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5 maggio 2016 , ,

Lay Llamas

S/T

2016 - Backwards Records
[Uscita: 29/04/2016]

#consigliatodadistorsioni     

 

the lay llamas BW22_front-coverNicola Giunta e Gioele Valenti, forti della scoperta ad opera di una label di massima autorevolezza in campo psichedelico, la Rocket Recordings, che prima di produrli con il valido “Ostro” (2014) li aveva accolti nella compilation celebrativa dei tre lustri di attività, “Crystallized” (2013), insieme a nomi del calibro di Goat, Gnod, Theet of Sea, ripropongono in versione vinilica il loro EP di esordio su cassetta. La Backwards, che già per la compilation “Nostra Signora delle Tenebre”, li aveva annoverati tra gli interpreti delle più note colonne sonore dedicate ai film dell’orrore, produce due versioni viniliche in edizione limitata, 100 copie colorate di verde e 400 nero standard.

La traccia in assoluto più visionaria e originale è African Spacecraft (2092 AD: lift-off journey and landing) esplorazione cosmica di rarefatta e ovattata bellezza, un viaggio acido che ripercorre le lezioni del kraut con i sibili galattici e le progressioni sperimentali di Tangerine Dream e Ash Ra Tempel, le evocazioni lisergiche e i riverberi tanto cari ai mitici 13Th Floor Elevators, insieme a tutta una serie di rimandi di tipo etno esotico. 

 

Lay Llamas tessono un groove originale che sa di vintage e spiritualità, che suona oscuro e incredibilmente ritmico e che riporta sicuramente ai sentori più bizzarri e ineffabili di certa creatività soundtrack della library italiana anni ’70. Space Jungle Mantra è un ambient sound da foresta pluviale e sciamanesimo. Una jam caotica, cupa e paradisiaca. The Voice of The Big Snake (Wait and Learn) è un voodoo blues pieno di riverberi che ancora una volta risentono dell’acid rock californiano deformato da inflessioni di spiritualità orientale. Rite of passage è una propulsione electro noise cacofonica, densa e abrasiva LayLlamas_colour-5-432x650che segue traiettorie del tutto improvvisate e irregolari. Si riaffonda di nuovo nell’ambientazione naif di scenografie selvatiche che suggeriscono l’idea di una natura rigogliosa e incontaminata, fino al sopravvento di sonorità spaziali e aliene che si intersecano con le atmosfere naturali.

 

Prevale un senso di soprannaturale inquietante nella criptica Journey to Sekelesa’s Kosmic Mountain, la traccia inedita non presente nella tape originaria. E si ritorna a certi particolari connubi esotici e spaziali cari agli hippie dei corrieri cosmici anni ’70. Allo stesso tempo però si respira una sorta di gravosità allucinata, squarci di tensione esistenziale che proiettano in allestimenti macabri, surreali, artaudiani. Si gioca con la suspence e con certi immaginari crepuscolari, onirici, torbidi e voyeuristici, calcando la mano su un senso di sospensione e su un fatalismo latente che è decisamente figlio della nostra scuola cinematografica giallo horror degli anni ’70. Lucio Fulci, Dario Argento, Fernando Di Leo, Sergio Martino e i maestri delle rifiniture sonore e dei sottofondi, da Riz Ortolani a Ennio Morricone, da Fabio Frizzi a Luciano Michelini e Amedeo Tommasi.

Voto: 7/10
Romina Baldoni

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