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9 luglio 2012 ,

VeiveCura

ALLA SCOPERTA DI VEIVECURA: Venti momenti con Davide Iacono


VEIVECURA Davide Iacono ha dato vita alla creatura VeiveCura nel 2009, con questo nome ha inciso due interessantissimi albums, “Sic Volvere Parcas” (2009) ed il recente nuovo “Tutto è vanità” (2012) che è  uno dei lavori migliori e più personali ascoltati dalle nostre parti negli ultimi anni. Distorsioni lo ha incontrato per farsi raccontare e svelare i segreti nascosti  delle sue preziose composizioni.

 

 

L'INTERVISTA

 

Ricardo Martillos (DISTORSIONI) - Allora Davide partiamo dall'inizio, tu hai fatto studi classici, Conservatorio o cose simili?

DAVIDE IACONO - Da bambino, alla scuola elementare che frequentavo, ho avuto la possibilità di studiare il pianoforte, ma è stata un’esperienza piuttosto breve, la cosa mi annoiava. Poi dai quattordici anni ai diciannove ho studiato batteria in un’accademia di musica moderna, e parallelamente, nei cinque anni delle scuole superiori, ho seguito corsi di pianoforte e percussioni. Mia madre, pianista diplomata al conservatorio, ha sempre avuto una notevole influenza su di me. Come vedi, per me la musica c’è sempre stata.

 

 

Come nasce nella tua mente il progetto VeiveCura?

VeiveCura nasce nel momento in cui la mia band storica si dissolve. Ufficialmente all’interno del gruppo ero il batterista, ma mi dilettavo già nella composizione e nell’arrangiamento di qualche brano e nella scrittura di qualche testo. Con lo scioglimento della band ho iniziato a sentire il pianoforte come uno strumento più adatto ad esprimere me stesso. Ho iniziato a scrivere delle idee che nel giro di poco tempo sono diventate i primi brani che sono poi confluiti in “Sic Volvere Parcas”. Da quel momento nasce VeiveCura, se non mi sbaglio era il 2009.

 

 


veivevanitàParlami delle collaborazioni con altri artisti italiani di cui 
hai avuto l'onore di aprire i concerti e delle tue esperienze all'estero.

Questa è una domanda troppo aperta, rischierei di scrivere un poema a riguardo. Posso dirti che è proprio grazie alle collaborazioni che è cresciuto il mio progetto e che sempre più persone ne vengono a conoscenza. Il mio è un percorso lento, lontano dai parametri commerciali, ma proprio per questo motivo so che ogni passo fatto in avanti è guadagnato in maniera pulita.

 

 

Sic Volvere Parcas del 2010, che trovo già molto intrigante e maturo, è il tuo primo mini-album, lo hai registrato e prodotto tutto da solo?

Sì, l’autoproduzione non è stata una scelta ma l’unica strada possibile. Ero inesperto, e soprattutto quel disco era fuori dagli schemi, nessuno sarebbe stato pronto a scommetterci. Per la registrazione mi sono affidato a Toti Valente (batterista AlbanoPower, Colapesce, etc).

 

 

A posteriori ci aggiungeresti la voce o trovi che i pezzi funzionano lo stesso nella loro veste strumentale?

No, non aggiungerei la voce, la riterrei fuori luogo. Credo che la forza di quel disco sia nelle atmosfere, se ci fai caso è povero di melodie. Molti lo hanno accostato ai lavori di Einaudi ma io non mi trovo d’accordo. Lui basa tutto su delle melodie molto orecchiabili, mentre io in quel disco mi basavo appunto sull’effetto d’insieme, su elementi di rarefazione.

 

 

Poi è venuto il documentario “Terra Bagnata", altra esperienza importante no?

veive7E’ stata un’esperienza importante per me, e spero per i pochi che hanno potuto ammirare il lavoro visivo di Giuseppe Cassaro. Terra Bagnata è un documentario totalmente autoprodotto, fortemente voluto da me e dal regista. E’ stata un’emozione immensa poterlo musicare dal vivo accompagnato dai miei innumerevoli musicisti.

 

 

Dopo un’altra colonna sonora finalmente il contratto con i tipi della Fame Dischi, parlami un po' di loro, libertà artistica totale immagino? E quanto è difficile trovare un’ etichetta per una musica particolare come la tua?

