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31 maggio 2018 ,

The Body

I FOUGHT AGAINST IT, BUT I CAN’T TAKE ANY LONGER

2018 - Thrill Jockey Records
[Uscita: 11/05/2018]

Stati Uniti  

 

the bodyLee Buford e Chip King portano a termine la mutazione genetica della loro creatura The Body iniziata con il precedente “A Home on Earth”  tutto teso all’elaborazione di una nuova modalità compositiva e alla costruzione di un suono tra i più strazianti della scena internazionale. A caratterizzare questa torsione fondamentale impressa al genere sludge di cui il duo di Providence era alfiere fierissimo è la scoperta dell’interiorità, o meno banalmente la possibilità di organizzazione del caos intorno a un’onda sonora.

Che non sia una passeggiata a piedi nudi sull’erba bagnata di rugiada lo si comprende subito considerato che la disparata affermazione che dà il titolo all’album è tratta dalla lettera con la quale Virginia Woolf annunciava il suo imminente suicidio. Le tonalità dell’album sono tutte in risonanza nell’armonico emotivo della lontananza e del lutto inteso come perdita assoluta di senso; l’evento è epocale e si percepisce nel collasso della membrana che separa pubblico e privato (The West Has Failed), spazio della ragione e dell’emotività. Tanto che si potrebbe forse dire che non vi è più un luogo privilegiato in cui i soggetti esercitano la loro autonomia, spazio a cui tradizionalmente l’occidente ha dato il nome di libertà; non restano che macerie, brandelli di pensiero disarticolati e pattern musicali che non possono che ripetersi e vanificarsi l’un con l’altro. Nothing Stirs in questo contesto non solo è la creazione migliore di questo “I Fought Against It, But I Can’t Take Any Longer”, ma eviscera penosamente il tema dell’impossibilità della sintesi. E lo fa schierandosi paradossalmente contro ogni ibridazione, non è possibile alcuna commistione tra i generi perché il genere in ogni senso ha cessato di essere significante.

 

bodydownloadLa prova esorbitante di Kristin Hayter (Lingua Ignota) nella stessa Nothing Stirs varrebbe già da sola l’intero disco, ma c’è dell’altro. Il genere individuale e quello musicale si specchiano l’uno nell’altro per infrangersi a vicenda così come il contrappunto della voce femminile e di quella maschile (l’ottimo Michael Berdan degli Uniform) abbattono ogni possibile logica à la Bella e la Bestia cancellando in un sol colpo le regole fondative di tutta una regione del metal contemporaneo. Che The Body non produca un disco di ibridazione significa insomma che i ceppi dai quali dovrebbe emanare la commistione non sono più riconoscibili come tali e se qualcuno per Blessed, Alone potrà parlare di doom non 8dca26abb5potrà che farlo in modo metaforico; così come il termine sludge cessa di essere alcunché di descrittivo non essendo più il cespite da cui principiano le variazioni. Ci troviamo così davanti a creature sonore mutanti come The Last Form Of Loving o Can Carry No Weight, vere aberrazioni tra la darkwave, un certo speciale gusto per il songwriting deforme e alcune allusioni inequivocabilmente dirette al cuore di chi ama i Suicide. La lontananza, il lutto e la perdita segnano anche la distanza da sé nel momento in cui diventano categoria interpretativa del presente. Ci troviamo di fronte a una  delle uscite discografiche più importanti del 2018. 

 

Voto: 8/10
Luca Gori

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