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13 luglio 2016

Autechre

ELSEQ 1-5

2016 - Warp Records -5 EP (250 minuti)
[Uscita: 19/05/2016]

Inghilterra 

 

Autechreelseq15Che il progetto ideato da Rob Brown e Sean Booth abbia tracciato a lettere cubitali la storia della musica elettronica recente, non v’è il minimo dubbio. Autechre è infatti una sigla aurea nell’ambito delle musiche (im)possibili, di spericolata ricerca fonica e di temerario spirito sperimentale. Basti solo rammentare albi quali “Incunabula”, “Amber”, "Tri Repetae". Tuttavia, nei lustri, i suoni del duo britannico hanno perso fluidità, smalto, splendore, sebbene sprazzi di autentica luce compositiva non siano mancati nemmeno in questi ultimi segmenti temporali. A guisa d’esempio, “Exai”, del 2013, manteneva le coordinate di un lavoro di ottima elettronica, invero, seppur anch’esso in via di deumanizzante invenzione stilistica. Alfieri della rappresentazione musical-olografica di sinistre forme di Intelligenze Artificiali in febbricosa e teratomorfa mutazione, gli Autechre recano con questo ultimo spericolato tentativo di camminare sul filo dell’abisso sonico, Elseq 1-5” (per la meritoria Warp Records), cinque EP, per complessivi 250 minuti di musica ai limiti del delirio neuronale, con incursioni nell’inferno sinapsiale più claustrofobico e definitivo. 

 

I cinque pezzi del primo EP narrano di una deframmentazione paurosa del suono ai limiti del singulto elettronico reiterato (Feed 1; C16 Deep Tread; 13x0 Step; Pendulum Hv Moda; Curvcaten). Il secondo EP si apre e chiude con frammenti di crittografie sonore annegate in futuribili e graveolenti liquidi amniotici (Elic6 0nsetChimer 1-5-1, C7B2). Un varco verso una parvenza di suono ascrivibile ai fasti del duo di Rochdale è possibile autechre_0intrasentire a partire soltanto dal terzo EP, laddove la sostanza sintetica delle sensazioni trova rifugio in segmenti più lineari, sebbene striscianti come rivoli carsici nei meandri reticolari dei nervi (Eastre, TBM2, Mesh CinereaL).

Il quarto EP dispensa grafici da elettrocardiogramma sobbalzante, picchi di puntuta elettronica e repentine discese nel maelstrom del suono senza speranza di antropomorfizzazione (Acdwn2, Foldfree Casual, Latentcall, Artov Chain, 7th auSlip). Un ritorno ai primordi in termini di cifra stilistica, pare rilevarsi dall’ascolto del quinto e ultimo EP: sonorità sincopate, simili al battito di un cuore elettronico prossimo a spegnersi, squarci di ambient ancestrale frammisti a rumori di mera e allucinata siderurgia concettuale (Pendulu Casual, Sp Th, Spaces How 5, Freulaeux, Oneum). Fatto salvo l’indiscutibile genio del duo britannico, una prova discografica pleonastica della quale avremmo fatto volentieri a meno. Ad meliora.  

 

Voto: 5/10
Rocco Sapuppo
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