E’ nato tutto per caso. Da mesi ero in contatto con alcune etichette discografiche indipendenti, ma non si riusciva ad andare in porto. Pochi giorni prima della stampa di “Tutto è Vanità” mi scrive Michele Maraglino, il “boss” della neonata La Fame Dischi, e mi propone di entrare a far parte della loro famiglia. Quindi il nostro è un incontro posteriore alla produzione del disco. Michele ha fatto un ottimo lavoro di promozione, da solo non sarei mai riuscito a trovare così tanto spazio nelle riviste del settore. All’interno dell’etichetta c’è totale libertà, se ci fai caso il mio genere è lontano anni luce da quelli degli altri artisti. Tra me e La Fame c’è molta fiducia, positività, onestà.

 

 

Il tuo secondo album, Tutto è vanità, lo trovo davvero stupendo, una delle cose più originali sentite da noi, è un disco che ha riscosso ovunque recensioni molto positive, il fatto che per la prima volta ci sono pezzi cantati può aver aiutato ad apprezzarlo maggiormente del precedente?

Mi fa tanto piacere che il disco abbia suscitato interesse, perlomeno nelle riviste che stanno fuori dalle logiche commerciali. Ho ricevuto solo critiche positive, molti recensori si sono abbandonati a descrizioni letteralmente allucinanti. L’aggiunta della voce sicuramente ha aiutato a rendere l’album più fruibile, però c’è da dire che le parti cantate all’interno del disco sono davvero rare. Tutto è Vanità rispetto al lavoro precedente è di sicuro più scorrevole, più aperto, credo che il segreto della maggiore fruizione risieda in questo.

 

 

veivecura intervista distorsioniParlami un po' dei tuoi bravissimi collaboratori, un vero esercito nell'occasione.

Anche qui potrei scrivere per ore intere. Mi limito a dire che VeiveCura non sarebbe nulla senza i musicisti (che poi son tutti cari amici) che mi accompagnano dall’inizio di questa esperienza. Provo un’immensa gioia quelle poche volte che riesco a portarli tutti con me su un palco, la loro bellezza è impareggiabile.

 

 

Gli splendidi arrangiamenti sono interamente opera tua?

Vorrei risponderti di sì, ma non è così. Ovviamente ho svolto una buona parte del lavoro, ma questa volta nel momento dell’arrangiamento ho deciso di lasciare molta libertà ai musicisti, che conoscono bene le potenzialità dei loro strumenti. Visti i risultati penso di aver fatto bene.

 

 

Di Roccia è uno dei pezzi che rimangono più in mente al primo ascolto, io ci trovo echi di prog italiano dei 70', anche per l'uso della voce, è un genere che ascolti di tanto in tanto?

Non sei il primo che accosta la parola “prog” all’album. Sono sincero, non ho mai ascoltato con attenzione questo genere musicale. Una mia pecca (se lo è) è quella di essere estremamente selettivo negli ascolti, è davvero poca la musica che mi desta interesse, non so perché, è stato sempre così.

 

 

Pensi sia difficile trasferire on stage la magia di queste composizioni?

Sì, è complicato, per svariati motivi. Il primo è che non posso fare un tour con dieci musicisti, credo tu possa capire il perché. Il secondo motivo è che molti luoghi che ospitano gli artisti non sono adeguati alla completa realizzazione di un concerto. Il terzo motivo potrebbe essere la mancanza di una grossa produzione alle spalle, ma qui si ritorna al primo e al secondo punto. Credo che al momento sul palco sarei in grado di trasferire il 30-40% dell’atmosfera che si respira nel disco. Motivo per il quale il mio prossimo tour sarà piuttosto acustico, e ricco di nuovi arrangiamenti.

 

 

Mi dici qualcosa dello splendido artwork del disco?

veivecura intervista L’artwork di Tutto è Vanità è frutto della commistione tra la mia mente e quella di Davide Mugnieco (Dave Humphrey). Davide è un mio compaesano a cui le idee e le visioni non mancano. Ho voluto fortemente che l’aspetto grafico fosse curato da lui, dalla copertina alla locandina. Ha avuto l’intuizione di filtrare l’immagine di una galassia scoperta pochi anni fa, con l’immagine di un bosco. Per il resto si vede in trasparenza il mio volto, truccato per l’occasione da Roberta Belluardo, e una corona di foglie rosse realizzata dall’artista modicano Tonino Migliore.

