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9 febbraio 2014

Tinariwen

EMMAAR

2014 - Anti
[Uscita: 11/02/2014]

Tinariwen-Emmaar# Consigliato da DISTORSIONI

 

Settimo album per il mercato internazionale per i Tinariwen, la band tuareg più conosciuta, anche se altri nomi provenienti da quelle terre si stanno facendo conoscere per la grande qualità della loro musica, basti pensare ai Tamikrest o a Bombino, autori di due album bellissimi usciti lo scorso anno. Purtroppo l’area subsahariana e il Mali in particolare sono afflitti da una situazione estremamente critica che non può non riflettersi sulla vita e l’attività degli artisti. In particolare sui Tinariwen, molto radicali nella loro lotta per l’indipendenza ed estremamente critici sull’intervento francese in Mali per combattere i fondamentalisti musulmani, («Una pace imposta con la forza è destinata a fallire/e ad accrescere l’odio» cantano in Toumast Tincha); è diventato impossibile lavorare nel Paese, ecco così che per registrare questo “Emmaar” hanno dovuto optare per una location non africana. E quale posto migliore per una band nata nel Sahara, il cui nome significa Deserti in lingua Tamasheq, amanti del rock e del blues, se non quel Joshua Tree californiano che tanta importanza ha nella storia e nell’immaginario della musica rock? Dice il bassista Ag Losche: «Dovevamo registrare in un deserto. Ci piacerebbe vivere in pace nel nord del Mali, ma  è difficile, non c’è amministrazione, banche, cibo, benzina. Joshua Tree è nel nord della California, noi amiamo i deserti, sono posti dove noi stiamo bene per vivere e per creare». Lì hanno attrezzato una grande stanza usata sia come dimora che come studio di registrazione. E come già nel precedente “Tassili” hanno coinvolto musicisti occidentali: i chitarristi Josh Klinghoffer dei RHCP e Matt Sweeney, il poeta Saul Williams e il violinista di Nashville Fats Kaplin.

 

Ma l’identità musicale dei Tinariwen è così forte e così orgogliosamente portata avanti che gli ospiti non possono che adattarsi a un ruolo marginale, anche se i risultati appaiono notevoli, come l’inserimento del violino sudista di Fats Kaplin in Imadiwanin Ahi Tifhamam che si fonde col frenetico e ipnotico ritmo del blues maliano o quello della slide che aumenta il già notevolissimo fascino evocativo, languido e intriso di nostalgia di canzoni come Sendad Eghlagan o l’iniziale e già citata Toumast Tincha, canzone che unisce la rabbia per la situazione politica allo struggentetinariwen-emmaar-2014 dolore per le sorti della propria terra. Perché il destino dei Tinariwen e quello del popolo tuareg sono strettamente legati dal comune destino nomade di profughi senza patria stritolati dalle vicissitudini della storia.

 

Come da loro stessi dichiarato, la registrazione del disco è avvenuta in modo da mantenere l’immediatezza e la forza di un live ed è stato influenzato dai panorami del Sud degli Stati Uniti che hanno attraversato prima di giungere a Joshua Tree. Ma ovviamente le coordinate rimangono sempre quelle dei Tinariwen che conosciamo, una musica che ha il fascino misterioso di suoni che sembrano, per la loro intensità ipnotica, provenire da una primordiale forza ancestrale potentemente evocativa, e un ritmo maestoso e caracollante come l’incedere di una carovana di cammelli fra le dune del deserto. Mettere il cd sul lettore ed essere trasportati intorno a un fuoco mentre le note si diffondono nell’aria tersa sotto il cielo scintillante della miriade di stelle delle notti sahariane sarà un tutt’uno.

Voto: 8/10
Ignazio Gulotta

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