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17 febbraio 2016 ,

Tindersticks

THE WAITING ROOM

2016 - City Slang
[Uscita: 22/01/2016]

Inghilterra   #consigliatodadistorsioni     

 

tindersticks-the-waiting-room-650x650L’ascoltatore che si approccia a un nuovo disco dei Tindersticks sa cosa aspettarsi. Una voce calda e suadente; una musica che pur riconducibile all’universo rock non ne rispetta gli stereotipi, puntando su atmosfere notturne, sinuose, dominate da tastiere e strumenti a fiato. Ciò non vuol dire che si ripetano sterilmente: giunti al dodicesimo album, pur con alti e bassi, Stuart Staples e company mantengono uno standard qualitativo buono. Quello che potrebbe stupire il fan è che stavolta il gruppo, che pure ha nella spiccata personalità del cantante la carta vincente, presenta vari brani strumentali. Il più bello è quello di apertura, Follow me, tema del film “Gli ammutinati del Bounty”, una soave melodia lounge condotta dalla melodica su un sottofondo di liquido piano elettrico, archi soffusi e tamburi percossi lievemente.

Gli altri strumentali, come Planting holes, sono meno accattivanti, per quanto non disprezzabili, fungono più che altro da stacchi. Come sempre punto di forza sono le canzoni. Ci sono brani che portano elementi di novità, come Were we once were lovers?, col suo ritmo secco vicino al drum’n’bass. Help yourself è swingante e funk, con un raffinato arrangiamento di fiati, elemento che torna spesso a impreziosire i brani del disco.

 

Hey Lucinda, ballata delicata registrata nel 2010, segna l’ultima collaborazione dei Tindersticks con Lhasa de Sela, bravissima cantautrice canadese di origine messicana, morta troppo precocemente di cancro, dopo aver inciso solo tre dischi. Questa canzone è rimasta a lungo nel cassetto, prima che Stuart e gli altri del gruppo (oggi Neil Fraser, David Boulter e i nuovi Dan Mckinna e Earl Harvin) si sentissero pronti a pubblicarla. Altra tindercollaboratrice di lusso è Jehnny Beth delle Savages in We are dreamers!, la prima delle due canzoni che chiudono alla grande il disco, brano nel più tipico stile Tindersticks, romantico senza essere strappalacrime. La seconda è Like only lovers can, splendida ballata che non sfigura accanto a quelle di Van Morrison o David Bowie ("...splenderai per sempre, ovunque tu ora sia").

Ogni canzone sarà accompagnata da un cortometraggio diretto da un regista diverso. Quello che ci convince meno di questo disco è la copertina, col ritratto di un bizzarro uomo asino; peraltro questo animale deve essere molto amato dai Tindersticks, visto che non è la prima volta che lo ritraggono, vedi la cover del bellissimo “Can our love…” del 2001. 

 

Voto: 7.5/10
Alfredo Sgarlato

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