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14 dicembre 2013 ,

War Children

THE ROLLING FUNERALS

2013 - Miacameretta Records
[Uscita: 09/12/2013]

war childrenHanno tentato di spiegarci una serie di sostituzioni e cambi di ruolo, una morfogenesi che riguarda i Bandwidth e che noi, per essere del tutto sinceri, abbiamo fatto una certa fatica a capire nei dettagli. Proviamo a riassumere stringatamente: i Bandwidth si sono sciolti, anzi no, si sono incazzati di brutto (ma perché non lo erano abbastanza viene da chiedersi?), dopo aver capito che la loro macchina infernale, per gli amici VDSS (vedi dettagli nello special su Miacameretta, nda), poteva permettergli una variazione d’onda esponenziale, lancio di componenti e sperimentazione deregolamentata a tutto tondo, hanno deciso di lasciare sfogare i loro deliri di onnipotenza, accompagnati da evidenti turbe schizofreniche che fingeremo di ignorare, per cambiare pure la loro ragione sociale. Ora sono War Children. Zitti tutti. Vogliono raccontarci della guerra e dei suoi meccanismi infernali e raccapriccianti. Per farlo devono entrare nella parte. Concentrazione. Qui si deve diventare cattivi e spietati veramente. Gli strumenti vanno imbracciati come kalashnicov, le atmosfere devono diventare tenebrose e tossiche. Ci si muove sopra un terreno post atomico in cui regna desolazione e distruzione, le macerie restituiscono esalazioni sulfuree, l’aria è pregna di elettricità, offuscata dalle collisioni sferraglianti di rovine crollate, dall’ammasso informe di ciò che rimane dopo la lotta e l’assedio, la razzia e la follia. Into The Cavones apre le danze macabre affilando le corde, rendendole taglienti come rasoi che graffiano su lastre di acciaio.

 

war childrenUna catarsi distorsiva da annientamento ed una serie di voci catacombali che biascicano l’ammonimento, la dannazione, la maledizione. The Seer, The Son e The Prophet battono impietosi i tempi dell’apocalisse mettendo in piedi dodici brani violenti e ringhiosi che ci riportano dentro le voragini claustrofobiche e snervanti delle più sanguinarie invettive degli Swans. Gray Swan sembra esserne il più fulgido scettro. L’enfasi epilettica di Message in a Battle e Sodoma ci riporta alle origini sporche e alle attitudini punk del trio. La ritmica che vuole essere ossessiva è in realtà giocosa e godibile e dietro le righe si può cogliere lo humor parodistico e dissacrante che si vuole ribellare a prescindere a tutto ciò che è squadrato o messo in riga da regole precostituite. In tutto il disco trapela inquietudine e voglia di mettersi in gioco che a tratti supera l’intento concettuale che si è voluti cercare. Non c’è nichilismo, non c’è smarrimento. Parrebbe quasi un’opportunità da elaborare o esorcizzare con danze macabre questa vacuità straniante di un paesaggio metropolitano raso al suolo. Popolato da zombi un po’ freak che erigono barriere di suono anti alienazione. Non si fanno venire il malessere esistenziale questi tre, sono troppo impegnati a sperimentare e giocare con i suoni, con le scintille illuminanti delle scorie industriali. Si trovano fra le mani un tesoro e giocano con la rielaborazione, con la riesumazione, con il macabro comico, tutto è occasione imperdibile per fare rumore, per allestire lo scenografico party del commiato. Gli Ultimi Giorni celebra i sabba chitarristici dei Sonic Youth, i deliri sincopati dei Chrome, il funambolismo post moderno di Foetus. Ci entrano dentro 20 o 30 anni di musica ‘storta’ per pigmentarsi di fluorescenze eclettiche e sgargianti che la rinnovano sdrammatizzando. Risultato finale: cambiando l’ordine dei fattori la somma è sempre la stessa. Chi fa musica con passione, ingegno e fantasia la fa bene e noi siamo contenti di avervelo detto con largo anticipo.

 

Voto: 6.5/10
Romina Baldoni

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