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6 gennaio 2015 ,

ManzOni

…SI ASPETTA L’INVERNO…

2014 - Autoproduzione
[Uscita: 18/12/2014]

 # Consigliato da Distorsioni

 

MANZONI COVERManzOni sono i tra i gruppi più autentici e coraggiosi dell’intera scena rock italiana contemporanea. Già il precedente album, 2012, “Cucina Povera”, era da annoverare tra  le opere più significative dell’ultimo squarcio temporale, col suo rock, latamente inteso, ebbro di venature sanguigne, di rimandi ad atmosfere luciferine e pregne di esalazioni sulfuree. Con “…Si Aspetta L’Inverno…”, la coerenza contenutistica e ideologica (sostanziantesi, non da ultimo, nel coraggioso cimento dell’autoproduzione), nel senso più alto, s’invera ancor più, innervandosi su un tessuto sonoro screziato di segmenti distorsivi di grande livello, e su testi di rilevantissima vena poetica tuffati nel vetriolo della rivolta “camusiana” verso una società sempre più disumanizzata e devastante rispetto ai valori esistenziali più autentici ed essenziali. Il tratto contraddistintivo della valorosa band veneta rileva sommamente anche in quest’oscura e penetrante opera di rock delle radici.

 

Il cantato graffiante di Gigi Tenca, sontuosamente affiancato da musicisti di gran valore (Carlo Trevisan, chitarra elettrica, batteria; Fiorenzo Fuolega, chitarre, batteria; Emilio Veronese, chitarre, mandolino, loop vocali), si incide direttamente sulla carne viva, con testi di assoluta pregnanza lirica, frammenti sanguinosi estrapolati dalla realtà attuale, metafora della decadenza  e della descensio ad Inferos dell’Italia attuale, sempre più preda di volgari spasmi consumistici e conformistici, di una sottocultura del dispregio dellamanzOni bellezza e dei valori non transeunti dell’arte, di ogni elementare regola della convivenza civile e del concetto nobile di bene comune. I brani, trafitti come da lame di senso arroventato, in cui la voce di Tenca assurge a livelli di declamazione sanguinosa e dolente, sono intarsiati dal suono distorto e ustorio delle chitarre, tramutandosi in straziate cavalcate sonore nei territori del blues randagio più acido e dissacrante. Segmenti di obliqua musica d’autore si dispiegano lungo il nastro vermiglio dell’album, con autentiche perle, tra le altre, quali 12/11/1994, Manca Il Ritorno, Il Suono Di Un Bacio, La Festa, e la splendida e conclusiva (Inverno). Un album di rara profondità e autenticità, remotissimo, distante sideralmente, dalle mode funeste del momento, dai modelli di orrida nequizia conformistica di più pretta ascendenza ‘italiota’, e colmo, come un calice di suoni, di coerenza artistica assoluta e di musica vera. 

Voto: 7/10
Rocco Sapuppo

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