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2 ottobre 2015 ,

Los Lobos

GATES OF GOLD

2015 - 429 Records-Savoy Jazz)
[Uscita: 25/09/2015]

Stati Uniti    #consigliatodadistorsioni     

 

goldCome i Blasters dei Fratelli Alvin, come i Black Crowes dei fratelli Robinson, esattamente come queste due leggendarie band di decenni diversi, i Los Lobos dei quasi fratelli David Hidalgo e Cesar Rosas sono una risorsa, un tesoro, uno scrigno dove racchiudere quasi tutta l’American music degli ultimi cento anni. Non si esagera. Pensare all’arco descritto da queste tre formazioni, con Dave e Phil Alvin ancora a cantare in duo i blues degli anni ’30, pensare a tutto il soul, la psichedelia e il rock di marca Stones/Faces messo insieme dai Corvi Neri, pensare a quello che stanno facendo dagli anni 70 i Los Lobos da east L.A., quasi Messico. Fatto tutto ciò si ottiene la conferma che la scena rock U.S.A., ma chiamarlo solo rock è riduttivo, sarà sempre grata a questa gente per come tiene vive, entusiasmanti e vegete tutte le sue migliori tradizioni.

Al momento di pubblicare l’e.p. del 1983, l’esordio su Slash,  i Lobos avevano già un decennio di matrimoni, balere e autoproduzioni di musica del Barrio. Se ne sono andati più di trent’anni di discografia ufficiale. Anni ricchi fino a scoppiare, un catalogo sensazionale, una torta che dispensa fette di blues, la panna del soul, ciliegine di rock’n’roll e sperimentazioni sonore (lo straordinario album “Kiko” sopra ogni altro titolo). Tutto, praticamente. Con voci che fanno impressione per i colori diversi che sanno assumere e chitarre che danno il capogiro tanto vanno in qualunque direzione.

 

los“Gates of gold” è il venticinquesimo sigillo o giù di lì (se vanno contati i due dischi pre-major e i live). Apri il cancello e ci trovi l’oro, nuovamente. Oro come cultura, oro come ricordi, oro come passione. In questa casa non c’è roba da sultani, niente rubinetteria preziosa e luccicante, irrintracciabile lo sfarzo che porta letti col baldacchino e pavimenti di marmo. Solo una meravigliosa e ampia finestra che affaccia sull’America e un divano sfondato ma comodissimo dentro al quale sprofondare per risvegliarsi intontiti dalla preziosità e dalla buonissima volontà di questa musica. Volonterosi e preziosi, ecco, i fratellini Lobos, gente semplice che quando accende gli amplificatori è festa sempre.

lobosPiù duri del solito, in alcuni episodi, quasi una jam band (ma lo si era capito dagli ultimi show). E infatti chitarre taglienti e voci filtrate, intenzioni che fanno molto raduno Seventies fanno brillare davvero Too small heart e Miss Treater Boogie Blues. Ma varcata la soglia ci trovi anche il passo lento e poderoso del classic rock imparentato col soul e col folk (Magdalena, There I go, Song of the sun) e quel sound unico marchiato Los Lobos che tanto piace ai chicos nella Città degli Angeli (Poquito para aqui). Praticamente un greatest hits con canzoni nuove. I Lupi sopravvivono benissimo.

Voto: 7.5/10
Ermanno Labianca

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