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28 dicembre 2016

The Fleshtones

THE BAND DRINKS FOR FREE

2016 - Yep Roc Records
[Uscita: 2/09/2016]

Stati Uniti     #consigliatodadistorsioni

 

Sarà possibile scrivere qualcosa di nuovo sui Fleshtones, gente che calca i palchi di tutto il globo terracqueo dal 1976 e che festeggia il quarantennale con il ventunesimo album? Difficile, per la verità, tanto più che non possiamo certo dire che il loro stile sia cambiato negli anni. Ma diciamolo fin dall’inizio: i Fleshtones non si discutono, si amano. Si, perché sono, davvero, una band di culto, un gruppo mai capace di raggiungere il grande successo, ma con un proprio seguito indefettibile, per cui ogni uscita discografica è un must, e ogni concerto un rito al quale non mancare per nessun motivo. E loro, i quattro vecchi ragazzi del Queens (il batterista Bill Millhizer è nato nel 1948, il bassista Ken Fox, il “ragazzino” della band, nel 1961...), ripagano i propri fans con esibizioni sempre grandissime, potenti, sbracate, amichevoli, piene di gag, in cui il pubblico diventa parte integrante dello show e, al termine, viene ringraziato non con le

solite quattro parole, ma con una stretta di mano, uno per uno, all’uscita dal luogo del concerto.

 

La musica, in fondo, diventa soltanto un pretesto per divertirsi tutti assieme e per bersi qualche birra gratis, come annuncia il titolo di questo album, ma non è assolutamente un dettaglio, anzi, la miscela di garage rock, punk, rock’n’roll con un pizzico di rhythm’n’blues che Zaremba & C. orgogliosamente etichettano come “Super-Rock” è sempre piacevole e soddisfacente, anche in questo disco. Che non è certo paragonabile alle pietre miliari “Roman Gods” e “Hexbreaker!”, ma è comunque meritevole di più di un ascolto. Si parte con Love Like A Man, una cover degli impolverati Ten Years After, introdotta dal riff del Farfisa di Peter Zaremba e corroborata dalla voce di Lisa Kekaula, dei Bellrays, per un viaggio nell’inconfondibile sound dei Fleshtones, questa volta in una versione appena più pulita grazie ad una produzione più attenta del solito. Menzioni d’onore per Too Many Memories e Respect Our Love, un pò meno per lo sbiadito blues The Sinner, ma sono sottigliezze, il disco scivola via col pilota automatico sui binari conosciuti del “Super-Rock” fleshtoniano e non delude mai. Si avvicinano le festività di fine anno, la colonna sonora è pronta!


Voto: 7/10
Luca Sanna

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