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26 febbraio 2012 ,

Frankie Rose

INTERSTELLAR

2012 - Slumberland Records/Goodfellas
[Uscita: 21/02/2012]

Ex batterista dei Crystal Stilts e delle Dum Dum Girls, fondatrice e polistrumentista delle Vivian Girls, Frankie Rose è sicuramente una delle figure di riferimento della scena underground newyorkese. Il suo attesissimo solo-project, questa volta interamente intestato a suo nome (del 2010 il debutto solista accreditato a Frankie Rose and the Outs), non solo riflette l’estetica del suo passato musicale, ma ci consegna un’autrice in piena maturità artistica ed espressiva che, nonostante misceli spavaldamente tutte le epoche, saccheggiando un po’qui e un po’ lì, riesce sempre a mantenere una cifra stilistica altissima e immediata, profondamente personale e totalmente universale, risultando senza tempo.

 

Volendo creare un disco particolare, che si discostasse dai suoni fuzz e riverberati del passato, Rose affida la produzione al remixatore e membro del gruppo electro Fischerspooner, Le Chev (la cui mano ed influenza è evidente nel fascinoso mid-tempo synth wave di Daylight Sky); il risultato è un delizioso cocktail ghiacciato di chillwave misto dream pop con retrogusto eighties stimolante, ottenuto tramite un miscuglio proporzionato ed equilibrato di battute ovattate, accordi a cascata e synth inossidabili. Basta un minuto all’album per decollare grazie al propulsivo refrain della title track che ci spara a razzo nel microcosmo nitido e brillante che la congegnatrice di Brooklyn ha saputo immaginare; un universo stratificato e ‘frattale’, in continua espansione di confini. La navigazione ‘interstellare’ rimane sicura, omogenea e piacevole per tutto il tragitto e fa tappa, nei momenti più nostalgici, nel sognante pianeta auspicato dai Cocteau Twins (Had We Had It, Apples For The Sun) e in quello impalpabile come la seta di Enya (Pair Of Wings).

 

In altri più sbarazzini, si svolazza in galassie twee pop traslucide e zuccherine (Know Me), ci si imbatte in gommose entità (Gospel/Grace) per poi finire risucchiati in cuniculi spazio temporali (Moon In My Mind) e di nuovo fluttuanti come onde cosmiche tra i riff di violoncello della conclusiva The Fall. Un secondo viaggio affascinante, coraggioso e dunque rischioso, che non ripropone le solite fermate rassicuranti ma che scopre un insolito itinerario, regalando all’artista una luce e una veste nuova. Così da questa notte, se puntate il telescopio in alto, scruterete una nuova stella brillare nel firmamento, il suo nome è Miss Frankie Rose.

Antonio De Luca
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