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29 Agosto 2017 ,

Queens of the Stone Age VILLAINS

2017 - Matador Records
[Uscita: 25/08/2017]

Stati Uniti

 

QOTSA_VILLAINS_I Queens Of The Stone Age e, prima ancora i Kyuss, hanno definito le coordinate del suono stoner, inventando un genere di riferimento e facendo emergere la scena di Palm Desert. Al cospetto di album come “Rated R” e “Songs for the Deaf”, questo ultimo “Villains” non può competere, ma solo per il fatto di dover confrontare cose del tutto differenti tra di loro. In realtà il nuovo lavoro si pone come tappa finale di un processo di graduale normalizzazione del sound QOTSA che Josh Homme aveva già posto in essere con il precedente “...Like Clockwork”.

Le nuove canzoni liquidano definitivamente il passato dei QOTSA, esprimendo la volontà di smarcarsi da se stessi. Se per la produzione dell’album Josh Homme (nella foto a destra) si è affidato a Mark Ronson, l’uomo che ha creato il suono di Amy Winehouse, Lady Gaga, Bruno Mars e Adele, qualcosa dovrà pur significare. Questo improbabile binomio, almeno sulla sulla qotsa_new_album_2017_tour_630carta, ricorda quando i The Black Keys si affidarono a Danger Mouse per “Attack & Release” e, soprattutto, per “El Camino”, con l’effetto di lucidare il sound ed ottenere un notevole successo di vendite e visibilità. Non pare che la stessa cosa si possa dire dei QOTSA, forti di una notorietà e di un culto che ha un piede nel mainstream. Più semplicemente, la risposta è nella voglia di cambiare strada. Al centro delle canzoni c’è il groove, anche se manca la spinta di batteristi come Dave Grohl o Joey Castillo, sostituiti ora dalla asettica metronomicità del tocco di Jon Theodore. Il risultato non manca comunque di spessore, dato che il missaggio è stato affidato alle mani esperte di Alan Moulder, già al lavoro con Placebo, My Bloody Valentine ed Interpol.

 

L’opener Feet Don’t Fail Me ha un riff killer sorretto da uno stomp intrecciato di leggeri afrori psichedelici ed un cantato bowieano, The Way You Used To Do ha una spensieratezza che a tratti infastidisce anche se non manca di idee, Domesticated Animals è già più in linea con quel mood che ti aspetti da una band nata dalla polvere del deserto. Fortress è la prova di come Homme abbia il dono di sapere quuensscrivere canzoni che stanno sempre in piedi. Dopo il divertissement rockabilly di Head Like a Haunted House, arriva Un-Reborn Again con il suo ritornello efficacissimo ed in cui si sarebbe incastonato bene il basso di Nick Oliveri. Il fuzz di The Evil Has Landed fa respirare aria di casa, mentre la conclusiva Villains of Circumstance è la vera gemma del disco, con la sua avvolgente armonia retrò. Villains è disco per niente perfetto ma che cresce con gli ascolti solo tralasciando ogni pregiudizio. Ne sono passati di anni da quando Josh Homme nei Kyuss usava l’amplificatore del basso per fare suonare nera la chitarra. Adesso indossa lo smoking sotto al chiodo e si è scrollato quasi del tutto la polvere dagli stivali. In fondo, come dargli torto? 

 

Voto: 7/10
Giuseppe Rapisarda

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