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12 febbraio 2013 , ,

Acid Mothers Temple and the Melting Paraiso U.F.O.

IAO CHANT FROM THE MELTING PARAISO UNDERGROUND FREAK OUT

2012 - Riot Season Records
[Uscita: 12/11/2012]

Acid Mothers Temple & the Melting Paraiso U.F.O. IAO Chant From The Melting Paraiso Undreground Freak Out, 2012 - Riot Season RecordsE’ davvero instancabile Kawabata Makoto nel produrre dischi tramite le numerose incarnazioni che il collettivo giapponese Acid Mothers Temple  assume di volta in volta. Composto attualmente da trenta membri tra musicisti, danzatori, artisti vari, ma anche agricoltori, viaggiatori e vari altri personaggi, il “soul collective”, come si definisce, fondato da Makoto rappresenta una sorta di versione attualizzata di una comune, in cui i membri si ritrovano di tanto in tanto per realizzare performance e registrare dischi dai tratti decisamente psichedelici e dalle ambientazioni prevalentemente space rock. Acid Mothers Temple & the Melting Paraiso U.F.O.  è tra le incarnazioni più longeve, essendo nata nel 1995, e tra le più prolifiche in quanto a concerti e album pubblicati nel corso del tempo. “IAO Chant From The Melting Paraiso Underground Freak Outè difatti il secondo lavoro uscito nel corso dello stesso anno 2012, dopo “Sons of a Bitches Brew”, con il quale la band dedicava un tributo alla musica jazz, in particolare a quella di Miles Davis.

 

Il secondo album dell’anno è invece un omaggio, l’ennesimo, ai Gong di Daevid Allen, il cui album del 1974, “You”, includeva un pezzo con cui gli Acid Mothers Temple di tanto in tanto sentono la necessità di confrontarsi. E’ la terza volta, difatti, che la band nipponica fa uscire un lavoro che rivisita Master Builder, un brano che fu poi ripreso nel 1978 dallo stesso chitarrista dei Gong, Steve Hillage, nel suo album “Green”, con il titolo di The Glorious Om Riff“IAO Chant From The Melting Paraiso Undreground Freak Out” si compone in pratica di due versioni di OM Riff,  le parti 1 e 2, che occupano la prima e la seconda facciata dell’album, per una durata rispettivamente di 19:38 e 19:26 minuti.

 

Acide e dilatate entrambe, ma con la seconda versione più sperimentale ed elettronica. Un vero e proprio esercizio di stile che sembra essere la cristallizzazione su disco di una lunga jam session, forse però più adatta a una performance dal vivo che a un album, dove la ripetizione ipnotica di un mantra per quasi quaranta minuti in totale assume toni piuttosto ossessivi. L’originale dei Gong durava poco più di sei minuti e le variazioni ritmiche introdotte dalla batteria, così come gli intarsi di sax, che lo rendevano un pezzo di eccezionale intensità, non sono presenti nella versione degli Acid Mothers Temple, che risulta un po’ troppo ripetitiva anche per orecchie abituate alle divagazioni psichedeliche. Imprescindibile soltanto per i fan sfegatati della band di Kawabata Makoto che non vogliono perdersi nemmeno una loro uscita discografica.

Voto: 6.5/10
Rossana Morriello

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