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1 novembre 2017 , ,

Chelsea Wolfe

HISS SPUN

2017 - Sargent House
[Uscita: 22/09/2017]

Stati Uniti   #consigliatodadistorsioni     

 

chelsea image1Salem, Massachussets, nota per gli orrori del processo alle streghe che nel 1692 ha trucidato 24 persone. Nulla rispetto alle stragi odierne. Salem il nome della band leader del genere-meteora witch house, abile interprete dell'arte dell'ibridazione. Chelsea Wolfe, guarda caso, ha registrato "Hiss Spun" a Salem, sfruttando i sortilegi della produzione di Kurt Ballou (Converge), che ha regalato all'album un sound perfetto e sintonico con le eclettiche scelte stilistiche della streghetta californiana, incoronata pallida regina di un genere misogino. Mescola doom, sludge, goth, drone,  neofolk, creando un raffinato ibrido trasversale, a far storcere nasi ortodossi ma da farle spiccare il salto definitivo verso la popolarità, impresa difficile per un genere di nicchia. Nicchia non da ridere, dopo collaborazioni e apparizioni in colonne sonore di serie virali, da "Trono di Spade" a "Fear the Walking Dead". Lei non è più underground ma non si è venduta al pop, ovvio. A 2 anni da "Abyss" il suo quinto album continua su una strada dark quasi tutta elettrificata e riduce al minimo, per fortuna, strimpellamenti acustici in area neofolk, come nella sospirosa Two Spirits, il momento low di Hiss Spun echeggiante “Pain is Beauty!”.

 

 

chelsea image1 (1)Meglio per noi quando dispiega una voce affascinante e ricca di sfaccettature, a tratti suadente, eterea, sensuale, con cedimenti alla dolcezza, a tratti urlata e lancinante, trasfigurata da echi e riverberi e sempre disperata. Non abita qui l'autoironia, certo, il lutto si addice ad Elettra. Che dichiara che questo album è escapista. Non ben chiaro cosa intenda, il dizionario ci dice che l'escapismo è una forma di svago, di distrazione, di fuga da una realtà fonte di disagio e sofferenza. Dubbi insignificanti, l'album è godibile dall'inizio, con Spun dove la pallida strega trasforma i lenti passi sludge in materiale aereo, più vicino allo shoegaze che al metal, anche se il materiale di cui son fatti i sogni é metallo lavico doc, sgorgante tellurico dalla chitarra di Troy Van Leeuwen, dei Queens of the Stone Age, presenza chiave nella genesi della splendida compattezza del suono. Geniale apparizione il growl di Aaron Turner, ex Isis, frontman dei Sumac, in Vex, oscura song chelsea image1 (2)subacquea che, insieme ai demoni fangosi di 16 Psiche, con i suoi rimandi rock anni ‘90, é uno degli apici dell'album. L'apocalittica Offering richiama Siouxie and the Banshees, come Static Hum, mentre la strumentale Strain è un breve intermezzo industrial che introduce The Culling, pausa riflessiva interrotta da improvvise, ma attese,esplosioni sonore. Lo stesso gioco si ripete con maggiore intensità in Particle Fluz e in Twin Fawn, dove violente tempeste ciclicamente distruggono un'illusoria calma iniziale. Chiude l'album Scrape, dove la voce della Wolfe muta e a ci inquieta con un urticante lamento infantile. Al di là dei testi inguaribilmente nichilisti la strega fallisce nell'intento di disturbarci perchè l'ascolto é appagante.  

 

Voto: 7,5/10
Paolo Rolando Perino

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