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16 luglio 2015 , ,

The Pretty Things

THE SWEET PRETTY THINGS (ARE IN THE BED NOW, OF COURSE)

2015 - Repertoire Records
[Uscita: 12/07/2015]

Inghilterra   #consigliatodadistorsioni      

 

The-Sweet-Pretty-Things-Are-In-Bed-Now-Of-CourseLa storia dei Pretty Things è quella di una band senza dubbio sottovalutata che ha patito inizialmente il dualismo con gli Stones senza mai raggiungere i successi commerciali della band di Jagger e Richards e che ha mantenuto sempre una grande coerenza nel percorrere la propria strada lastricata da schegge di rock blues lisergico, evitando di scendere a patti con la scorciatoia del mainstream. Ricordiamo solo che risale al 1968 la psichedelia beat di “S.F. Sorrow”, cronologicamente il primo concept album della storia, pubblicato dai Nostri prima ancora dei famigerati “Arthur” di The Kinks e di “Tommy” di The Who. Forse sarebbe potuta andare diversamente se la band inglese avesse avuto maggiore fortuna, così come sarebbe stata tutta un'altra storia se il chitarrista Dick Taylor, invece di fondare insieme a Phil May The Pretty Things, avesse continuato a suonare nei primissimi Stones. Si sa, il passato è passato. Oggi “The Sweet Pretty Things (Are in bed now, of course)” segna il ritorno della mitica band inglese, ben otto anni dopo avere dato alle stampe l'ottimo “Balboa Island”. Insieme a Phil May e Dick Taylor, gli unici sopravvissuti della formazione originaria, si affiancano le new entry Frank Holland  alla chitarra e mellotron, George Woosey al basso e Jack Greenwood alla batteria. 

 

prettyL'album è stato registrato interamente su nastro analogico agli 811 Studios, utilizzando per l'occasione la leggendaria consolle Trident Series 80, cosa che ha attribuito da un lato una patina vintage, dall'altro una brillantezza ed una dinamica veramente notevoli, grazie alla giusta valorizzazione in fase di produzione del potente drumming di Jack Greenwood che garantisce attualità alla resa sonora complessiva. Con l'iniziale The Same Sun sembra che il tempo non sia mai passato e Phil May ha una voce più smagliante che mai, mentre già la successiva And I Do svela l'intento dei Nostri thingsdi giocare duro con un tipico hard blues di scuola british e con Greenwood che picchia sui tamburi come Ginger Baker. La terza e la quarta traccia sono le uniche due cover. La prima è Renaissance Fair dei Byrds, mentre la seconda è una micidiale versione di You Took Me By Surprise di Sky Saxon & The Seeds suonata in assetto da Jimi Hendrix Experience, con tanto di assolo con wah wah al fulmicotone. Assieme alle belle aperture melodiche della doppietta Turn My Head e Dark Days, con lo strepitoso strumentale Greenwood Tree ci si addentra nei territori acidi dei Grateful Dead con un assolo di batteria che ricorda i tempi in cui John Boham e Bill Ward si sfidavano a distanza. Altra perla assoluta è Hell Here and Nowhere che dick taylorpotrebbe essere uscita da “Who's Next” insieme alla cavalcata ipnotica di Dirty Song che tanto potrebbe insegnare ai nipotini Black Angels. The Sweet Pretty Things (Are in bed now, of course) è un grande disco che offre un'esperienza di ascolto stratificata e che non patisce quella corrosiva nostalgia che degenera in passatismo. Un piccolo tesoro da consegnare alle future generazioni. Bentornati!

 

Voto: 8/10
Giuseppe Rapisarda

foto 3: Dick Taylor

 

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