’re right, we care a lot about the videos. For us they are a art-form that we like to explore and people that realized them are ur friends with we shared the idea to create a sort of our own world where music that we do is totally integrated in.

 

How do you see Funeral Suits in three years ?
Brian - Living in a huge castle like the one we visited yesterday in Florence (he laughs). By the way, we don’t look too far away. Today we are interested in playing as much as possible in as many places as possible and we have already started to work to the next album tracks ‘cause we are not that kind of  band that is planning the promotion of the record, then start the tour and ended it start working on new material. Things just come out spontaneously without planning it and we like the idea to keep it going like that.

 

Ubaldo Tarantino

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