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30 marzo 2018 ,

The Sick Rose

SOMEPLACE BETTER

2018 - Area Pirata Records
[Uscita: 23/02/2018]

#consigliatodadistorsioni 

    

someplace_sickroseFormatisi nel 1983, la ricorrenza meritava che la storia dei Sick Rose si arricchisse di un nuovo capitolo. Questi trentacinque anni hanno visto la compagine torinese mutare pelle, passando dal sixties garage degli esordi al power pop, con una gradualità invidiabile e mantenendo il rispetto del proprio pubblico grazie a una qualità costante difficilmente riscontrabile nell’ambito, anche a livello internazionale. Prima un paio di uscite che hanno visto la produzione di Dom Mariani (The Stems, Someloves, DM3), uno che nel genere è un’autorità riconosciuta anche al di fuori dei confini australiani entro i quali è nato e cresciuto; ora dietro il banco di regia c’è un altro esperto, questa volta americano e con un curriculum invidiabile: Ken Stringfellow, apprezzato solista, già leader dei Posies, nonché membro dei Minus 5 e dell’ultima formazione dei Big Star, oltre ad essersi distinto per aver accompagnato le tournée dei R.E.M. in qualità di secondo chitarrista e tastierista. Uno che di suoni di un certo tipo se ne intende e  si sente: questo nuovo “Someplace Better è una sorta di summa della carriera dei Nostri, un concentrato di tutte le influenze che dall’indispensabile “Faces” (1986), li aveva visti approdare a “No Need For Speed” (2011), loro sesto album (se non comprendiamo un live limitatissimo), ai quali vanno aggiunti vari EP, tutta roba della quale non si butta via neanche una nota.

 

rose A-638214-1423585421-8463.jpegSi estrae il disco dalla splendida copertina (alla realizzazione della quale ha contribuito il chitarrista Giorgio Cappellaro) e appena la puntina cala sui solchi di How To Be Your Friend, il brano che inaugura la selezione, si è proiettati nel mondo della Rosa Malata: il riff cattura subito, la voce è potente, chiara. Introduzione perfetta: i ragazzi sono in palla, la strepitosa Anyway è subito lì a certificarlo, suoni e cori sono splendidi. La sequenza dei brani è micidiale, come sempre alla voce Luca Re, alla chitarra Diego Mese (unici membri originali) e sodali: Valter Bruno al basso, il già citato Cappellaro, Alberto Fratucelli alla batteria e harmony vocals, ai quali si aggiungono i contributi di Stringfellow, che apprezziamo soprattutto per gli interventi alle tastiere. Per la prima volta, inoltre, compare anche un brano strumentale (la title track), posto in chiusura. Tra atmosfere più vicine agli esordi (Fortune And Fame, Nobody) e brani più aderenti al nuovo corso (tutte le altre, nessuna esclusa), ci si chiede, come già in passato, cosa manchi a queste canzoni per essere in heavy rotation radiofonica, data la potenzialità che orecchie normalmente attente potranno riscontrare: ponete fine all’ingiustizia, fate vostra questa raffica di perle power pop e ricordate di offrirci una birra per il consiglio al loro prossimo concerto. 

 

Voto: 8/10
Massimo Perolini

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