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9 aprile 2019 , ,

Lambchop

THIS (IS WHAT I WANTED TO TELL YOU)

2019 - City Slang
[Uscita: 22/03/2019]

Stati Uniti   

 

lambchopTre anni or sono, all’atto dell’uscita di “Flotus”, ci eravamo rammaricati: possibile che una voce così inconfondibile, il baritono grave di Kurt Wagner, tanto caratterizzante da essere l’elemento peculiare attorno al quale si muovevano le composizioni (mai meno che ottime, fino a quel punto), finisse stritolata dall’ormai tristemente imperversante autotune? E cos’erano quei suoni elettronici così estremi da non permetterci di apprezzare quelle classiche melodie? Forse non valeva la pena di tornarci sopra, di provare a capire. Ci sbagliavamo, evidentemente, e oggi facciamo ammenda: il nuovo disco dei Lambchop, mutevole formazione nashvilliana ci permette di apprezzare appieno la svolta impressa da quello straniante episodio precedente, grazie a composizioni tra le migliori mai firmate dal leader e al fascino che quella “voce-non-più-voce” riesce ad emanare anche se travisata. Presentato da una copertina che per la prima volta mostra chiaramente le fattezze di Wagner (era già accaduto nel 2009, per “Live At XX Merge”, ma lo scatto era mosso e le mani sul microfono coprivano parzialmente il volto), quasi per contrasto con la spersonalizzazione vocale, l’album cattura immediatamente per l’amalgama costituito dall’innesto del pianoforte acustico e l’elettronica, sovente supportati da basso e batteria “umani”, a corredo di canzoni straordinariamente fruibili anche da chi non fosse avvezzo ai suoni meno tradizionali.

 

kurtIn virtù di un’ispirazione che ne sorregge l’impianto e che si sposa perfettamente con un’esecuzione rilassata, “ampia” (solo due degli otto brani che compongono questa nuova fatica sono inferiori ai cinque minuti di durata), scorrono che è un piacere gioielli contaminati dal jazz (la tromba davisiana di This Is What I Wanted To Tell You), contagiati dalla dance (Everything For You), sporcati di glitch (l’introduttiva The New Isn’t So You Anymore, impreziosita da un’armonica utilizzata in chiave jazz-soul), figli “moderni” del soul di Wonder, Gaye, Scott Heron (Crosswords, Or What This Says About You e The December-ish You), apocrifi springsteeniani  (The Lasting Last Of You, e magari il Boss riuscisse ancora a tirar fuori ballate di questo livello), un impossibile Morrison “electro” periodo “Common One” (i ben 7’40” di The Air Is Heavy And I Should Be Listening To You). A chiosare, il brano più breve e tradizionale: una ballata folkie cantata con voce pura e sottolineata dall’armonica già apparsa in apertura, quasi a mostrare un futuro ritorno a forme più canoniche (Flower). Ci sbagliavamo, sì: aveva ragione Kurt. Come sempre, d’altronde. 

 

Voto: 7,5/10
Massimo Perolini

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