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17 aprile 2018 , , ,

The Decemberists

I’LL BE YOUR GIRL

2018 - Capitol/Rough Trade
[Uscita: 16/03/2018]

Stati Uniti

 

C’è un po’ di tutto in questo nuovo e strano album del gruppo di Colin Meloy. Strano poiché non si capisce se si tratti di un surplus di quell’eclettismo al quale The Decemberists ci hanno comunque abituato o se sia solo il risultato di un momento di forte confusione. Vero è che i synth entrano prepotentemente nella vita del gruppo, ma non è solo quello a modificare, in parte, la cifra stilistica della band in questo album fatto di luci e ombre. Severed, già uscita come primo singolo, della parte ombrosa ne è un esempio preciso, con il ritmo synthetico à la Devo e una parte melodica à la New Order, così come la stralunata marcetta marziale Starwatcher e le scanzonate cavalcate pop con tanto di coretti infantili e ritornelli banali di Your Ghost (una sgallettata al profumo di anni ’60), We All Die Young, che ricorda persino Marc Bolan, ed Everything Is Awful.

 

Però ci sono anche le luci, che sono più che splendenti e sono quelle che risollevano verso la sufficienza questo "I'll Be Your Girl" in parte discutibile. Sucker’s Prayer è un magnifico esempio di Americana che farebbe invidia a The Band o allo stesso Dylan, Tripping Alone è una grande canzone d’autore per sola voce e chitarra acustica dal taglio costelliano, Cutting Stone flirta non poco, facendolo benissimo, col folk irlandese, la title track è una bella country song a due voci e poi c’è lei: la mini suite Rusalka Rusalka/ The Wild Rushes che nei suoi otto minuti parte come un brano prog dei Blackfield di Steve Wilson per modificarsi in corso d’opera e per finire ancora una volta in una struggente ballad irlandese accaparrandosi così il meritato fregio di miglior brano del disco. Che dire di più? The Decemberists in passato hanno fatto sicuramente meglio, ma la vena compositiva di Meloy, anche se in questo caso ancora più schizofrenica, è ancora fuori discussione e non sapendo se in futuro faranno ancora meno, godiamoci le delizie di almeno una buona metà di quest’album. 

 

Voto: 6,5/10
Maurizio Pupi Bracali

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