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24 gennaio 2018 ,

First Aid Kit

RUINS

2018 - Columbia
[Uscita: 18/01/2018]

Svezia

 

Il ritorno delle due sorelle svedesi First Aid Kit. Johanna e Klara Söderberg pubblicano ora il quarto album, “Ruins”, a quattro anno di distanza da “Stay Gold” che segnò il loro ingresso nella major Columbia e che ci apparve non del tutto riuscito. Sempre per la stessa label, ma non con lo stesso produttore Mike Mogis, ma con Tucker Martine (Decemberists, Laura Veirs, My Morning Jacket), mentre le registrazioni sono avvenute a Portland. Quello che ci propongono le due cantautrici, tutti i brani sono scritti in coppia, in questo nuovo lavoro non si discosta molto dalla formula che le ha portate al successo e a un buon riconoscimento da parte di molti colleghi d'oltreoceano, Jack White, Fleet Foxes, ma anche Peter Buck che suona la chtarra in ben sette brani di “Ruins”, disco nel quale fra i musicisti coinvolti troviamo anche membri di Midlake, McKenzie Smith, e Wilco, Glen Klotche. Le canzoni del disco, come il titolo lascia presagire, sono il frutto di un perodo particolarmnte tormentato nella vita artistica e personale delle Söderberg, infatti il sodalizio si era rotto all'indomani della pubblicazione di “Stay Gold” e una profonda crisi sentimentale aveva colpito Klara, una serie di macerie dalle quali ora cercano di uscire.

 

Non stupirà perciò che i testi siano spesso amari, nostalgici, attraversati dalla malinconia e dal senso di perdita, basterebbe citare qualche verso di To Life a Lifethere is no other way to live a life, I'm alone) o di Postcard («I wasn’t looking for trouble but trouble came/I wasn’t looking to change, I’ll never be the same) per rendere il senso della poetica presente nelle canzoni. Gli arrangiamenti delle canzoni mantengono invece quel carattere linpido, cristallino, dolce che è caratteristico delle First Aid Kit, ma con un'accentuazione ancor più marcata nel loro volgersi verso la musica americana, tanto che più che di Portland queste musiche sembrerebbero figlie della città di Nashville. La ricchissima strumentazione usata, tastiere, fiati, archi, sintetizzatori, pedal steel, mandolino, ecc. rende molto vario e ricco il suono, perfin troppo a dire il vero, accompagna il canto delle due sorelle, non riuscendo però a scacciare del tutto la sensazione di una certa saturazione, di un'eccessiva produzione, che finisce per appesantire il tutto. Non mancano le belle canzoni, dall'iniziale umbratile Rebel Heart alla già citata e intimista To Life a Life o il country Ham of Her Dress col suo bizzarro finale alla mariachi, ma nel complesso il disco risulta un prodotto ben confezionato, gradevole, ma appunto un prodotto.

Voto: 6,5/10
Ignazio Gulotta

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