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6 agosto 2015 , ,

Dommengang

EVERYBODY’S BOOGIE

2015 - Thrill Jockey
[Uscita: 19/05/2015]

Stati Uniti   #consigliatodadistorsioni    

 

Everybody's Boogie coverIl vedere accreditata la band come proveniente da New York sulle prime può trarre in inganno. Probabilmente il caso, sempre ammesso che esista, ha fatto si che Sig Wilson (voce e chitarra), Brian Markham (basso) e Adam Bulgasem (batteria) si incontrassero nella Grande Mela per registrare quest'ottimo esempio di ruvida psichedelia garage connotata da un intensivo utilizzo di distorsioni fuzz. In effetti, già ad un primo ascolto l'immaginario evocato da "Everybody's Booogie", grazie anche all'efficacia della sua copertina, ci porta con sè in un viaggio che prevede quantomeno alcune tappe obbligate tanto nel sud che nell'ovest degli States. Partendo dal titolo, il boogie fatto proprio dai Dommengang non proviene solo da quella sorta di trasfigurazione bianca del blues operata da gruppi storici come Canned Heat, band alla quale il trio deve indubbiamente qualcosa. Ad un ascolto più attento, avvertiamo affiorare infatti alcuni riferimenti direttamente pertinenti alla materia blues: all'incedere ipnotico di Junior Kimbrough, allo stile stomp e, proviamo ad azzardare, al Muddy Waters di fine anni '60.

 

doommLa caratteristica più evidente di questo album di debutto rimane comunque la sua matrice psichedelica dalla struttura progressiva, senza però che i tre ragazzi rinuncino ad un'immediatezza e ad un'asciuttezza che potremmo accostare al punk, merito anche del fatto che l'intero lavoro è stato registrato in una manciata di giorni e quasi totalmente in presa diretta. Everybody's Booogie scorre quindi senza vacillare lungo tutta la sua (breve) durata, intessendo una narrazione per immagini richiamate non tanto dalla sporadica presenza della voce quanto dalla musica nel suo insieme. Volendo dare un'idea complessiva di questa sua natura, l'album non sembra poter prescindere dalla California desertica dello stoner rock e tantomeno da quella tradizione lisergica ancora viva e vegeta in quel di San Francisco. Ma i confini musicali del trio si protraggono ben oltre 13190quelli degli Stati Uniti, annettendo al proprio backround abbondanti porzioni di space rock inglese (ovvio il riferimento agli Hawkwind) e di kraut rock tedesco (Can in primis). Pur essendo noi ricorsi al vecchio ed antipatico gioco delle citazioni, la personalità dei Dommengang non appare in definitiva uscirne affatto appiattita. La sensazione, semmai, è che certo rock psichedelico abbia ancora molto da dire.

 

Voto: 7.5/10
Aldo De Sanctis

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