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11 agosto 2018 , ,

Rise Against

THE GHOST NOTE SYMPHONIES VOL. 1

2018
[Uscita: 27/07/2018]

Stati Uniti   #consigliatodadistorsioni     

 

the-ghost-note-symphonies-vol-1-rise-against-cover-ts1532739212Ad appena un anno dall’uscita di “Wolves”, l’album con cui i Rise Against imboccavano la strada di ritorno all’hardcore punk delle origini dopo un paio di esperimenti poco riusciti, la band di Chicago spiazza tutti con una nuova sperimentazione, questa sì, azzeccata in pieno. Si chiama “The Ghost Note Symphonies Vol. 1” la raccolta di 10 brani estratti dalla discografia dei Rise Against riproposti in chiave acustica con l’inserimento delle orchestrazioni per archi. Un indirizzo ben preciso dato all’opera dal frontman e mente della band americana. Non è, infatti, un mistero l’inclinazione all’acustico di Tim McIlrath, che di questa sua vocazione aveva fatto addirittura il soggetto del docu-film uscito nel 2010, “Rise Against: Another Station, Another Mile”, che vedeva il cantante e chitarrista leader della band impegnato a suonare le sue canzoni nelle stazioni della metropolitana delle più importanti città del mondo. Un’attitudine elevata al massimo grado in questa nuova opera (quel “Vol. 1” preannuncia nuove uscite dello stesso tenore), in cui brani più o meno famosi del gruppo risplendono di nuova luce.

 

rise against tim mcilrathE’ il caso, estremamente positivo, di due pezzi estratti dall’album del 2017, “The Violence e Far From Perfect”: la trovata di Tim McIlrath (nella foto) riesce a mantenere vivo tutto il senso hardcore dei brani, aggiungendo quel fascino misterico offerto dalle sonorità acustiche e dalle orchestrazioni per viole e violini, che in The Violence esaltano un raffinato testo filosofico-pacifista.  Altrettanto positivo è il giudizio per due vecchi classici della band nordamericana: Savior e Audience of One (entrambi brani contenuti nell’album del 2008 “Appeal to Reason”) guadagnano tantissimo dal connubio acustico-orchestra, esaltando la voce dolce, penetrante e versatile di McIlrath, il vero deus ex machina dell’intera opera. I brani in assoluto meglio riusciti di un album complessivamente di ottima fattura (per idea ed esecuzione) sono quelli che compongono la parte centrale.

In Like the Angel (2003) compare un bridge di dolce chitarra solista che avvolge tutta l’atmosfera romantica e sognante della versione acustica, magistralmente riproposta in Miracle, House on Firerise_against (2017) e Wait for Me (2011). Altrettanto dolce e coinvolgente la versione di Voices Off Camera (estratto da “Revolutions per Minute” del 2003), in cui il piano fa ottimamente le veci della chitarra acustica. Meno riuscita la versione voce-ukulele di Faint Resemblance (“The Unraveling”, 2001), che appare un po’ fuori contesto rispetto a tutto il resto del disco. Un piccolo vizio di forma che non costituisce per nulla una “diminutio” in un album che è una vera trovata geniale di Tim McIlrath, cantautore moderno di raro gusto e grande ispirazione. Non resta che attendere per scoprire cosa ci riserveranno gli altri volumi dell’opera. 

 

Voto: 7,5/10
Riccardo Resta

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