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25 febbraio 2017

Minor Victories

ORCHESTRAL VARIATIONS

2017 - Fat Possum Records / Play It Again Sam
[Uscita: 27/01/2017]

Gran Bretagna

 

Cosa spinga un talentuoso quartetto britannico, sorta di incrocio di personalità di diverse origini e provenienze musicali, (Editors, Mogwai, Slowdive), dopo aver licenziato un ottimo album d’esordio, da noi recensito, a tornare su quelle tracce, alcuni mesi dopo, per rivisitarle in chiave strumentale e con un inusitato respiro orchestrale, è cosa che sfugge alla nostra comprensione. Eppure, è quello che Justin Lockey, James Lockey, Stuart Braithwaite, Rachel Goswell, hanno appena fatto con questo “Orchestral”. Intendiamoci, non che l’esito sia qualitativamente malvagio, tutt’altro, solo, a nostro modesto avviso, che l’operazione manca di una ragion sufficiente a giustificare lo sforzo artistico prodotto nel summenzionato lavoro. A un agile impianto shoegaze e synth-pop come quello che imperava tra i solchi del precedente album si sovrappone una ridondante e pletorica miscellanea di suoni autoreferenziali e venati di una stanca punta di onanismo. Le tracce, riprese ex integro in un ordine diverso dal precedente, quasi a dare il senso di una discontinuità che è soltanto apparente, riverberano la mancanza di idee dei Minor Victories e una certa, e già sorprendente, visto che siamo appena al secondo lavoro, piattezza creativa complessiva.

 

Venendo a un’analisi specifica dei dieci segmenti che compongono il lavoro, ciò che rileva d’acchito è, intanto, la mancanza della voce vellutata di Rachel, motivo di indubitabile bellezza dell’album precedente. In seconda istanza, l’impianto meramente strumentale crea un’atmosfera di una qual certa gravezza espressiva, togliendo respiro, invece che darlo, alle singole composizioni. Tuttavia, taluni baluginii di bellezza sono ancora riscontrabili tra le pieghe dell’opera: brani quali Cogs, col piano in bella evidenza in mesta declinazione, o Give Up The Ghost, col suo impianto sperimentale di taglio minimalistico, o, ancora, il cammeo ambient di Folk Arp, purtroppo gravato dal peso eccessivo degli archi, o il suono evocativo e crepuscolare di Higher Hopes che prelude al sigillo finale di Out To Sea, autorizzano a sperare che i Nostri possano presto tornare sulla scena discografica con un nuovo album “vero”. Classe ne hanno a profusione, indubitabilmente. 

 

Voto: 5,5/10
Rocco Sapuppo

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