 

 

La solita domanda che faccio sempre: internet è un’ottima vetrina per artisti emergenti come te, cito Bandcamp e Soundcloud,  o un danno economico per il fatto della pirateria diffusa?

Non mi curo della pirateria, sono fuori da questi meccanismi. Nel momento in cui la gente inizierà a scaricare illegalmente i miei album vorrà dire che avrò successo, quindi che ben venga tutto ciò. Non posso condannare il ragazzo che scarica musica e film perché non ha uno stipendio che gli possa permettere di acquistare legalmente i prodotti, condanno in caso chi si affida al download selvaggio nonostante abbia il portafogli pieno di soldi. Mi citi Bandcamp, penso sia proprio una bella finestra virtuale, utile.

 

 

Ti senti vicino ad artisti come Wim Mertens e Michael Nyman o definisci il tuo stile più vicino alla musica classica? Insomma se dovessi definire la tua musica quale aggettivo sceglieresti?

Non riesco ad accostare la mia musica ad altri artisti. Posso dirti da chi mi lascio influenzare ultimamente: Morricone, Sufjan Stevens, Sigur Ros, Beirut, Efterklang, etc etc. L’aggettivo che sceglierei per descrivere la mia musica è “visionaria”.

 

 

Il termine visionario ricorre spesso parlando di te ed anche questi delfini citati due volte nei titoli sono un’ossessione per te?

Quelli sono dei titoli forse troppo genuini, nel senso che sono le prime cose a cui ho pensato ascoltando le melodie. Questi brani vogliono esprimere una totale libertà, spensieratezza, la prima immagine che ho avuto in mente è stata quella dei delfini. A posteriori magari ti dico che avrei cambiato i titoli, perché rischiano di sembrare piuttosto banali. Ma, ti ripeto, nascono da questa voglia di spensieratezza, di non pensare a niente.

 

 

veivecura Ci sono altri artisti nostrani  che ti hanno impressionato  ultimamente o che ti è capitato di ascoltare?

Difficilmente vengo impressionato dagli artisti italiani. Sono molto affezionato alla musica intimista di Giampiero Riggio, al Colapesce più contenuto, alla scanzonatezza di Carnesi, all’esterofilia de Il Cielo di Bagdad. Ultimamente ascolto con molto piacere il nuovo album di Di Martino, davvero di gran classe. Tra i grandi nomi per adesso vedo i Verdena su tutti. Butto giù vecchi amori quali Il Teatro degli Orrori, Marlene Kuntz, Afterhours. Inoltre attendo con ansia il prossimo lavoro di Moltheni, che pare ormai si faccia chiamare Umberto Maria Giardini.

 

 

Quanto è difficile allargare il tuo pubblico con una musica particolare come quella di VeiveCura?

E’ molto difficile. Ad essere sincero credo che la musica di VeiveCura conservi dei valori privi di barriere. Ogni volta che ci esibiamo, in quell’oretta, riusciamo a sorprendere, commuovere, dal ragazzino di quindici anni alla signora di sessant’anni. Questo vorrà dire qualcosa. Quindi la difficoltà non è da rintracciare nei rapporti col pubblico, ma nei confronti di chi gestisce i circuiti artistici, che a volte ha la vista molto corta.

 

 

E di questo Jonas David che mi dici, progetti per un disco insieme?

Vivo e suono in Germania con Jonas David da ormai sette mesi, quindi in ballo c’è molto di più che un semplice disco. Adesso faccio parte della sua band a tempo pieno, anche per questo motivo non ho ancora avuto tempo di portare VeiveCura in giro per i palchi italiani. L’incontro con Jonas è stato fondamentale per la mia carriera musicale. E’ grazie a lui che adesso vivo della mia passione, altrimenti sarei finito come tutti quelli che abbandonano l’arte, perché soffocati dal naturale bisogno di denaro.

 

 

Il Veive nella mitologia etrusca era la divinità della vendetta, e tu con chi devi vendicarti ?

Con tutti e con nessuno.

 

Grazie Davide, davvero gentilissimo.

 

Grazie a te! Alla prossima.

Ricardo Martillos

Video

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