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12 novembre 2016 ,

Gaye Su Akyol

HOLOGRAM IMPARATORLUǦU

2016 - Glitterbeat Records
[Uscita: 11/11/2016]

Turchia      #consigliatodadistorsioni

 

La musica turca non ha fino ad ora raccolto in Occidente, se non in minima parte, tutto l'interesse che merita, eppure si tratta di una scena che ha avuto il grande merito di correre parallelamente a quanto avveniva nel resto del mondo, senza però mai perdere il legame con la tradizione musicale della terra d'origine. I nomi e i dischi di Baris Manço, Cem Karaca, Edip Akbayram, Erkin Koray, Mogollar, fra i principali alfieri di questo stile chiamato "anatolian rock", non dovrebbero mancare nelle discoteche di ogni appassionato di garage e psichedelia. Perché se la storia politica della Turchia negli ultimi decenni è stata travagliata e spesso drammatica, come ci dicono le cronache di questi giorni, è anche vero che la cultura del paese si è dimostrata in grado di dialogare in modo vivo e originale con quanto avveniva nel resto del mondo. Ne è dimostrazione la creatività con cui i musicisti hanno saputo recepire la musica occidentale e rileggerla nell'ottica della loro ricchissima tradizione musicale. Ed è questo che riesce mirabilmente a fare la bravissima Gaye Su Akyol, coniugando melodie e sonorità indiscutibilmente orientali con influenze derivanti dal rock, non a caso l'ascolto di “Nevermind” e Grace Slick è da lei esplicitamente citato come momento fondamentale nella sua formazione musicale, unitamente a Selda, una delle prime rocker turche, nota anche per i suoi testi di protesta politica.

 

gaye_su_akyol_sept16E' quindi grande merito della Glitterbeat Records, una delle label più apprezzate in ambito world music, aver pubblicato adesso “Hologram Imparatorluǧu” debutto per il mercato internazionale di Gaye Su Akyol. Una musicista la cui voce incanterà chi la ascolta, ricca di pathos e romanticismo, come è nella grande tradizione della musica leggera araba, ma anche di grinta e grande forza espressiva e di una sottile sensualità. Ricchi, fantasiosi, variopinti gli arrangiamenti e le soluzioni sonore adottate. Si va dal sound ipnotico della title track ai sensuali languori di Akil Olmaynca, le cui trombe nel finale sembrano uscire da una banda mariachi, mentre Morricone e i Calexico illuminano i bagliori cinematici di Kendimin Efendislym Ben. Le chitarre surf frizzano solari in Kendimden Kaçmaktan e l'atmosfera si fa sospesa e dark in Dünia Kaleska. Non meno affascinanti e intriganti le chitarre spaghetti western di Eski Tüfet, la sofferta malinconia di Mona Lisa e la fiammeggiante psichedelia di Nargilé. Un viaggio musicale che parte dalle sponde del Bosforo, terra per secoli ponte fra Oriente e Occidente, per poi allargarsi a una proposta ampia, viva e in grado di parlare il linguaggio universale della musica. 

 

Voto: 8/10
Ignazio Gulotta

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