Migliora leggibilitàStampa
10 novembre 2013 ,

Fuzz

FUZZ

2013 - In The Red Records
[Uscita: 1/10/2013]

FUZZ Fuzz In The Red Inarrestabile e instancabile Ty Segall, questa volta arriva con la grazia di uno tsunami, l’esordio di uno dei suoi progetti collaterali denominato semplicemente Fuzz. D’accordo, il nome non brillerà certo per originalità ma in compenso sorprende il registro a cui fa riferimento il trio, con Segall in questa occasione nel ruolo di comprimario dietro le pelli della batteria. Accantonate per un momento le strampalate ballad folk psichedeliche, i rimandi ai garage sixties o i corteggiamenti ai T.Rex con cui il giovane californiano ci ha deliziato, con i Fuzz si tuffa in pieno inizio seventies sprofondando in un sound che sta tra l’hard-rock sabbathiano, gli Iron Butterfly  e lo psych-rock dei Blue Cheer . Il resto della band è composto dal bassista Roland Cosio e Charles Moothart alla chitarra, quest’ultimo già occasionalmente facente parte della band di Segall in tour. E’ quindi meno presente, nelle otto tracce qui proposte, l’impronta compositiva di Segall, trattandosi in più parti di un lavoro che ha il sapore di una divertita jam tra amici ritrovati. Ciò a cui invece non rinuncia è al suo cantato, importato paro paro sia nello stile che nel trattamento in studio, in maniera direttamente riconducibile alla sua produzione solista più recente, ma che in più di un’occasione sembra smorzare un po’ i toni.

 

La chitarra di Moothart, macina riff semplici ed efficaci, sostenuti  da una sezione ritmica sicuramente non eclettica ma potente e agile allo stesso tempo, come aveva già dimostrato il 7” che ha preceduto l’album - sempre su In The Red - contenente una versione drasticamente semplificata ma altrettanto esplosiva diFuzz-i 21st Century Schizoid Man dei King Crimson.  In questo lavoro ostentano appena un po’ di ambizione in più, ma nella tracklist le vette si raggiungono solo nei pezzi più energici come Hazemaze o Raise cantata da Moothart, e soprattutto in quelli a carattere di improvvisazione piuttosto che in quelli strutturati in canzone, come la mastodontica Loose Sutures in fetore di primi Grand Funk o la strumentale conclusiva dell’album One, che da sole valgono  tutto l’album. Nell’insieme “Fuzz” lo si può considerare un buon inizio per la band ma niente più, si percepisce quanto i tre si siano divertiti a realizzarlo, peraltro in maniera coinvolgente senza “suonarsi troppo addosso”, ma in generale l’album manca di quella scintilla necessaria a sganciarsi da clichès già ampiamente rivisitati. 

 

 

Voto: 6.5/10
Federico Porta
Inizio pagina