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24 aprile 2016 , ,

Brian Eno

THE SHIP

2016 - Warp Records
[Uscita: 29/04/2016]

Inghilterra    #consigliatodadistorsioni   

 

EnoCoverOgni capitolo della discografia di Brian Eno, alieno visitatore delle lande impervie della musica contemporanea, è un evento di rara pregnanza. La sua classe e il suo talento visionario imperano da quasi mezzo secolo nel panorama sonoro del globo terracqueo e di almeno un paio di galassie. Pleonastico rammentare le sue innumerevoli perle venate di ardito sperimentalismo, di soluzioni stregonesche e di magiche ritualità fonologiche. Dopo la quieta dimensione meditativa di “Lux” (2012) e la collaborazione con il pirotecnico chitarrista e leader degli Underworld, Karl Hyde, sostanziatasi in due opere alquanto intriganti (“Someday World”, “High Life”, opportunamente recensite da Distorsioni), il genio di Woodbridge torna con un lavoro interamente suo, “The Ship”.

E’ un’opera di ben largo respiro, diremmo, ideologico: la riflessione in musica con consequenziale rappresentazione musicale, in termini di liquidi paesaggi sonori, della follia umana alle prese con la pratica barbarica della guerra, nel caso di specie la Grande Guerra. The Ship non è che la cronistoria frammentata di quella che i greci chiamavano hybris, superbia, significata qui dall’immagine dell’affondamento del Titanic, avvenuto solo pochi anni prima che la follia umana trovasse sbocco nella prima guerra mondiale, e di tutto ciò che eno1metaforicamente il suo naufragio rappresenta: la megalomania umana prevaricatrice e tracotante, il sogno nefasto di sottomissione dei popoli, la vanagloria e la sete inestinguibile di potere, inevitabilmente destinati allo scacco.

 

La volontà dell’uomo che cerca di imporsi sulle forze della natura, l’acciaio in luogo della ragione e del cuore, la tecnica usata per sostituire l’essenza dello spirito umano. Ne scaturisce un album intenso e screziato di genialità. Sin dall’iniziale, lunga suite di The Ship, ventuno minuti, l’atmosfera è quella di liquide distese sonore solcate da navi immaginarie, con quieti lampi di severa meditazione elettronica e d’ambiente, placido scorrere del tempo interiore che a breve andrà a sfociare nel divenire apocalittico della guerra. Più frammentaria e quasi presaga della tragedia universale che sta per abbattersi sugli uomini è la successiva traccia, Fickle Sun, sullo sfondo della quale la voce intona come un lamento funebre, percorsa dai sinistri baluginii dei sintetizzatori, prima di acquietarsi nel calmo sciabordio dell’inabissamento.

enoA chiudere l’intenso lavoro di Eno, la seconda tranche di Fickle Sun, The Hour Is Thin, breve frammento per piano e voce recitante, e l’intrigante cover di I’m Set Free dei Velvet Underground, estrapolata dal loro terzo album, un canto di libertà in vista di nuove illusioni, come recita il testo. Un disco prezioso, quello di Eno, tuffato nella consapevolezza che, al di là di ogni folle pretesa di grandezza, ogni cosa che facciamo riposa nella caducità della vicenda umana e batte alle porte silenziose dell’oblio. Per fortuna, aggiungeremmo noi. 

 

Voto: 8/10
Rocco Sapuppo

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