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5 febbraio 2019

Angelo De Augustine

TOMB

2019 - Asthmatic Kitty Records
[Uscita: 11/01/2019]

Stati Uniti   #consigliatodadistorsioni    

 

augustine cover_1538579943531987Nel 2017 Sufjan Stevens veniva catturato dalla sensibilità di Angelo De Augustine al punto da farlo entrare nel roster della sua label Asthmatic Kitty Records e producendo “Swim Inside The Moon”, album che colpiva per la grande profondità. Quell’esordio sembrava uscire da una alchimìa antica in cui ritrovare intatto il mistero di Nick Drake come chiave di lettura di un folk dell’anima, ripiegato nella penombra della vita. Se quelle canzoni avevano una loro bellezza ancorché acerba, oggi i nuovi dodici brani di “Tomb” esplodono in tutta la loro compiutezza, mantenendo intatto il registro espressivo strutturato su una apparente fragilità dell’insieme. Potremmo dire che “Carrie & Lowell” dello stesso Stevens è la pietra di paragone del songwriting di De Augustine, pur discostandosene grazie a elementi più personali. I nuovi pezzi del cantautore di Thousand Oaks sono intessuti di un’aura di luce che abbaglia per purezza ed ispirazione e le cui armonie entrano lentamente sotto pelle con il loro incedere così toccante.

 

aOgni singolo passaggio del disco sembra appartenere alle stanze di un mondo infantile in cui risuonano strumenti giocattolo e sulle cui pareti si muovono le sagome di creature fantastiche, proiettate da quei gingilli che si lasciano accesi di notte per sentirsi meno soli nel buio. L’opener Tomb è una eterea ninnananna al cui afflato ci si abbandona come nelle pieghe di un sonno rassicurante, la successiva All The Wind ha un andamento beatlesiano molto vicino a Elliot Smith, You Needed Love I Needed You è pura brumosità Nick Drake, mentre il drumming cheap di I Could Be Wrong è prossimo al mood introverso degli Eels. Time ha una linea melodica leggera sottolineata da un fischio campionato che non sarebbe dispiaciuto ad Andrew Bird, Somewhere Far Away From Home è uno dei momenti più alti della tracklist in cui la voce di De Augustine rasenta la perfezione in una sorta di soul che dà voce a tutti gli addii del mondo. In chiusura All Your Life, ennesima perla racchiusa in un guscio trasparente dentro cui si muovono le ombre di ricordi immersi in una placenta senza tempo. “Tomb” è la prima vera gemma di questo 2019 e si presenta come un inatteso segno di speranza in tempi cupi come i nostri tempi perché, come cantava De Andrè, “dai diamanti non nasce niente/dal letame nascono i fior”. 

 

Voto: 8/10
Giuseppe Rapisarda

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