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9 settembre 2013

London Grammar

IF YOU WAIT

2013 - Metal & Dust
[Uscita: 09/09/2013]

London-Grammar-If-You-Wait-London Grammar, se non avete avuto ancora occasione di sentire qualcuno dei loro singoli che hanno popolato gli indie-blogs di questi ultimo mesi, dall’uscita lo scorso dicembre di Hey now fino all’EP “Metal & Dust” uscito a febbraio, annotatevi  questo nome perché il loro debut-album “If you wait” è uno di quelli che segneranno (sicuramente insieme a quello delle Savages) questo 2013. Il trio di Nottingham formato dalla cantante Hannah Reid, il chitarrista Dan Rothman e dal multi-strumentista Dot Major si forma nel 2009 ma, solamente lo scorso anno arriva a definire le basi del loro sound. E così, l’ennesimo hype generato intorno ad una nuova band ci porta all’uscita di questo disco, preceduto, ad una settimana di distanza, dal nuovo singolo Strong. ll disco si apre con la già nota Hey now e subito si capisce su quali territori ci muoviamo. Per darvi delle indicazioni di massima, siamo dalle parti di Florence & The Machine  per quanto riguarda la voce potente ed evocativa della Reid mentre il tappeto sonoro ha il minimalismo dei Daughter e The xx (questo si nota in particolare nelle atmosfere della successiva Stay awake), senza che la voce sovrasti le atmosfere di fondo ma anzi si fonda perfettamente con le delicate effusioni pianistiche di brani come Shyer, della bellissima e forse non necessaria (e parlare di una canzone bellissima, ma anche non necessaria all’interno di un album, devo dire che fa abbastanza strano) cover del brano Nightcall di  Kavinsky, già nella colonna sonora di “Drive” oppure con il delicato fraseggio tra piano e batteria di Interlude (live). Ma c’è anche spazio per digressioni di stampo dance come Metal & Dust (un brano che potrebbe far parte di un disco di Bat for Lashes o Austra) e le ritmiche circolari di Flickers con quelle sue percussioni quasi tribali. Il disco si chiude con la tittle-track , una ballad delicata e degna conclusione di un lavoro alquanto omogeneo. I testi, come è facile intuire dal mood che attraversa il disco, parlano di cuori infranti, vita quotidiana e dell’affrontare la crescita come in Wasting my young years. Esce anche una versione Deluxe con un bonus Cd contenente altri sei brani sempre sulla stesso livello di sonorità e dove spiccano la vena dance di Help me lose my mind frutto della collaborazione con i Disclosure e presente sul loro album di debutto “Settle” e la conclusiva When we were young con un folk alla Fleetwood Mac. In definitiva, un disco e un gruppo che se all’apparenza non portano nulla di nuovo, riescono però a creare una cornice evocativa davvero potente, certamente grazie alla vocalità della Reid ma anche ad atmosfere eteree e confortevolmente complici: c’è la freddezza di certe mattine nebbiose passate a camminare a piedi nudi sulla spiaggia con i brividi che ti scorrono lungo la schiena così incontrollati ed accoglienti al tempo stesso. Come dicevamo all’inizio, uno dei debutti dell’anno, in attesa di quello sulla lunga distanza degli Arthur Beatrice.

 

Voto: 8/10
Ubaldo Tarantino

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