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4 luglio 2016 ,

Eric Clapton

I STILL DO

2016 - Surfdog Records
[Uscita: 20/05/2016]

Inghilterra

 

eric clapton I still do coverC’è una certa aria di bilancio conclusivo, nello scorrere delle immagini animate del video di Spiral, dove un Eric Clapton viene colto dalla matita di Peter Blake -uno degli autori dell’arcinota copertina del disco dei Beatles “Sergent Pepper’ s Lonely Hearts Club Band”- in vari momenti della sua vita umana ed artistica, dalla presenza fra i componenti degli Yardbirds -li aveva lasciati un anno prima che, nel 1966, la band fosse ospite di Sanremo, a supportare, senza successo, Bobby Solo (Questa volta) e Lucio Dalla (Paff...Boom!), mentre Mike Bongiorno sbertucciava Jimmy Page, Jeff Beck e compagni, traducendo in “gallinacci” il nome del gruppo-, poi dei leggendari Cream infine di Derek and the Dominos, fino alla fortunata carriera solistica che dura ancora.

Eric Clapton, arrivato ai settantuno anni e con qualche intoppo legato all’uso delle mani sulla tastiera della chitarra, parrebbe sul punto di gettare la spugna, di chiudere almeno con la stagione dei concerti live. Intanto ci propone la sua ultima produzione griffata Glyn Johns, “I Still Do”. E meno male che, come dice il titolo, “lo faccio ancora”: Eric lo fa, visto che si tratta di un album molto gradevole all’ascolto e costruito con grande cura, dove si produce in una dozzina di pezzi che danno la misura di come l’artista di Ripley (Surrey) abbia maturato in maniera praticamente biologica il blues classico, assimilandone perfettamente gli stilemi e le prerogative, in un’ortodossia che talora lo ha fatto allontanare Eric-Clapton-Spiral-Animation-FBda ogni forma di rinnovamento e di sperimentazione, e traducendo tutto in uno stile personale sempre convincente.

 

Oltre che alle sue già collaudate tecniche “con lenta mano” che gli hanno fatto guadagnare, nel bene e nel male, il soprannome di “Slow Hand”, Clapton si affida qui ad un gruppo di apprezzati session men con alle spalle curricula di grande rispetto: il batterista Henry Spinetti, il bassista Dave Bronze, i chitarristi Andy Fairweather Low, Simon Climie e Angelo Mysterioso, i tastieristi Chris Stainton e Walt Richmond, il percussionista Ethan Johns, con il supporto dell’organo Hammond di Paul Carrack e di Dirk Powell che si divide fra accordion e mandolino. Low, Carrack, Climie, Powell e Mysterioso, poi, insieme con le vocalist Michelle John e Sharon White, creano i Eric-Clapton-Spiral-Screengrab-1480x832contrappunti vocali in varie occasioni.

Non c’è un brano portante, ma ci piace citare, con tre pezzi che sono tenere ballad nelle quali Eric Clapton dà il meglio di sé dal punto di vista interpretativo, con quella sua voce un tantino più roca e vissuta, vale a dire I’ll be seeing you, Little Man, You Have Had a Busy Day e I Will Be There, anche I’ll Be Alright, brano nel quale si ripropongono, a livello di citazione ma in una forma assai evidente e chiara, il testo e la melodia di We Shall Overcome, il gospel tradizionale datato 1903 che negli anni Sessanta, con Pete Seeger prima, con Joan Baez poi, divenne l’inno dei movimenti civili EC621(anche Bruce Springsteen, in tempi più recenti, ne ha fatto una propria versione). Nella succitata I Will Be There Clapton ci rassicura, “ci sarò”, aggiungendo “don’t be afraid” (non abbiate paura). E noi non abbiamo paura, non ci preoccupiamo. Lunga vita ad Eric!   (N.P.)

 

 

Poi una ortodossa ma bella cover di I Dreamed I Saw St.Augustine di Bob Dylan (era sull’album “John Wesley Harding”); una Stones In My Passway di Robert Johnson, il bluesman da sempre preferito da Clapton e ancora tanto blues (brani di J.J.Cale, Skip James, Leroy Carr).  (P.W.B.) 

 

Voto: 7/10
Nello Pappalardo

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