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21 dicembre 2015 ,

The Brian Jonestown Massacre

MINI ALBUM THINGY WINGY

2015 - ‘A’ Recordings-Cargo Records
[Uscita: 13/11/2015]

Stati Uniti   #consigliatodadistorsioni     

 

PISH coverL’aura da eroe di culto della San Francisco degli anni ’90 sta abbandonando definitivamente Anton Newcombe che, in tempi non sospetti, acquista sempre più l’identità di european son. Tra Reykjavík, Berlino, la Francia, canzoni in lingua svedese o finlandese, la venerazione per la musica proveniente dal Regno Unito, Newcombe sembra aver trovato un nuovo equilibrio da questa parte dell’Atlantico. Prolifico da sempre con The Brian Jonestown Massacre ma anche instancabile collaboratore e produttore (l’album appena uscito con la canadese Tess Parks, gli svedesi Les Big Byrd), dopo un album eccellente come “Revelation” del 2014 e un interessante “Musique Du Film Imaginée”, Newcombe propone “Mini Album Thingy Wingy” per la propria A Recordings.

Sette canzoni che nonostante tutto non tradiscono l’amore per la musica americana e le sue propagazioni di ascendenza assolutamente sixties; le ballate psichedeliche di Revelation tornano con l’introduttiva Pish (scritta con Tess Parks) ma con qualcosa di più sgraziato e sbavato, più americano (simile ai BJM di “Their Satanic Majesties…”) mentre la sorpresa avviene con lo sguardo a Oriente offerto da Prší Prší, una litania di folk rock slavo, grazie alla collaborazione dello slovacco Vladimír Nosál’ dei Queer Jane. 

 

Brian-Jonestown-Massacre-La ripresa di Get Some è europea solo nell’uso delle percussioni mentre testo e melodia sono pervasi da vibrazioni californiane (“…a teenage dream with the blue jeans and blonde long hair/ and you’ll be happy if you could even spell her name/ you gotta get that girl/ or you’ll go insane”). Ancora vibrazioni americane: una cover di Dust dei 13th Floor Elevator del 1967 con la collaborazione di Aex Maas dei Black Angels al jug, che purtroppo rimane il pezzo BrianJonestownMassacre768più debole dell’intero lotto. L’assalto vero e proprio arriva con Leave It Alone, un mix tra CSN visionari e Rolling Stones allucinati, una trenodìa sixties che si trascina per 6 minuti di estati psych-pop. Il breve strumentale Mandrake Handshake riporta ancora una strumentazione acustica per un folk lisergico pilotato dalle tastiere.

CroppedImage290200-downloadHere Comes The Waiting For The Sun gioca non solo con i titoli ma anche con massicce influenze: i Doors più violenti, i Velvet Underground più sacrali, gli Stones più acidi. Non c’è da stupirsi che tutto sia così didascalico e citazionista: è Newcombe il primo ad attirare su di sé riferimenti continui alla musica di cui è innamorato. Non c’è da stupirsi che BJM non abbiano mai inventato niente e figurarsi se ci riescono dopo quasi 30 anni di carriera. Suonano semplice rock’n’roll e lo fanno davvero bene. 

Voto: 7.5/10
Ruben Gavilli

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‘A’ Recordings-Cargo Records   

 

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