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30 dicembre 2016 , ,

Oren Ambarchi

HUBRIS

2016 - Editions Mego
[Uscita: 11/11/2016]

Australia    #consigliatodadistorsioni

 

Indiscusso protagonista della sperimentazione minimalista, Oren Ambarchi ha collaborato negli ultimi vent’anni con musicisti del calibro di Keiji Haino, Jim O'Rourke, Keith Rowe, Toshimaru Nakamura, Christian Fennesz, Stephen O'Malley, Sunn O))), Boris, Merzbow. La deriva noise dell’inizio di carriera ha lasciato spazio negli ultimi anni ad una sperimentazione più sofisticata che si è materializzata con ottimi risultati nella psichedelia minimalista di “Sagittarian Domain” (2012) e nell’ambient eclettico di “Quixotism” (2014). Con “Hubris”, Ambarchi prosegue nell’esplorazione dei meccanismi inconsci della mente, portando alle estreme conseguenze i dispositivi ipnotici che derivano dall’utilizzo combinato di psichedelia, techno, minimalismo e free jazz.

 

Ispirato alla colonna sonora di “Vivere e morire a Los Angeles” di Wang Chung (1985), Ambarchi costruisce l’album in due parti, separate da un breve intermezzo. Nella prima parte il musicista australiano riprende le trame ipnotiche di “Sagittarian Domain“ esasperandone ancor più i processi di stratificazione ritmica, in cui un krautrock dilatato e minimale viene fortificato da una modulazione techno particolarmente ossessiva. La struttura della ripetizione viene lentamente e progressivamente differenziata da variazioni irregolari di grado, capaci di produrre nell’ascoltatore percezioni gestaltiche non dissimili da quelle che The Field induceva nel suo notevole “Looping State Of Mindoren(2011). Se la prima parte evoca la moltitudine metropolitana di una città orizzontale come può esserla Los Angeles, la terza riprende i temi della colonna sonora di Wang Chung trasformandoli in un funky-noise particolarmente vibrante e caotico. Il groove assume ritmi prettamente free-jazz sviluppandosi come un continuum olistico e pregnante. Hubris è decisamente uno dei dischi dell’anno.

Voto: 7,5/10
Felice Marotta

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