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21 giugno 2018

Sons of Kemet

YOUR QUEEN IS A REPTILE

2018 - Impulse!
[Uscita: 30/03/2018]

Inghilterra   #consigliatodadistorsioni

 

Il titolo del nuovo lavoro dei Sons of Kemet non dovrebbe lasciare dubbi su quale sia la motivazione inanzitutto politica che sta alla base del disco. E alla Regina simbolo del colonialismo e dello snobismo inglese non a caso si contrappongono le nove regine richiamate nei titoli dei brani e tutte orgogliosamente dichiarate My Queen, a legarle in un unico filone di condivisione e appartenenza culturale e politica. Ogni brano è dedicato a una donna che ha significato molto per la lotta e la cultura afro, partendo da Ada Eastman, nonna del leader della band Shabaka Hutchings (nella foto sotto a sinistra), vissuta fino a 103 anni a simboleggiare la tenacia e la forza delle donne, e passando per combattenti come Angela Davis, Harriett Tubman o la sudafricana Albertina Sisulu, intellettuali come la psicologa Mamie Phipps Clarke o Anna Julia Cooper o la leggendaria Nanny leader delle comunità Maroon che nel '700 in Giamaica si oppose fieramente allo schiavismo. Se questo è l'orizzonte ideologico dei Sons of Kemet, ben presente anche nei due album precedenti, altrettanto interessante è il loro bagaglio artistico e musicale che li rende una delle cose più belle e innovative apparse in questi ultimi anni. Fondati nel 2011 dal succitato Hutchings, sassofono e clarinetto, ormai uno degli esponenti più in vista della scena jazz britannica, ha fatto parte di progetti interessantissimi quali i Melt Yourself Down, Polar Bear, The Comet Is Coming, The Ancestors, la band si caratterizza innanzitutto per l'originale line-up formata da Theon Cross alla tuba e da due batteristi, Tom Skinner e Seb Rochford, a cui si aggiungono in questo "Your Queen Is a Reptile" altri due percussionisti: Eddie Hick e Moses Boyd. Completano l'organico le voci di Joshua Idehen e di Congo Natty.

 

La musica dei Sons of Kemet si muove libera da qualunque schema prefissato, certo il jazz, musica afroamericana per eccellenza, è la base, e qui i riferimenti sono a quei musicisti che più sono andati alla ricerca delle radici africane, da Ornette Coleman ad Albert Ayler, ma poi si spazia dall'afrobeat al dub,  dal reggae al funky, con un impatto fisico ed emotivo di rara forza ed energia. La sezione ritmica imprime ai brani un'energia a volte davvero devastante, i ritmi dei tamburi accompagnati dal suono basso, vigoroso, inarrestabile della tuba dettano implacabilmente i tempi, nei brani più caldi e frenetici si crea davvero un muro di suono di rara potenza che sembra avere la forza primordiale della rivolta e della libertà. Già la prima traccia, My Queen Is Ada Eastman, con un lavoro funambolico e straordinario delle percussioni, un inizio lento col ritmo sincopato dato dalla tuba, per poi esplodere con l'ingresso dello spoken word aggressivo di Joshua Idehen e le evoluzioni free del sax, ci SHABAKAintroduce a un lavoro che si può anche definire di dirompente attitudine rock, mentre la successiva My Queen Is Mamie Phipps Clarke gioca mirabilmente fra dub, reggae, ritmi caraibici e naturalmente jazz, mentre il canto del toaster Congo Natty ci rimanda a notturni dancehall; My Queen Is Harriet Tubman travolge con la sua urgenza comunicativa furiosa e una mostruosa esecuzione del sax di Hutchings. C'è spazio per atmosfere più intime (My Queen Is Anna Julie Cooper), altre nervose e concitate (My Queen Is Angela Davis) e per richiami afrobeat (My Queen Is Albertina Sisulu). "Your Queen Is A Reptile" è un album ricchissimo di spunti, abile e creativo nel saper far proprie le varie anime della cultura afro e rilanciarle attualissime e ribelli come non mai in questo scorcio di terzo millennio. Non c'è dubbio che Shabaka Hutchings sia una delle figure chiave della musica contemporanea, non solo del jazz, non stupisce quindi che sia uscito su Impulse!, quasi a volerne certificare l'eccellenza e la parentela stretta con chi prima ha pubblicato su quella gloriosa etichetta. Hutchings ha detto chiaramente che quelle indicate nel disco sono le sue regine, ma dopo averlo ascoltato un po' le sentiremo anche nostre.

Voto: 8,5/10
Ignazio Gulotta

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