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1 marzo 2017 ,

Elbow

LITTLE FICTIONS

2017 - Polydor
[Uscita: 3/02/2017]

Inghilterra      #consigliatodadistorsioni

 

L'amore è uno dei topos più frequenti e abusati della storia della musica, non solo pop. Comporre un album che abbia le tematiche amorose come filo conduttore è un'impresa rischiosa, perché il pericolo di cadere nel banale è un'ombra che si nasconde dietro ogni angolo. Ci hanno provato gli Elbow, appena usciti con il settimo album in studio, “Little Fictions” (3 febbraio, Polydor), e il risultato finale merita di essere premiato, non fosse altro per il coraggio dimostrato dalla storica band inglese.
Il tema amoroso percorre tutte le dieci tracce del disco, ma all'interno di esso si nascondono, come un fiume carsico pronto a riemergere di canzone in canzone, venature di malinconia, a tratti di angoscia, ma anche di speranza e fiducia, che conferiscono all'intero lavoro un che di romantico, nel senso letterario e artistico del termine (citazione chiara fin dalla copertina, vagamente ispirata al Viandante in un Mare di Nebbia, opera del 1818 del pittore tedesco Friedrich).

 

La band di Bury ha dovuto fare i conti con l'abbandono dello storico batterista Richard Jupp, che ha preferito prendere strade diverse da quelle dei compagni di avventura. Ma gli Elbow ne sono usciti a testa altissima: nel disco fanno ricorso a efficaci pattern di batteria molto anni ’80, su cui si dipanano le suggestive armonie del piano, i elbowsussurrati riff di chitarra e la voce calda e matura di Guy Garvey (evidentemente ispirato dal recente matrimonio con l'attrice Rachel Stirling), perfettamente in linea con un album di ballate. L'intento emozionale del disco è chiaro fin dalla prima traccia, Magnificent (She Says), in cui il tappeto di archi annuncia la gioia di abbracciare una nuova vita. È solo l'inizio di un viaggio emotivo nelle varie declinazioni dell'amore, che fa tappa intermedia con la carezzevole All Disco, un pezzo in cui l'incedere che strizza l'occhio ai Velvet Underground esplode nel coinvolgente coro sul ritornello. In quel «let your obsessions go» c’è l’invito quasi disperato che ben sintetizza l'intenzione dell'intero album, che unicamente nelle non indimenticabili Firebrand & Angel (un po' più spinta rispetto al mood generale del disco) e K2 (in cui il concetto di amore si declina in una specie di apostrofe, un po' dantesca un po' foscoliana, all’amata terra natia, martoriata dalla Brexit) si prende una pausa dalla piacevole atmosfera pre vittoriana che pervade tutto il suono di “Little Fictions”.

 

Ma è, appunto, solo una pausa. Il disco ritorna nel suo mood neoclassico con l’incantevole ballata breve Montparnasse, che apre la strada per il gran finale: la title-track e Kindling riprendono la citazione dei Velvet Underground che si era ascoltata in precedenza e, attraverso il trionfo d’archi finale, accompagnano l’ascoltatore verso l'uscita da questo piccolo mondo incantato fatto di amore, speranza e odi alla gioia. Magari non sarà il più originale degli argomenti, ma trattato così, senza scadere nel naïf, lo sturm und drang romantico fa sempre il suo effetto e gli Elbow hanno centrato il bersaglio. Un disco che cresce traccia dopo traccia e che rimane un po' malinconicamente  in sottofondo nella mente dell’ascoltatore, esattamente come un grande amore romantico.

Voto: 7,5/10
Riccardo Resta

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