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18 settembre 2013 ,

The Duckworth Lewis Method

STICKY WICKETS

2013 - Divine Comedy Records
[Uscita: 09/07/2013]

DUCKWORTHPochi avranno assistito ad una partita di cricket, noi compresi. Ebbene, questo Cd potrebbe fungere da sorprendente introducing to. Fatto si è che The Duckworth Lewis Method, gruppo i cui titolari sono Neil Hannon, il dinoccolato Divine Comedy e Thomas Walsh, il corpulento Pugwash, con il secondo album in questione, Sticky Wickets (l’esordio risale al 2009) continuano a divulgare la propria passione musical sportiva riguardo al cricket (Duckworth e Lewis furono due noti personaggi dell’ ambiente),  mantenendo l’estetica di quel tipo di tradizione - bella la cover ed il libretto con i testi –  fulcro narrativo che attinge al contesto di un gioco sorta di precursore del baseball, tuttora seguitissimo nei paesi del Commonwealth. In particolare i due musicisti irlandesi tornano a deliziarci a suon di speziato pub rock, raffinati arrangiamenti orchestrali, sapienti coloriture tra Xtc e certe pop-mixtures di comprovata radice Kinks anni sessanta. L’album è una partita sonora che dura 46 minuti (diversamente da un incontro di cricket che potrebbe protrarsi anche per diversi giorni!), ed inizia con un classico e divertente sbattimento chitarristico che dà il titolo alla raccolta, Sticky Wickets (vuole indicare una giocata anomala ed imprevedibile) a base di energico e terricolo pub rock, con voci in falsetto, supponiamo lubrificate da ingolli di Guiness; continua con Boom Boom Afridi, (dal nome di un  celebre fuoriclasse pakistano) ove Neil Hannon dispiega la propria sapienza melodica, in un crescendo ritmico di cantato ed orchestra, inframmezzato da tessiture di sonorità indie e leggiadro ritornello a base  di “Boom boom Afridi, everybody say…”; segue It’s Just Not Cricket, a voce Walsh, sulla falsariga del pop corale di cui al brano di apertura; la successiva The Umpire ascende emotiva come nella migliore tradizione empatica delle ballads hannoniane.

 

Ma questo album è leggero e divertente, ed ecco quindi Third Man, che più singolo alla Partridge (Xtc) non si può; si continua con lo strumentale Chin Music, piccolo carosello di luci di giostra, che introduce Out In The Middle, dove Walsh sembra accarezzare suggestioni melodiche e rilassatezze da rock californiano anni 70’ (un po’ Eagles, ma il nostro Walsh è semplicemente un omonimo) e che Hannon incastona di cammeo pianistico-vocale degno di nota; Line And Lenght è il pezzo che non ti aspetti, quasi degno di dancefloor fighetto anni 80’, che si fatica ad accettare nel climax complessivo, non fosse per quelle due facce da simpatici stonati (Hannon/Walsh) alle cui pose si rimandaDUCKWORTH nel booklet. Però si riannoda il tutto con il successivo The Laughin Cavaliers, marcetta e cori alticci da convivio di gentiluomini inizi 900’ (quasi rimando sonoro di un classico dell’umorismo quale Tre uomini in barca, per non parlar del cane);  Judd’s Paradox, invece,  incede declamatorio tra maestose aperture d’archi, col respiro di una riflessione sulla natura di questo gioco tanto glorioso, dannatamente divertente, che accomuna proletari, borghesi e nobiltà plaudenti, ed il paradosso che tale sport costituisce pure la quintessenza di un sistema portatore di ingiustizia, oppressione e colonialismo. Brano pienamente riuscito e apice dell’intero album. Ma a testimoniare la traiettoria bizzarra di questo cd, come da titolo, ecco  Mystery Man svoltare impetuoso in un r’n’r pazzerello ma non banale, intriso di humor, con rifiniture di chitarrine e organetto; così come il conclusivo Nudging And Nurdling, altro potenziale singolo, che fa del proprio ripetuto gioco di parole, l’eccentrico saluto di un gruppo portatore di cultura pop godibilissima e raffinata, con tanto gusto per la tradizione, l’autoironia ed il senso di un’ unicità tutta british. Come il cricket o la guida a destra.

 

Voto: 7/10
Marco Prina

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