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24 ottobre 2017 ,

Courtney Barnett & Kurt Vile

LOTTA SEA LICE

2017 - Marathon Artists
[Uscita: 13/10/2017]

Stati Uniti-Australia

 

CBKV_LoRes_LottaSeaLiceL’incontro tra artisti intelligenti, specie se casuale, produce sempre buoni frutti. Kurt Vile è già piuttosto famoso, avendo pubblicato sei album a suo nome ed essendo stato membro dei War On Drugs, gode di un credito superiore all’effettivo valore di quanto espresso sinora che l’ha reso il beniamino di una nutrita porzione di pubblico amante dell’indie e un discreto sostegno da certa critica. Quando aggiunge una data in terra australiana durante il tour 2015, gli capita di incontrare Courtney Barnett, opening act dei suoi concerti e giovane esordiente che ha appena pubblicato il folgorante “Sometimes I Sit And Think, And Sometimes I Just Sit”, esaltato dai media e apprezzato  a livello internazionale. I due scoprono un reciproco interesse uno nel  lavoro dell’altro e provano ripetutamente a duettare, finché la cosa diventa seria e si arriva a pubblicare il presente questo “Lotta Sea Lice”, album nel quale si scambiano reciprocamente interpretazioni di brani, aggiungendo un paio di cover e interpretando il tutto con l’aria di divertirsi e, perché no, divertire anche l’ascoltatore.

Courtyne_Barnett_Kurt_Vile_news_under_the_radar444L’esuberanza della Barnett viene mitigata dal consueto understatement dell’americano, ma sin dall’apertura di Over Everything, una ballata uptempo di oltre sei minuti, minutaggio da maneggiare con cura per evitare di risultare tediosi con un tema ripetuto, si capisce che c’è della sostanza. Le atmosfere sono quelle tipiche di certa “americana” che flirta con il pop o la psichedelia e ci si ritrova a giocare con i rimandi, da quelli alla versione più younghiana di Lucinda Williams (Fear Is Like A Forest, dal repertorio della compagna di Courtney Jen Cloher, o ancora On Script) a episodi in odore di Paisley  Underground (Outta The Woodwork), anche nella sua declinazione più “rurale” alla Green On Red (Continental Breakfast, Blue Cheese). Cascate di chitarre, duetastiere limitate alla bisogna, sezione ritmica solida ma discreta e le voci “imperfette” dei protagonisti a dare tono a un disco che vede solo un paio di episodi (Let It Go e Peepin’ Tom, già edita su “Smoke Ring For My Halo”, quarto disco di Kurt, risalente al 2011) risultare meno interessanti, mentre la resa di Untogether dei Belly tiene il passo con l’originale. Non si tratta che di un estemporaneo divertissement, godibile e ben suonato: si può chiedere di più, forse, ma ci si può accontentare.  

 

Voto: 7/10
Massimo Perolini

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