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29 maggio 2017 ,

Slowdive

SLOWDIVE

2017 - Dead Oceans
[Uscita: 05/05/2017]

Inghilterra  

 

slowdiveIn questi ultimi anni abbiamo assistito alla rinascita (o anche solo al ritorno) di una serie di band britanniche (e non) di culto degli anni ’90 d’impronta shoegaze (My Bloody Valentine, Lush, Ride), fino al ritorno in studio dei Jesus & Mary Chain. Pare evidente la voglia e la necessità da parte dell’industria discografica di  avvolgersi su se stessa e ritornare a proporre sonorità con protagonista un elemento attualmente poco in uso (ad esempio nella musica mainstream diffusa dalle radio): le chitarre. In questa ottica non poteva mancare,  e neppure stupire, il ritorno in studio degli Slowdive, band seminale di Reading a distanza di oltre vent’anni dall’ultimo e un po’ stanco “Pygmalion”. Il lavoro, che si intitola semplicemente "Slowdive" è esattamente quello che ci aspettavamo di ascoltare da loro, quarantasei minuti di atmosfere eteree, ipnotiche, sospese tra l’onirico ed il cinematico come nei quasi sette minuti dell’iniziale Slomo (in tutto il suo splendore alla Cocteau Twins). Più elettriche e ritmate le successive Star roving (certo non un brano capace di suonare nuovo, ma comunque solido nella sua struttura),  Don’t know why, Everyone know, passando per Sugar for the pill , con il basso di  Nick Chaplin in buona evidenza.

 

Slowdive-now-740x500Atmosfere oniriche anche nel resto del disco, che si conclude con gli otto minuti di Falling ashes, brano in cui un drone minimale di pianoforte acustico riesce nell’impresa di risultare più insinuante ed ipnotico delle chitarre e dei synth. Il disco è stato registrato agli studi di Courtyard nell’Oxfordshire, missato ai Sunset Sound di Chris Coady a Los Angeles e risulta, alla fine, essere il giusto punto di ripartenza di un discorso interrottosi troppo tempo fa: sonorità che continuano,  a giudicare dai riscontri dei live e della rete, a riscuotere successo e consenso, forse anche maggiore di venti anni fa. Slowdive è un positiva conferma per chi segue la band dall’inizio ed un’ottima occasione per conoscerla ed apprezzarla per chi vi si avvicina per la prima volta. Non una classica operazione nostalgia ma un fresco ritorno sui propri passi. 

 

Voto: 7/10
Ubaldo Tarantino

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