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15 giugno 2016 ,

Anohni

HOPELESSNESS

2016 - Rough Trade
[Uscita: 06/05/2016]

Inghilterra   #consigliatodadistorsioni     

 

anohni_hopelessnessIl primo album solistico di Anohni, al secolo Antony Hegarty, cuore pulsante e mente creativa di Antony And The Johnsons, conferma la classe compositiva della cantante transgender di Chichester. Tra le figure artistiche più interessanti degli ultimi lustri, protagonista di opere di eccelso livello e di rara sensibilità compositiva, Anohni con all’attivo tra l’altro collaborazioni di qualità rimarchevole con Lou Reed, ad esempio, o Bjork, vira di parecchio, in ordine alle coordinate sonore, in questo “Hopelessness, suo nuovo lavoro lavoro.

Da suggestioni di pretto lirismo canoro, punteggiate da inserti di piano ed evocazioni cameristiche, caratteristica precipua dei suoi dischi precedenti, l’artista inglese, trapiantata in America, si sposta verso un accattivante pastiche di raffinato pop d’autore impregnato di lievi quanto sontuosi tocchi di elettronica, grazie anche alla preziosa collaborazione in cabina di regia di personaggi del calibro di Hudson Mohawke e Oneohtrix Point Never.  Il lirismo c’è, anche qui, e scorre come un’acqua carsica tra le dune immaginarie dell’album, evocando paesaggi sonori immersi nell’ocra di poetici crepuscoli, toccati dai raggi d’oro bruciato del giorno morente. Sempre intensi i testi dei brani, una critica severa all’odierna società consumistica, un continuo riferimento alla stolidità umana che distrugge la bellezza dei luoghi in cui viviamo, inquinandoli irrimediabilmente con cinismo inaudito.

 

alb_528606_big2Soprattutto, però, e non poteva essere altrimenti, a dominare è la splendida voce di Anohni, elemento intermedio tra cielo e terra, ispirata come sempre e tuffata nel fiume smeraldino della poesia. I brani si susseguono come una soffice cascata adamantina, gocciole argenteee di sublimi melodie: Drone Bomb Me, che rinvia ad atmosfere di ispiratissimo pop d’ambiente; il sostenuto ritmo techno di Watch Me; la struggente linea melodica di I Don’t Love You Anymore, con la voce soprannaturale di antonyandthejohnsons715Anohni che ricalca i segmenti canori più poetici del suo periodo con i Johnsons; la scheggia di pura elettronica, quasi una danza tribale sull’orlo di un precipizio cosmico, di Obama, con una coda pianistica di assoluta dolcezza.

E poi il bellissimo inno alla terra, con  un morbido tappeto di tastiere elettroniche di Why Did You Separate Me From The Earth?; il lieve incedere, tra archi trattati elettronicamente, di Hopelessness, una delle tracce più intense dell’album; la conclusiva escursione siderale di Marrow, con l’intreccio virtuoso tra piano, electronics e voce, quasi un poema sonoro in rima incrociata. Se qualcuno avesse nutrito mai dei dubbi sulla svolta stilistica di questa artista straordinaria, l’album in parola è qui a fugarli come vana nuvolaglia. Capolavoro.

Voto: 8/10
Rocco Sapuppo

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